Il 23 gennaio, presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano sono stati presentati gli esiti della ricerca PRIN 22, durata ben tre anni, dedicata al capitale sociale e alle pratiche di cura. L’evento, a cui parteciperà il Ministro per le disabilità Alessandra Locatelli, la rettrice dell’Ateneo Elena Beccalli e il preside della Facoltà di Scienze della formazione Domenico Simeone vedrà un gruppo di sociologi confrontarsi proprio sui risultati dello studio, che accendono i riflettori su un esercito silenzioso di circa 8 milioni di persone che prestano assistenza nel nostro Paese.

L’indagine, condotta su un campione nazionale, rivela una realtà complessa. Il 29% degli intervistati fornisce aiuto a persone vulnerabili almeno una volta a settimana. Il caregiver non è un compito solo per adulti, che rappresentano comunque una buona percentuale (56%), ma anche i giovani sotto i 35 (16,8%) e gli anziani (27,2%) fanno la loro parte. Quasi la metà di chi svolge questo ruolo si occupa sia dell’assistenza fisica che di quella amministrativa. Il 15,1% si dedica esclusivamente alla burocrazia, mentre il 5,5% svolge un ruolo di puro coordinamento.

Uno dei punti critici emersi è quello legato all’isolamento. Il 29,3% dei caregiver infatti, non ha nessuno su cui poter contare nel momento del bisogno. Per chi invece di supporto ne ha, le figure chiave sono il coniuge (23,3%), fratelli o sorelle (17,7%), figlio o altri parenti ( 21% circa).

Complessivamente, il caregiver in Italia resta una questione tipicamente familiare (circa due terzi dei supporti provengono infatti dai parenti stretti), mentre la fiducia nei servizi pubblici extra-sanitari fatica a superare lo scoglio del 50%.

La ricerca propone di passare dal concetto di “caregiver” (quindi una singola persona, isolata) a quello del “caregiving”, che è invece un processo relazionale. L’obiettivo è costruire un welfare basato sulla cooperazione tra famiglie, associazioni e servizi pubblici, proprio in contemporanea al Governo, che lavora al nuovo disegno di legge per dare finalmente un inquadramento giuridico e tutele economiche a queste figure.