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C’è chi al cinema cerca il buio assoluto e il silenzio perfetto. E poi c’è chi, senza disturbare nessuno, tira fuori un gomitolo, due ferri e comincia a lavorare a maglia mentre scorrono i titoli di testa. È da questa immagine, semplice e insieme spiazzante, che nasce Cinesferruzzo, un programma che unisce cultura, socialità e benessere, ideato da Nicoletta Confalonieri, coach e fondatrice di SferruzzaMente (progetto fondato nel 2016 che propone corsi e laboratori di maglia e uncinetto). Il 7 maggio all’Anteo City Life di Milano sarà possibile lavorare a maglia mentre sul grande schermo verrà proiettato Il Diavolo veste Prada 2.


L’idea prende forma a Milano, proprio nelle sale dell’Anteo City Life, ma guarda lontano: «L’idea di farlo al cinema è venuta a me… un paio d’anni fa vedendo quello che succedeva nel Nord Europa», racconta la Confalonieri. «Seguivo delle designer, delle knitters, e da allora è diffuso». Un’intuizione semplice, ma con un taglio preciso: niente evento esclusivo o operazione commerciale, bensì una proposta aperta, inserita nella programmazione normale.
«A me piaceva l’idea che fosse una programmazione normale, cioè un cinema normale che tiene le luci parzialmente accese, che quindi ti permetta di sferruzzare». Un dettaglio che fa la differenza: il Cinesferruzzo non è pensato solo per chi lavora a maglia. «Può anche venire l’amico, l’amica, il fidanzato che non sferruzza». Nessun sovrapprezzo: «Tu prendi il biglietto con i soliti canali… i costi sono gli stessi. Non è un evento di marketing».
Un cinema più inclusivo
È proprio questa apertura a rendere il progetto interessante anche sul piano sociale. Il gesto del lavorare a maglia, spesso percepito come individuale o domestico, diventa occasione di incontro. «Chi sferruzza un po’ fa sempre qualcos’altro mentre lo fa: ascolta un audiolibro, guarda la televisione, chiacchiera». Portarlo al cinema è, in fondo, naturale.
E poi succede qualcosa di più: «È molto aggregativa… si creano sempre delle amicizie all’interno di questi gruppi». Il film diventa un pretesto, un contesto in cui nascono relazioni che proseguono fuori dalla sala: «Ci si trova al cinema, poi si va fuori a cena… è bello perché permette di creare nuove sinergie, nuovi incontri».
Chi sono i partecipanti
Il pubblico è sorprendentemente vario. Non solo donne adulte, come si potrebbe immaginare, ma anche giovani e uomini. «La settimana scorsa, durante un evento organizzato in azienda, c’erano 30 persone e direi che 10-12 erano uomini, tutti sotto i 35», racconta Nicoletta Confalonieri. «A volte più determinati delle fanciulle».
Tra i più giovani emerge anche una sensibilità diversa: «L’handmade contrasta la fast fashion… i giovani hanno molto più attenzione sul riciclare, consumare fino alla fine». Lavorare a maglia diventa così un gesto creativo, sostenibile e identitario: «Farsi qualcosa con le proprie mani che sia unico… piace molto».
E poi c’è la dimensione pratica: «Te lo porti ovunque… è un passatempo diverso dal cellulare». Non a caso, SferruzzaMente è stato invitato anche a iniziative “senza smartphone”, dove il filo sostituisce lo schermo dei device. Come l’evento Chill al parco (nota per i boomer :“chill” significa relax), una sorta di “giornata detox dagli smartphon”, che si terrà il prossimo 16 maggio al Parco dei Triangoli a Milano e che prevede anche uno spazio per ferri e gomitolo.


Il valore terapeutico del gesto
Ma il cuore dell’atto di sferruzzare contiene dei benefici più profondi. Non ha dubbi la Nicoletta Confalonieri: «È molto curativo». Il movimento ripetitivo dei ferri ha effetti concreti: «Rilassa, calma… è provato anche su ansia, battito cardiaco, pressione sanguinea».
C’è poi una dimensione mentale e simbolica: «Vedere trasformare questi gomitoli in dei manufatti… è estremamente gratificante». E ancora: «Riempie la mente di pensieri positivi, distogliendoti da situazioni gravi».
A questo proposito, la fondatrice di SferruzzaMente racconta un episodio che dice più di molte teorie: «Abbiamo avuto una signora… che ha perso un figlio di 38 anni. È morto di giovedì, lei lunedì è venuta al gruppo». Non per dimenticare, ma per trovare un luogo accogliente in cui stare col suo dolore: «Per lei il gruppo è casa».
In questi spazi non c’è competizione, sottolinea: «Non deve esserci… si creano amicizie molto belle». Legami che spesso vanno oltre il laboratorio: «Si aiutano esternamente, fanno viaggetti insieme».
Cinesferruzzo è, in fondo, questo: un filo che unisce. Cinema e manualità, individualità e comunità, svago e cura. Un progetto piccolo, ma capace di intercettare bisogni profondi del nostro tempo: rallentare, creare, stare insieme.






