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Stazione ferroviaria di Manarola, una delle fermate più suggestive del Cinque Terre Express.
«A guizzi, a spicchi, a frammenti fulminei e abbaglianti». Il poeta premio Nobel Eugenio Montale, che trascorse l’infanzia a Monterosso, aveva fissato e raccontato così i cinque borghi marinari, affacciati sul Mar Ligure, e così ancora oggi si lasciano guardare dal finestrino del Cinque Terre Express: non un paesaggio continuo, ma una sequenza di apparizioni tra una galleria e l’altra. La ferrovia corre infatti per lunghi tratti in galleria, scavata nella roccia tra mare e montagna. Poi, all’improvviso, si apre uno squarcio: un tratto di costa, i vigneti terrazzati, le case color pastello aggrappate alla pietra.
Dal punto di vista del viaggiatore, oltre alle gallerie, gli scorci sono molto veloci e brevi. Le cinque affascinanti stazioni, dal sapore un po’ rétro, sono invece le più esposte alla luce, ai colori e al blu di cielo e mare. Ed è proprio questo ritmo spezzato a definire il viaggio: l’attesa, poi la rivelazione. Ogni uscita dalla galleria è come l’aprirsi improvviso di un quadro.
Dalla stazione di La Spezia (alcune corse arrivano sino alla confinante Levanto) il treno entra nel cuore delle Cinque Terre seguendo una sequenza precisa: Riomaggiore, Manarola, Corniglia, Vernazza, Monterosso al Mare. Cinque nomi che sono diventati un’immagine unica dell’Italia sul mare, riconosciuta anche come Patrimonio dell’umanità Unesco. La linea si sviluppa per circa 20 chilometri lungo la costa. Un tratto breve ma ricco di emozioni. I tempi di percorrenza tra una fermata e l’altra sono di pochi minuti. Un ritmo serrato che rende i borghi vicinissimi e al tempo stesso separati da una geografia ripida e verticale.


La stazione di Riomaggiore (La Spezia) a picco sul mare.
C’è un dettaglio che diventa consiglio utile di viaggio: chi decide di partire da La Spezia e va verso Monterosso si trova col finestrino di sinistra sul lato mare, quindi ha la possibilità di godere meglio degli scorci. Scegliere la direzione significa scegliere lo sguardo con cui vivere questa esperienza.
Sul treno il paesaggio si mescola alle persone. Si sente un vociare continuo, un intreccio di lingue che si sovrappongono: inglese, francese, tedesco, spagnolo. È il segno più evidente dell’incredibile fama all’estero di questo breve lembo di terra. Una ferrovia compressa tra mare e montagna, dove ogni rallentamento si riflette immediatamente sulla catena dei collegamenti. È una linea molto frequentata, soprattutto dalla primavera in poi. La difficoltà, in Liguria, è la conformazione: si procede più lentamente perché è molto tortuosa. Ma la vera attenzione per il personale è la gestione dei flussi. In certi periodi di traffico intenso bisogna mantenere la puntualità, sempre nel rispetto della sicurezza.


La grande popolarità ha cambiato il ritmo dei borghi e reso necessario un equilibrio sempre più delicato tra accoglienza e tutela. Le Cinque Terre nascono però molto prima del turismo contemporaneo. La linea ferroviaria tra Sestri Levante e La Spezia venne attivata il 22 luglio 1874 e completò il collegamento tra Genova e Pisa. Fu un’opera complessa: la costa imponeva un tracciato tortuoso, stretto tra mare e montagna. Per questo furono necessarie 51 gallerie, per oltre 28 chilometri su 44 complessivi, e 23 ponti. Un’impresa ingegneristica che tolse questi borghi dall’isolamento. Oggi quella stessa ferrovia è ancora il modo migliore per attraversarli.


Le stazioni sono le vere finestre del viaggio. Da La Spezia si incontra per primo Riomaggiore, dove il viaggio in treno può anche interrompersi momentaneamente per proseguire a piedi lungo uno dei tratti da fare più celebri, la Via dell’amore (per la quale sono necessari il pass e la prenotazione), circa 1 km scavato nella roccia che collega Riomaggiore a Manarola ed è gestita dal Parco nazionale delle Cinque Terre, l’ente che accompagna l’equilibrio fragile tra natura e presenza umana, tra tutela e accesso, tra sentieri e ferrovia, il tutto in un territorio verticale, costruito nel tempo, dove ogni spostamento è sempre anche una discesa o una salita. Giunti a Manarola, ecco lo scorcio forse più fotografato della costa. Manarola e Vernazza hanno un colpo d’occhio particolare, più scenografico: sembrano quasi un misto tra un quadro e la ripresa di un film. Segue Corniglia, l’unico borgo non direttamente sul mare, sospeso su un promontorio e raggiungibile con una lunga scalinata (la Landarina) o con un bus che aspetta fuori dalla stazione. Poi Vernazza, con il suo piccolo porto naturale incastonato tra le case. Infine Monterosso, dove la costa si apre, il paesaggio si distende e gli scogli lasciano lo spazio alle spiagge.
Tra una fermata e l’altra, sulla via del ritorno lungo la stessa tratta, il treno riprende il suo ritmo: galleria, luce, mare, galleria. E ogni volta il paesaggio sembra nuovo.








