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Giorgio ha 95 anni ed è di Rapallo, lui il primo bacio a sua moglie, 67 anni fa lo ricorda come fosse oggi, “timido, quasi una prova, ma fu un impegno per sempre”.
Maria, 80 anni, di Milano, racconta, invece, di un viaggio in Australia, tra canguri e koala visti da vicino per la prima volta e lunghi tragitti in auto tra una città e l'altra. Ricorda l'Opera House di Sydney vista dal vivo, e soprattutto l'accoglienza degli australiani incontrati lungo il percorso, sorpresa scoprire quanto amassero l'Italia e gli italiani.


Dai racconti emergono alcuni temi ricorrenti: l'amore e il matrimonio, il pianto di gioia dopo la nascita di un figlio (Angela, 84 anni), la soddisfazione per il lavoro fatto bene — una segretaria stimata dal presidente della banca dove lavorava (Antonia, 82 anni), un chirurgo che ricorda la gioia dopo un'operazione riuscita (Isacco, 87 anni). E poi i momenti di pace: le camminate solitarie nei boschi in cerca di funghi (Giovanni, 84 anni), il gelato di una giovane coppia di sposi sul lago di Lecco nel 1957 (Beniamino, 91 anni), una gita a Rimini in Vespa bianca sotto una luna rossa, appena sposati (Luigina, 80 anni), i giri a Bergamo Alta con gli amici — permessi solo a chi era andato bene a scuola (Alessandrina, 89 anni) — e una sera lontana in cui un ragazzo invita a ballare una ragazza, e balla con lei tutta la sera (Clara, 86 anni).


Durante l'estate 2026 la rete delle RSA Anni Azzurri ha realizzato un progetto di raccolta e condivisione dei ricordi degli ospiti, L'Albero dei Ricordi — la memoria condivisa non si perde, con l'obiettivo di restituire valore e visibilità al vissuto di ciascuno e di conservarne la memoria.
Il progetto ha coinvolto le 60 RSA Anni Azzurri distribuite in tutta Italia, per oltre 500 testimonianze raccolte, con narratori tra gli 80 e i 95 anni. Il lavoro è stato reso possibile dalla collaborazione quotidiana tra ospiti e operatori che, nell'arco dei mesi estivi, hanno dedicato tempo e ascolto alla raccolta di episodi, aneddoti ed esperienze personali, spesso mai condivisi prima. Ogni ricordo è stato trascritto e trasformato in una foglia di carta viola, fino a comporre, struttura per struttura, un albero simbolico che rappresenta la memoria collettiva della rete.
A raccogliere questi racconti, giorno per giorno, sono gli educatori delle strutture. Salvatore Lo Medico, coordinatore degli educatori Anni Azzurri, racconta: «Ogni foglia dell'albero nasce da un ascolto vero, senza fretta: spesso è la prima volta che quel ricordo viene raccontato a qualcuno. Il nostro compito non è soltanto raccogliere aneddoti, ma soprattutto dare a chi li racconta il tempo e l'attenzione perché quel ricordo torni a contare per lui, prima ancora che per noi».


A commentare il valore clinico dell'iniziativa è lo psichiatra Adolfo Bandettini di Poggio, direttore medico dell'area Psichiatria del Gruppo KOS: «La memoria non è soltanto un archivio del passato, ma uno strumento attraverso cui la persona anziana ricostruisce il senso della propria identità nel presente. Raccontare la propria storia, ed essere ascoltati con attenzione, restituisce a chi narra la percezione di avere un ruolo attivo nella quotidianità: far sentire la propria voce. La condivisione del vissuto diventa una leva concreta per il benessere cognitivo dell'anziano, che si sente riconosciuto non per la propria fragilità, ma per la ricchezza della propria esperienza».
Il progetto “L'Albero dei Ricordi — la memoria condivisa non si perde” troverà spazio dal 21 settembre, Giornata Mondiale dell'Alzheimer, sul sito di Anni Azzurri, che per l'occasione si tingerà di viola e ospiterà audio e immagini dei ricordi raccolti.
L'iniziativa si inserisce nel percorso più ampio della rete Anni Azzurri sulla cura della persona anziana, con particolare attenzione alle strutture dedicate all'assistenza di ospiti con decadimento cognitivo. L’approccio di psicogeriatria, denominato “Argento Vivo” da KOS, ripensa gli spazi e le pratiche di cura nelle RSA per migliorare la qualità di vita, secondo il principio dello spazio protesizzato: l'ambiente, insieme alle competenze del personale, diventa un vero e proprio supporto terapeutico, capace di compensare le difficoltà cognitive e favorire il benessere. Gli spazi vengono progettati per rispondere ai bisogni di orientamento e memoria, con stimoli delicati, rumori ridotti e ambienti che richiamano esperienze familiari: fermate dell'autobus, finestre dipinte, piazzette e percorsi sensoriali aiutano a evocare ricordi, ridurre il disorientamento e favorire un senso di sicurezza. A questi interventi si affiancano la formazione del personale e l'impiego di terapie non farmacologiche (pet therapy, snoezelen, doll therapy), che hanno già mostrato di ridurre in modo significativo i disturbi comportamentali, con benefici concreti sulla qualità di vita.








