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C'è un momento, la domenica mattina, in cui il sacro e il contemporaneo si sfiorano senza chiedersi il permesso. Succede il 31 maggio a Lecco, nella Basilica di San Nicolò, dove al termine della Messa delle dieci viene inaugurata nella Cappella di San Carlo una nuova installazione di Nicola Villa. Non una mostra qualsiasi: un atto di presenza, quasi liturgico, nel cuore pulsante della città.
L'opera nasce da un'occasione precisa, i trent'anni di ACMT OdV, l'Associazione per la Cura dei Malati in Trattamento Palliativo fondata nel 1996 dalla dottoressa Gabriella Malgarini Zanini, ma trascende l'anniversario per toccare qualcosa di più antico e universale: il rapporto tra la fragilità umana e il desiderio ostinato di senso. In Italia, secondo i dati più recenti della Società Italiana di Cure Palliative, mezzo milione di persone hanno bisogno di cure palliative, eppure solo uno su tre riesce ad accedervi. Numeri che parlano di un bisogno enorme, e di un ritardo del sistema sanitario che pesa come un macigno su centinaia di migliaia di famiglie. “Curare è sempre possibile, alleviare le sofferenze è doveroso, anche nei confronti di chi non ha prospettive di guarigione”, ha detto Filippo Anelli, presidente della Federazione degli Ordini dei Medici.


È in questo quadro che si inscrive il progetto di Villa, che entra in Basilica non come ospite tollerato ma come interlocutore convocato. La curatela è affidata a Michele Tavola, storico dell'arte, già assessore alla cultura di Lecco e oggi responsabile dei progetti di arte contemporanea presso la Direzione Regionale Musei Nazionali della Lombardia, che ha immaginato una “mostra diffusa” capace di attraversare l'intera città: dalla Torre Viscontea all'Hospice Resegone, da Palazzo Belgiojoso alla Piazza XX Settembre. La Basilica di San Nicolò è l'ultima tappa, e forse la più intensa.
Nella Cappella di San Carlo, Villa ha costruito un'installazione che si innesta nello spazio e nei suoi significati sedimentati nei secoli. Frammenti di crocifissi dolenti e teste di San Giovanni Battista decollato, realizzati con materiali e tecniche diverse, si moltiplicano e invadono i volumi della cappella richiamando modelli scultorei antichi. La luce non è cornice: è parte integrante dell'opera, la attraversa e la trasforma. I lembi dei corpi martoriati di Cristo e del Battista evocano alcune delle pagine più drammatiche dei Vangeli. È una sacra rappresentazione che parla di passione e di morte, la stessa morte che ogni giorno il personale e i volontari dell'ACMT accompagnano con cura discreta e fedele. Ma poi, tra quelle membra spezzate, spunta una pianta. Segno di vita che ritorna, ostinata.


Non è la prima volta che Villa si confronta con il sacro: da oltre vent'anni la sua ricerca orbita intorno alla condizione umana, a quelle vite che “si svolgono in una narrazione senza trama, immerse in un'atmosfera immaginativa di sottile ed elusiva inquietudine che sembra avvolgerci tutti”. Architetto di formazione, pittore, fotografo e videoartista, Villa nato a Lecco nel 1976 e oggi residente a Genova ha già realizzato un'installazione per l'Hospice Resegone dell'Ospedale Manzoni. L'ingresso in Basilica è il secondo atto di un dialogo che si fa sempre più serrato tra arte e cura.
“Le cure palliative sono una risposta alla tutela della vita, ai bisogni delle persone nel momento di massima fragilità, alla necessità di umanizzazione della cura. Il volontariato è chiave per questo percorso”, ha detto Alessandra Cranchi, Presidente ACMT OdV.
La collaborazione con la Comunità Pastorale di Lecco Centro e con il prevosto monsignor Bortolo Uberti non è un dettaglio protocollare: è la scelta di una comunità che decide di non voltarsi dall'altra parte davanti all'esperienza della morte. Il Comitato Nazionale per la Bioetica ha definito le cure palliative “un diritto umano”. Tradurlo in realtà significa anche questo: accettare che un artista porti in cappella la dolenza del corpo di Cristo e, accanto, un germoglio verde. Significa riconoscere che la sofferenza non è l'ultima parola, e che la cura, quella vera, integrale, capace di stare nella stanza del morente senza fuggire, è già, in sé, un atto di speranza.
L'inaugurazione ufficiale della mostra “Nicola Villa – Traiettorie di Attimi – 30 anni di ACMT OdV” è fissata per venerdì 26 giugno alle 17.30 a Palazzo delle Paure, dove rimarrà aperta fino al 20 settembre 2026. Ma il 31 maggio, nella Cappella di San Carlo, la mostra comincia già a respirare. E lo fa nel luogo più antico e più necessario: là dove da secoli gli uomini portano il peso di quello che non sanno come dire.









