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Il caldo opprimente a Bologna, nell'estate 2026 Tomaz Levstek
I dati certificano definitivamente ciò che la percezione generale aveva già dato per certo: l’estate 2026 è stata la più calda dell’ultimo mezzo secolo. «I mesi appena trascorsi sono stati i più caldi a livello nazionale a partire dal 1961, superando anche l’estate 2003, considerata per molti anni eccezionale e forse irripetibile», dice il Servizio Meteorologico dell’Aeronautica Militare. I anni recenti le stagioni estive molto calde non sono certe mancate ma quest’anno «i mesi di luglio hanno registrato un’anomalia di +2.5°C, agosto +3.1°C: sono stati i più caldi mai registrati a partire dal 1961. Il mese di giugno più caldo rimane invece quello del 2003, con uno scarto di +2.6°C».


La temperatura media su tutto il territorio nazionale è stata di 24,3°C a due metri dal suolo. E non è finita qui: il mese di agosto in particolare entra negli “annali del clima” come il mese più caldo mai registrato a livello globale. Secondo il programma europeo Copernicus, la temperatura media globale ha raggiunto i 16,96 gradi Celsius, eguagliando il record del luglio 2023 e superando di 1,65 gradi i livelli dell'era preindustriale, limite indicato dall'Accordo di Parigi come riferimento per contenere gli effetti più gravi del cambiamento climatico.
Anche allargando lo sguardo all’Europa occidentale, il precedente record 2003 è stato superato da tre mesi segnati da ondate di calore eccezionalmente precoci, persistenti e intense. La siccità ha poi favorito condizioni di aridità diffusa e un aumento degli incendi in diverse zone del continente, Italia compresa.
Sul fronte marino, quest’estate il 79% del Mediterraneo ha sperimentato per almeno un giorno un’ondata di calore marina “forte” o superiore. «Considerando un punto campione al largo della costa toscana, i dati indicano per questo mese una media di 27.7 °C, con un’anomalia di +3.9 °C rispetto a quella del 1991–2020, il valore più alto fra i 45 luglio della serie 1982–2026. Il record di quest’anno va, quindi, letto in una marcata tendenza di fondo, nella quale si inserisce la variabilità naturale, con un riscaldamento di circa +0.7 °C ogni dieci anni. Il 94% del bacino mediterraneo ha registrato valori superiori alla media del periodo 1993–2022 e nel settore occidentale le anomalie hanno raggiunto localmente circa +3 °C», è l’analisi del Consiglio nazionale delle ricerche Cnr. «Il calore non riguarda soltanto la superficie del mare, ma anche i dati di profondità. Una prima elaborazione per il Mar Ligure mostra, rispetto al luglio 1993–2016, un'anomalia media di circa +1.7 °C nello strato compreso tra 0 e 70 metri, ancora vicina a +0.8 °C a 70 metri. Una simile anomalia che interessa anche le acque profonde dura più a lungo di un sottile riscaldamento superficiale, anche se rimescolamento e scambi con l'atmosfera possono ridistribuirla o attenuarla nelle prossime settimane».
Con l’autunno astronomico alle porte (23 settembre), possiamo dirlo: l’estate 2026 è passata ma ce la ricorderemo a lungo. Attenzione, però, gli esperti hanno già messo in guardia: estati del genere saranno sempre più considerate la normalità. Il punto, ed è bene averne contezza, non sono quindi i record da eguagliare o meno, quanto quel che ci aspetterà nelle prossime stagioni se non ridurremo drasticamente le emissioni di anidride carbonica in atmosfera. Le temperature aumentano, il riscaldamento globale è una certezza e le proiezioni parlano già da tempo di estati “più calde e più secche” e “inverni meno freddi e più piovosi”.
Le prossime estati potrebbero essere appunto sempre più calde, lunghe e caratterizzate da fenomeni meteorologici estremi. Secondo gli esperti, l’aumento delle temperature globali renderà più frequenti le ondate di calore, soprattutto nelle città e nelle aree del Mediterraneo. E non ci saranno però soltanto giornate torride. Periodi di siccità potrebbero alternarsi a temporali improvvisi e molto intensi, con conseguenze sull’agricoltura, sulle risorse idriche e sull’ambiente. In poche parole: estati molto diverse da quelle “di una volta”, molto simili a quella tristemente famosa del 2026.












