Da qualche mese la guardia svizzera non staziona più lungo le scale del palazzo, il condomino vestito di bianco ha traslocato. «È stato un vicino di casa discreto, semplice, cordiale»: suor Nathalie Becquart, sottosegretaria presso la Segreteria del Sinodo, abita nell’edificio di piazza Sant’Ufficio, in prevalenza occupato dagli uffici dal Dicastero per la dottrina della fede.

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In uno dei circa venti appartamenti destinati ad accogliere chi lavora in Vaticano, ha abitato Leone XIV, prima come Prefetto dei vescovi poi da Papa, fino a quando non è stata approntata l’abitazione nel Palazzo apostolico. Una foto lo ritrae, un anno fa, subito dopo l’elezione di rientro a casa, circondato dai vicini in festa.

Al di là dei saluti e delle chiacchiere scambiate per le scale, Becquart ha avuto modo di conoscere Robert Prevost a causa del suo lavoro al Sinodo.

Dopo un anno, quali le sembrano le chiavi di lettura per raccontare questo pontificato?

«La prima chiave di lettura è l’essere coerente con le sue affermazioni. Quando è stato eletto, dalla Loggia ha detto "la pace sia con voi", e a un anno di distanza vediamo che questa è la sua linea. La missione prioritaria della Chiesa in questo mondo, oggi, è servire, costruire e proclamare la pace. Dire che è possibile. E per la pace abbiamo bisogno di unità, riconciliazione, comunione. E di sinodalità, che non è l'uniformità, ma la convinzione che la pace è un dono del Cristo risorto, ed è l’unica strada possibile. È un messaggio emerso con chiarezza dal viaggio in Africa. Inoltre chi incontra Leone sente che ha una profonda pace interiore, che è il frutto della sua spiritualità. È questa la seconda chiave di lettura: è un religioso agostiniano, un uomo di preghiera e si sente. E poi è stato missionario e questo lo ha plasmato. Andare a vivere la missione in un altro paese, un'altra cultura, un'altra lingua, con persone molto diverse, gli ha fatto fare un cammino anche interiore molto forte. È un’esperienza trasformativa, un cammino spirituale, umano e anche ecclesiale. Anche quando è diventato Papa ha detto “devo imparare”. Ed è entrato immediatamente nel suo ruolo, con semplicità, ma anche lasciandosi trasformare. È un uomo che ha trascorso tutta la sua vita passando attraverso tante responsabilità diverse. È stato vescovo, provinciale e superiore generale. A Roma per 12 anni e poi dopo, come prefetto dei vescovi. Ha un’anima missionaria che lo porta ad andare fuori, all'incontro con le persone, le Chiese locali».

Qual è il suo stile di governo?

«È un Papa sinodale, questo è lo stile della sua leadership, è un uomo di ascolto, di consultazione. È affascinato dalla visione ecclesiologica del Concilio Vaticano II, che ha messo al centro delle catechesi del mercoledì. Sinodalità e Vaticano II».

Lei è stata in Algeria, per il suo ministero. Cosa l’ha colpita del viaggio di Leone in Africa?

«Sì, conosco un po’ la Chiesa in Algeria, è una piccola comunità in un mondo musulmano, ma è una Chiesa che cammina con gli altri. Anche alla Messa di papa Leone c’erano tanti musulmani. Il Papa è stato toccato, e lo ha espresso: la sua visione non è di una Chiesa di potere, ma una Chiesa di fraternità, umile, che proclama il Vangelo, una Chiesa in dialogo».

Com'è il rapporto con gli episcopati di tutto il mondo?

«Quando è diventato Papa aveva già visitato più o meno 50 paesi, come superiore generale e come Prefetto. Al Giubileo delle Equipe Sinodali ha parlato con i delegati di ogni continente e le sue risposte hanno fatto vedere che ha una conoscenza vera della diversità dei contesti, delle culture, delle problematiche dell'Africa, dell'Asia, che non sono le stesse dell'Europa. Era vescovo e ha un'anima di vescovo, di pastore del suo popolo. I vescovi hanno percepito che ha una capacità profonda di ascolto».

Quali sono le differenze con Francesco?

«La visione è quasi la stessa, perché è la visione del Concilio, che si sviluppa poco a poco. La differenza più grande è la sua personalità e il suo percorso. Papa Francesco è venuto dall'Argentina, uomo estroverso, di relazione, non aveva tutta l'esperienza della diversità del mondo prima di arrivare. Al contrario di papa Leone, che è più introverso, è canonista, ha anche una forma mentis un poco diversa, e ha bisogno di un tempo per sé, ogni settimana va a Castelgandolfo dal lunedì sera a martedì sera. Non è una discontinuità, ma ogni Papa ha una sua personalità. È lo stesso Spirito che continua a lavorare tra i papi, c’è continuità con evoluzione».

E com'è il rapporto con la Curia?

«Leone aveva esperienza della Curia, al contrario di Francesco. A Natale Leone ha detto che la Curia non è solamente un posto di lavoro, è anche la possibilità di vivere come in famiglia. D’altra parte la spiritualità agostiniana mette l'accento sulla dimensione della comunità. La Curia per Leone non è solamente un'istituzione amministrativa, ma è una comunità cristiana dove dobbiamo essere anche fratelli e sorelle in Cristo».

Quali sono i temi che stanno più a cuore a questo Papa?

«La formazione in generale e quella spirituale, per la missione. E poi il tema dell'ecologia, come ha detto in occasione dell’anniversario dei 10 anni di Laudato Si'. È la dimensione dell'ecologia integrale, che è anche l'ascolto del grido dei poveri, del grido della terra».

E il tema delle donne?

«Nei gruppi di studio al Sinodo lui non ha avuto problemi a interagire e a lavorare con le donne. Vorrei sottolineare che è il primo Papa che ha studiato la teologia, quando era giovane agostiniano, alla Catholic Theological Union a Chicago, che all'epoca aveva già delle suore come docenti di teologia. È il primo Papa che ha anche ricevuto una formazione dopo il Concilio, quando le donne hanno cominciato a insegnare. Anche il tema dell'educazione dei giovani è molto importante per lui, e la cultura digitale, l'intelligenza artificiale. E poi la dottrina sociale della Chiesa, come dimostra il nome che si è scelto, collegato a Leone XIII autore della "Rerum Novarum"».

È un uomo mite ma sul tema della pace, in questo momento, è diventato un leader mondiale…

«È una figura che corrisponde al desiderio di tante, tante persone nel mondo, la gente ha il desiderio della pace. La Chiesa e il mondo hanno bisogno di questo tipo di Papa, prudente ma che annuncia il Vangelo della pace con coraggio e libertà».