La tentazione di circoscrivere Dio in uno spazio particolare e in un tempo determinato è sempre stata presente. Da quando gli umani hanno intuito che c’è un oltre, e che non può essere dominato, si sono adoperati per ottenere qualche forma di controllo su questa realtà che li supera e li condiziona. La parola profetica ribadisce, al contrario, che non si deve fare, semplicemente perché non si può. La casa di Dio – qui la polemica di Geremia contro il tempio di Gerusalemme è palesemente ripresa – è il mondo intero. Egli, infatti, è il creatore e abita ovunque voglia. Se ha concesso un tempio al suo popolo, è per dare spazio e tempo all’invocazione e alla lode del Dio della salvezza. Si è rivelato nella storia del popolo di Israele, ma si era già manifestato nelle meraviglie del creato.

Tuttavia, così come il creato è solo il segno della sua manifestazione, così il tempio è soltanto il luogo dove riecheggia il suo nome. Insomma, il Dio di Israele non appartiene solo del popolo scelto, il tempio non è l’unica casa di Dio, e neppure il creato può contenere la maestà divina: Dio va sempre al di là, pur concedendosi a luoghi e tempi dove le persone lo possano incontrare. Chi si trova depositario di questa rivelazione e manifestazione, deve sapere di aver ricevuto un dono da custodire a vantaggio di tutti i tempi e di ogni luogo.

L’Apostolo paragona la comunità cristiana a una casa, ben posata su fondamenta poste da Dio. Siamo in un momento di dispute e conflitti, e si capisce quanto sia importante, ma anche rischioso stabilire chi è dentro e chi è fuori. Che però l’autore sia ispirato dalla libertà e dalla larghezza di cuore di Gesù lo si comprende subito, quando scrive che la casa di Dio non consiste di muri e porte, bensì è fatta di persone. Inoltre, essa è grande, in modo che possano trovare spazio molti e anche molto diversi tra loro. Certo, l’auspicio è che possano abitare questa casa quanti si impegnano a cambiare vita secondo l’insegnamento di Gesù e prediligono giustizia, fede, carità, pace, invocando il Signore con cuore puro, non siano cioè chiusi in sé stessi e nel loro egoismo ma operino per il bene altrui.

Quando Gesù entra a Gerusalemme acclamato da chi lo accompagna come il re salvatore atteso, sembra finalmente compiersi la promessa di Dio. Eppure, la città santa cade nell’agitazione, così come all’inizio si era turbata insieme ad Erode per l’annuncio portato dai Magi, secondo il quale era nato il re dei Giudei.

Non basta essere la città santa per essere davvero secondo Dio, occorre saper leggere nella storia la presenza divina, soprattutto là dove appare inaspettata secondo la misura dei nostri pregiudizi. Può essere il re atteso uno di cui si dice sia profeta, e che viene da Nazaret? Gesù fa subito un’azione profetica, che ricorda le parole di Isaia e che ha come scopo quello di richiamare il senso vero e profondo della città e soprattutto del suo tempio: con Dio non si commercia, si chiede e si offre gratis. E soprattutto: la sua casa è per tutti.