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Chiede «una parola che scuota le coscienze», quelle «delle Istituzioni, dei cittadini e anche della nostra Chiesa, perché sia più coraggiosa nella denuncia del male e più determinata nell’inserire nell’inserire l’educazione del creato nella predicazione e nei cammini di fede delle comunità parrocchiali». Monsignor Antonio Di Donna, vescovo di Acerra, accoglie il Papa in cattedrale con un sonoro «Welcome». Tra le mura di Santa Maria Assunta ci sono i presuli del territorio insieme con il clero, i religiosi e le religiose, le famiglie di quanti hanno avuto vittime per il danno ambientale. Di Donna spiega il dramma di questa terra che, a partire dagli anni Ottanta, è stata sfregiata da industriali senza scrupoli e da una malavita organizzata che ha cercato il profitto a scapito della salute e della vita dei concittadini. Non fa sconti, il vescovo. Denuncia le industrie del Nord che qui hanno sversato i propri rifiuti tossici e le piccole imprese locali che lavorano in nero e smaltiscono i rifiuti in discariche abusive che poi incendiano.
Elenca, tra le lacrime dei presenti, i nomi delle ultime vittime e il coraggio di quanti hanno da sempre lottato per scoperchiare il malaffare. E non fa sconti neppure papa Leone che esordisce ricordando il grande dono «che l’Enciclica Laudato si’ ha rappresentato per la missione della Chiesa in questa terra» e il sogno di papa Francesco di venire qui. Parla subito del «grido della creazione e dei poveri» che «tra voi è stato avvertito più drammaticamente, a causa di un concentrato mortale di oscuri interessi e indifferenza al bene comune, che ha avvelenato l’ambiente naturale e sociale. È un grido che chiede conversione!».


Alcuni fedeli fuori dalla cattedrale di Acerra per la visita di papa Leone XIV
(ANSA)Un incontro carico di emozione. «Sono venuto anzitutto a raccogliere le lacrime di chi ha perso persone care, uccise dall’inquinamento ambientale procurato da persone e organizzazioni senza scrupoli, che per troppo tempo hanno potuto agire impunemente», dice Leone guardando i volti delle madri che hanno perso i figli e di quelle che ancora lottano con la malattia dei loro ragazzi. E però ringrazia, il Pontefice, anche per una Chiesa che ha saputo rispondere al male con il bene, che ha radunato il popolo nella speranza osando «la denuncia e la profezia». Usa le parole del profeta Ezechiele per richiamare alla vita in una terra dove la morte è stata seminata in abbondanza.
«Negli ultimi 30 anni, solo ad Acerra sono morti circa 150 tra ragazzi e giovani, senza contare gli adulti e i morti delle altre zone del territorio», aveva ricordato il vescovo. Davanti a queste morti e a questo dolore la Chiesa ha radunato il popolo, ha spinto per la nascita di comitati, ha portato le istanze del territorio fino a Bruxelles. Leone parla della visione del profeta portato, da Dio, in una pianura piena di ossa. Anche questa terra, un tempo chiamata «Campania felix», per la fertilità del luogo, si è riempita di morte. «Possiamo immedesimarci nello sconcerto del profeta davanti a quella distesa di ossa inaridite», dice il Pontefice. E sottolinea che, di fronte a questa realtà, ci possono essere due atteggiamenti: quello dell’indifferenza e quello della responsabilità. «Voi avete scelto la responsabilità e, con l’aiuto di Dio, avete iniziato un cammino di impegno e di ricerca della giustizia». Ricorda la domanda del Signore a Ezechiele: «Mi disse: “Figlio dell’uomo, potranno queste ossa rivivere?”. Io risposi: “Signore Dio, tu lo sai”» e spiega che quelle domande sono rivolte a tutti. Sono «domande nuove che allargano il nostro orizzonte». E non un orizzonte lontano. Anzi, «le Chiese hanno la missione di fare risuonare qui e oggi la Parola di Dio. Questa Parola ci domanda se crediamo nelle sue stesse possibilità: è Parola di vita. Se oggi ci incontriamo, è per rispondere a questa Parola. E rispondiamo così: Signore, la morte sembra essere dappertutto, l’ingiustizia sembra avere vinto, la criminalità, la corruzione, l’indifferenza uccidono ancora, il bene sembra restare inaridito. Però, se tu ci interroghi, “Potranno queste ossa rivivere?”, noi crediamo e diciamo: “Signore Dio, tu lo sai!”».
