PHOTO
Un progetto scolastico di educazione civica ha portato i bambini a Trieste per aiutare i migranti
Le quinte classi di una scuola elementare di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno partecipato a un progetto di educazione civica che le ha portate a Trieste per distribuire pasti ai migranti della rotta balcanica. Prima della visita, i bambini si erano preparati in classe studiando il fenomeno migratorio e sperimentando, bendati e scalzi, qualcosa che ricordasse il viaggio di chi avrebbero incontrato. Un'iniziativa che ha scatenato polemiche, fino all'invio di ispettori ministeriali.


«Quando la scuola prova a educare al rispetto dell’altro, a rendere i ragazzi più empatici, a far capire che facciamo tutti parte della stessa umanità, c’è subito chi la contesta, dimenticandosi però che la scuola viene chiamata in causa ogni volta che un’aggressione o un comportamento antisociale esplodono; ed è allora che le si chiede di intervenire» il commento di Paola Spotorno, esperta di scuola.
«Il primo caso riguarda le polemiche che hanno coinvolto bambini, insegnanti, famiglie e un intero istituto di scuola elementare di Marostica» prosegue. «Marostica, comune veneto di circa 14.000 abitanti, famoso per la partita a scacchi in costume, forse proprio per questa sua tradizione di rappresentazione e immedesimazione ha spinto le maestre e il consiglio d’istituto della scuola elementare a promuovere una vera esperienza di educazione civica. I bambini, guidati dagli insegnanti, hanno provato a immedesimarsi nei tanti migranti che attraversano la rotta balcanica, per poi andare davvero a distribuire cibo a chi arriva. Cosa c’è di più civico di questo?» si chiede la docente che conclude.
«Fare esperienza dell’altro nel senso più umano, civile e persino religioso del termine. Tutto è stato svolto seguendo la progettazione didattica e le autorizzazioni necessarie. Eppure c’è stato chi ha pensato bene di interpellare il Ministero, che ha inviato degli ispettori per verificare cosa stesse accadendo e quanto fosse “sovversivo” quel messaggio evangelico di amare il prossimo come sé stessi. Allo stesso modo, però, nessuno si è indignato, ha chiamato ispettori o interpellato il ministero per capire come mai quattro adolescenti tarantini, alle cinque del mattino, non avessero nulla di meglio da fare che dare la caccia a un povero bracciante maliano, insultarlo, picchiarlo e infine ucciderlo, nell’indifferenza dell’unico adulto presente. Forse, in questo caso, sarebbe servita qualche lezione in più di educazione civica vissuta sulla propria pelle».







