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Nel 1984 a Lonigo (Vicenza) vivevo le mie giornate nel convento francescano di San Daniele. Fra Massimo raccontava sempre la sua vocazione: a Roma da giovane, in tempo di guerra, era cameriere da un ufficiale nazista. In un ricevimento, nella sala da cui si vedeva San Pietro, questi disse: «Distruggerò questo calice come quel cupolone». Lanciò il calice contro il muro e non si ruppe. L’ufficiale rimase in silenzio, il giovane invece trovò la risposta alla sua domanda: «Gesù, dove sei?». E si fece frate.
Antonio Rossi
La chiamata di Dio spesso passa per le vie più imprevedibili. Non sempre arriva nei momenti sereni o nei luoghi “perfetti”: talvolta nasce dentro le ferite della storia, nelle domande più dolorose, persino nel buio della guerra. Quel calice che non si rompe diventa per quel ragazzo un segno capace di parlare al cuore più di tante parole. Dio chiama in molti modi, spesso i più inattesi: nel silenzio della preghiera, nella sofferenza, attraverso un volto o un gesto casuale. Ma sempre nasce da una domanda profonda: “Signore, dove sei?”. Quando quella domanda resta sincera, prima o poi una risposta arriva. Anche nei tempi più difficili.







