Le quinte classi di una scuola elementare di Marostica, in provincia di Vicenza, hanno partecipato a un progetto di educazione civica che le ha portate a Trieste per distribuire pasti ai migranti della rotta balcanica. Prima della visita, i bambini si erano preparati in classe studiando il fenomeno migratorio e sperimentando, bendati e scalzi, qualcosa che ricordasse il viaggio di chi avrebbero incontrato. Un'iniziativa che ha scatenato polemiche, fino all'invio di ispettori ministeriali.

Migranti

Bambini in cattedra per insegnarci la resilienza

Bambini in cattedra per insegnarci la resilienza
Bambini in cattedra per insegnarci la resilienza
a man with a shoes and backpack is standing on asphalt next to flag of italy and border
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Per molti di loro raggiungere l'Italia significa avere la possibilità di iniziare una seconda vita (iStock)

«Quando la scuola prova a educare al rispetto dell’altro, a rendere i ragazzi più empatici, a far capire che facciamo tutti parte della stessa umanità, c’è subito chi la contesta, dimenticandosi però che la scuola viene chiamata in causa ogni volta che un’aggressione o un comportamento antisociale esplodono; ed è allora che le si chiede di intervenire» il commento di Paola Spotorno, esperta di scuola.

«Il primo caso riguarda le polemiche che hanno coinvolto bambini, insegnanti, famiglie e un intero istituto di scuola elementare di Marostica» prosegue. «Marostica, comune veneto di circa 14.000 abitanti, famoso per la partita a scacchi in costume, forse proprio per questa sua tradizione di rappresentazione e immedesimazione ha spinto le maestre e il consiglio d’istituto della scuola elementare a promuovere una vera esperienza di educazione civica. I bambini, guidati dagli insegnanti, hanno provato a immedesimarsi nei tanti migranti che attraversano la rotta balcanica, per poi andare davvero a distribuire cibo a chi arriva. Cosa c’è di più civico di questo?» si chiede la docente che conclude.

«Fare esperienza dell’altro nel senso più umano, civile e persino religioso del termine. Tutto è stato svolto seguendo la progettazione didattica e le autorizzazioni necessarie. Eppure c’è stato chi ha pensato bene di interpellare il Ministero, che ha inviato degli ispettori per verificare cosa stesse accadendo e quanto fosse “sovversivo” quel messaggio evangelico di amare il prossimo come sé stessi. Allo stesso modo, però, nessuno si è indignato, ha chiamato ispettori o interpellato il ministero per capire come mai quattro adolescenti tarantini, alle cinque del mattino, non avessero nulla di meglio da fare che dare la caccia a un povero bracciante maliano, insultarlo, picchiarlo e infine ucciderlo, nell’indifferenza dell’unico adulto presente. Forse, in questo caso, sarebbe servita qualche lezione in più di educazione civica vissuta sulla propria pelle».