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Il Papa saluta i fedeli durante la sua visita alla parrochia Santa Maria Regina Pacis a Ostia Lido
«Chiunque odia il proprio fratello è omicida» (1Gv 3,15). Parte dalle parole di Gesù nel Vangelo odierno papa Leone XIV per consegnare ai fedeli della parrocchia Santa Maria Regina Pacis di Ostia Lido parole che non lasciano indifferenti. Parole che affondano nella concretezza della vita di un territorio segnato da ferite, ma anche da una tenace volontà di riscatto. Le parole di Gesù, scandisce il Papa all’inizio della sua omelia in quella che è la prima visita del suo pontificato a una parrocchia della diocesi di Roma, sono «via di pienezza dell’uomo, una fedeltà a Dio fondata sul rispetto e sulla cura dell’altro nella sua sacralità inviolabile, da coltivare, prima ancora che nei gesti e nelle parole, nel cuore. È lì, infatti, che nascono i sentimenti più nobili, ma anche le profanazioni più dolorose: le chiusure, le invidie, le gelosie, per cui chi pensa male del proprio fratello, nutrendo sentimenti cattivi nei suoi confronti, è come se nel proprio intimo lo stesse già uccidendo».
L’abbraccio alla comunità
La visita è iniziata intorno alle 16. Al suo arrivo, nel campo dietro la chiesa, il Pontefice ha incontrato i bambini del catechismo e i giovani della parrocchia: un momento semplice e festoso, fatto di canti, saluti e domande spontanee. Poco dopo, nella palestra dell’oratorio, si è fermato con gli anziani, gli ammalati, i poveri e i volontari della Caritas, ascoltando storie e parole di gratitudine. Un gesto che ha mostrato fin da subito il cuore della visita: una Chiesa che si fa prossima, che guarda ai più fragili e li mette al centro. «Sapete che in questi giorni ci sono le Olimpiadi a Milano Cortina e allora anche noi vogliamo dare questo messaggio, vogliamo come nello sport lavorare tutti insieme in équipe, essere una squadra», ha detto il Pontefice salutando anziani malati e giovani, in particolare i ragazzi della squadra di basket, nella palestra della chiesa, che lo hanno accolto con grande entusiasmo: «Grazie sono stato accolto da una parola bellissima, benvenuto! Quanto è bello dire benvenuto! Cattolici, non cattolici che sia il saluto delle nostre parrocchie, tutti siano benvenuti». Prima di lasciare la palestra, Leone ha salutato quante più persone possibili una ad una, stringendo mano, concedendosi per foto e infine firmando un pallone e una maglietta da basket. Poco prima della 17 Leone XIV ha presieduto la celebrazione eucaristica nella chiesa parrocchiale, gremita di fedeli. Molti altri hanno seguito la Messa dal maxischermo montato all’esterno per l’occasione.


Un’omelia che interpella
Nell’omelia il Papa ha indicato con chiarezza la radice della violenza: «il cuore che diventa freddo, duro e povero di misericordia». Un richiamo che risuona con forza in un contesto dove – ha detto – «la violenza esiste e ferisce, prendendo piede talvolta tra i giovani e gli adolescenti, magari alimentata dall’uso di sostanze; oppure ad opera di organizzazioni malavitose, che sfruttano le persone coinvolgendole nei loro crimini e che perseguono interessi iniqui con metodi illegali e immorali. Di fronte a tali fenomeni invito tutti voi, come Comunità parrocchiale, uniti alle altre realtà virtuose che operano in questi quartieri, a continuare a spendervi con generosità e coraggio per spargere nelle vostre strade e nelle vostre case il buon seme del Vangelo. Non rassegnatevi alla cultura del sopruso e dell’ingiustizia», ha proseguito il Papa, «al contrario, diffondete rispetto e armonia, cominciando col disarmare i linguaggi e poi investendo energie e risorse nell’educazione, specialmente dei ragazzi e della gioventù. Sì, che in parrocchia possano imparare l’onestà, l’accoglienza, l’amore che supera i confini; imparare ad aiutare non solo quelli che ricambiano e salutare non solo quelli che salutano, ma ad andare verso tutti in modo gratuito e libero; imparare la coerenza tra la fede e la vita, come ci insegna Gesù, quando dice: “Se presenti la tua offerta all’altare e lì ti ricordi che tuo fratello ha qualche cosa contro di te, lascia lì il tuo dono davanti all’altare, va’ prima a riconciliarti con il tuo fratello e poi torna a offrire il tuo dono”». Il Pontefice ha ricordato le origini stesse della parrocchia: «Papa Benedetto XV, centodieci anni fa, volle questa Parrocchia intitolata a Santa Maria Regina Pacis. Lo fece nel pieno del primo conflitto mondiale, pensando anche alla vostra comunità come a un raggio di luce nel cielo plumbeo della guerra».
Un’immagine che interpella anche l’oggi: «A distanza di tempo, purtroppo, molte nubi oscurano ancora il mondo, con il diffondersi di logiche contrarie al Vangelo, che esaltano la supremazia del più forte, incoraggiano la prepotenza e alimentano la seduzione della vittoria ad ogni costo, sorde al grido di chi soffre e di chi è indifeso».
Di fronte a questa deriva, l’indicazione è chiara: «Opponiamo la forza disarmante della mitezza». Continuare a chiedere la pace, accoglierla e coltivarla «con tenacia e umiltà». Citando Sant’Agostino, il Papa ha ricordato che «non è difficile possedere la pace […] se la vogliamo avere, essa è lì, a nostra portata di mano», perché «la nostra pace è Cristo», che si conquista lasciandosi trasformare da Lui e aprendogli il cuore».


Il “cupolone” sul Tirreno
La scelta del titolo di Regina Pacis non è casuale. La chiesa, che tra due anni celebrerà il centenario, svetta dalla duna più alta di Ostia Levante, nella 26ª Prefettura della Diocesi di Roma. I flutti del Tirreno riflettono la sua cupola di 42 metri, progettata dall’architetto Giulio Magni nei primi anni del Novecento: per gli ostiensi è semplicemente “il cupolone”. Quasi tutti gli ultimi Pontefici vi hanno fatto tappa: da Giovanni XXIII nel 1963 a Paolo VI nel 1968, da Giovanni Paolo II nel 1980 fino a Francesco nel 2015.
Gli ultimi incontri
Al termine della celebrazione eucaristica, Leone XIV ha incontrato il Consiglio pastorale in una sala della parrocchia, in un momento di dialogo e incoraggiamento per le attività future. Prima di fare ritorno in Vaticano, si è fermato ancora qualche minuto fuori dalla chiesa per salutare i fedeli rimasti all’esterno, che avevano seguito la Messa dal maxischermo.








