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«Pregare in suffragio dei defunti significa celebrare la vita!». Papa Leone XIV, nell’omelia della Messa in ricordo dei cardinali e dei vescovi morti nell’ultimo anno, ritorna alle radici della fede e alla prospettiva della resurrezione. Parte dalle parole del Vangelo di Giovanni - «Se uno mi vuole servire, mi segua, e dove sono io, là sarà anche il mio servitore» - per spiegare che seguire Cristo significa camminare sulla «via della gloria attraverso la croce», senza che le prove vengano risparmiate. Ma lungo quel cammino sostiene una certezza: «Una comunione sulla quale la morte non ha potere». Chi serve il Signore, infatti, «sarà sempre là dov’è Lui, proprio perché ne ha seguito la strada». E, come dice san Paolo: «Se moriamo con lui, con lui anche vivremo».
La memoria dei pastori scomparsi, oltre 110 in tutto il mondo, con la perdita, tra gli altri, dei cardinali Camillo Ruini e Paolo Romeo, si innesta pienamente in questa fede. Leone XIV richiama un episodio della tradizione ricordando che Santa Monica, poco prima di morire, chiede ai figli una sola cosa. «Di una sola cosa vi prego: ricordatevi di me, dovunque siate, innanzi all’altare del Signore». Il mistero della morte, dunque, è legato alla preghiera per i defunti, «uno dei doveri fondamentali» che la Chiesa pratica fin dal suo inizio.
Il Pontefice spiega anche il gesto di Giuda Maccabeo, che, dopo la caduta in battaglia di alcuni compagni colpevoli di idolatria, li affida alla misericordia di Dio e fa offrire un sacrificio espiatorio. Un atto compiuto «nella ferma fiducia che i morti sarebbero risuscitati». Senza la risurrezione, osserva il Papa, sarebbe vano pregare per i morti. E richiama di nuovo San Paolo: «Se non esiste risurrezione dai morti, neanche Cristo è risuscitato! Ma se Cristo non è risuscitato, allora è vana la nostra predicazione ed è vana anche la vostra fede».
Da qui la conclusione: «Pregare in suffragio dei defunti significa celebrare la vita!». Anzitutto la vita risorta di Cristo, e per grazia la nostra. Il sacrificio eucaristico è il memoriale della Pasqua che ci ha salvati. Il ricordo dei defunti non può ridursi a mera nostalgia: nella fede si medita sul mistero della morte senza paura, perché il Signore «è vivo, ci attende e ha già preparato un posto per noi nella casa del Padre suo». Per questo la comunione dei santi non è una formula astratta. Quando la Chiesa prega per i defunti, lo fa «non soltanto per loro, ma anche con loro», in una reciprocità vivificata dallo Spirito. In Cristo la morte non scioglie i legami: li trasfigura. E l’Eucaristia diventa il luogo in cui custodire quella comunione, perché quando verrà la nostra ora possiamo anche noi ricevere il suffragio dei fratelli pellegrini e godere con tutti i santi la gioia della patria celeste.