E allora, insiste il Papa, possiamo dire a Dio «Tu sai che possiamo rialzarci, perché tu stesso ci prendi per mano. Tu sai che il nostro deserto può fiorire. Tu sai cambiare il lutto in gioia».
E riprendendo la Laudato si’ nella quale papa Francesco, «pur denunciando un paradigma di morte, ha chiaramente annunciato il silenzioso irrompere della vita nuova», chiede, come faceva l’enciclica, di essere testimoni di una «“ostinata resistenza” che diventa rinascita, là dove il Vangelo illumina e trasforma la vita». Continua con il comando dato a Ezechiele, di profetizzare sulle ossa per farle rivivere. Sull’obbedienza del profeta e sulle ossa che si accostano le une alle altre, ma ancora senza vita. «Capiamo, quindi, che il miracolo non avviene in una volta sola. Il profeta è certamente stupito di quanto vede e sente, ma ancora non basta, ancora manca qualcosa. Vale anche per noi: occorre fidarsi ancora, ascoltare ancora, credere ancora. Le scelte che avete fatto, il cammino ecclesiale che avete percorso, le piccole e grandi ripartenze con cui avete affrontato il dolore non sono ancora tutto. Se ci si ferma, si torna indietro». Bisogna continuare a impegnarsi, ad affidarsi al Signore, a pregare perché in quelle ossa entri la vita, perché si alzino in piedi, perché diventino un «esercito grande, sterminato».
Il Papa augura anche agli acerrani «di vedere un “esercito” di pace che si alza in piedi e guarisce le ferite di questa terra e delle sue comunità. Non più fuoco che distrugge, ma fuoco che ravviva e riscalda, il fuoco dello Spirito che accende i cuori e le menti di migliaia e migliaia di uomini e donne, di bambini e di anziani e ispira cura, consolazione, attenzione, amore vero». In particolare alle famiglie colpite dalla morte augura di riuscire a generare «vita nuova trasmettendo a figli e figlie, a nipoti e vicini quel senso di responsabilità che troppe volte sin qui è mancato. Lasciate morire il risentimento, praticate per primi la giustizia che chiedete, testimoniate la vita, educate alla cura». Ai sacerdoti, alle religiose e ai religiosi chiede servizio: «Manifestate quotidianamente l’autorità del servizio, che si abbassa e avvicina, che fa il primo passo e perdona. Va infatti scardinata una cultura del privilegio, della prepotenza, del non rendere conto, che troppo male ha fatto a questa terra, come a molte altre regioni dell’Italia e del mondo».


Nella Cattedrale di Acerra, durante la Messa del Papa, oltre a vescovi e religiosi, erano presenti le famiglie delle vittime dell’inquinamento della cosiddetta “Terra dei Fuochi”, l’area fortemente inquinata della regione
(ANSA)Per cambiare occorre, però, partire dal cuore. «Il cambiamento del mondo, infatti, inizia sempre dal cuore», sottolinea. E conclude: «Ezechiele stesso, prima di questa profezia di morte e risurrezione, annunciò il rinnovamento di cui Dio solo è capace: “Così dice il Signore Dio: Vi darò un cuore nuovo, metterò dentro di voi uno spirito nuovo, toglierò da voi il cuore di pietra e vi darò un cuore di carne. Porrò il mio spirito dentro di voi e vi farò vivere secondo le mie leggi e vi farò osservare e mettere in pratica le mie norme. Abiterete nella terra che io diedi ai vostri padri; voi sarete il mio popolo e io sarò il vostro Dio”».







