«Ogni volta che torno davanti alla Porta d'Europa a Lampedusa, mi fermo. Non importa quante volte l'abbia già fatto: c'è sempre un nodo alla gola che non se ne va. Questa porta non conduce da nessuna parte, eppure per me è il luogo più vero dell'isola. È la soglia che migliaia di persone hanno cercato di attraversare, spesso pagandola con la vita. Ogni sbarco, ogni corpo che ho toccato con le mie mani, ogni volto salvato all'ultimo respiro: tutto passa da qui, da questo arco di ceramica e ferro rivolto verso il mare aperto. Guardarla significa guardare in faccia trent'anni della mia vita e di storia. È memoria, è dolore, ma è anche l'unica promessa che continuo a farmi: non permettere che si dimentichi».

È in piedi davanti alla Porta dell’Accoglienza del maestro Mimmo Paladino, Pietro Bartolo, il medico ed ex parlamentare europeo mentre annuncia la nascita della Rete Lampedusa poi presentata a Roma mercoledì 15 luglio scorso insieme ad Agostino Sella, presidente dell’Associazione Don Bosco 2000. Con loro anche Carlo Borromeo, Katia Smutniack, Vinicio Capossela, Eraldo Affinati, Nicolò Govoni, Luigi Patronaggio, Nello Schiavo e il direttore di Vita, Stefano Arduini. Una rete nata per cambiare la narrazione sui migranti.

Perché «non basta ricordare» prosegue Bartolo. «Serve organizzare quella memoria in azione concreta. Ed è qui che entra in gioco Rete Lampedusa: decine di associazioni, realtà del terzo settore, operatori impegnati sui corridoi umanitari, sull’accoglienza e sull’integrazione. Ognuno con la propria competenza. Ma un arcipelago di buone volontà, se non parla la stessa lingua, rischia di disperdere energie preziose. Rete Lampedusa nasce per dare loro una regia comune, perché l'accoglienza non sia solo emergenza ma diritto, percorso, futuro. Per me, oggi» conclude Bartolo, «stare qui significa questo: guardare la Porta d'Europa e sapere che dietro non c'è più solo il mare, ma una rete di persone pronte ad accogliere chi lo attraversa».

Pietro Bartolo durante la presentazione di Rete Lampedusa

RETE LAMPEDUSA

Rete Lampedusa non vuole porsi come una nuova associazione, bensì come una rete che unisce organizzazioni, enti, professionisti, imprese e cittadini accomunati dalla volontà di affrontare il tema delle migrazioni con uno sguardo concreto, libero da stereotipi e contrapposizioni ideologiche.

Ad aprire i lavori è stato Stefano Arduini, direttore di Vita, che ha introdotto il significato dell'iniziativa e la necessità di riportare il dibattito pubblico sulle migrazioni su basi oggettive, attraverso il confronto e la condivisione di esperienze.

Tra i primi interventi è seguito quello di Agostino Sella, presidente dell'Associazione Don Bosco 2000, che ha presentato il percorso che ha portato alla nascita di Rete per Lampedusa e la visione che anima il progetto.

Agostino Sella, presidente dell'Associazione Don Bosco 2000

Nel suo intervento Sella ha evidenziato come il racconto delle migrazioni sia oggi spesso schiacciato tra due estremi: da una parte chi alimenta la paura parlando esclusivamente di invasione, dall'altra chi evita il confronto per timore delle polemiche. Una narrazione che, secondo il presidente di Don Bosco 2000, non restituisce la complessità della realtà.

«L'Italia, senza le migrazioni, oggi non si regge. E non è un'opinione: sono i numeri a dirlo. Oltre l'8,8% del PIL è generato da lavoratori di origine immigrata; il 65% del lavoro di cura — le badanti che tengono in piedi le nostre famiglie — è affidato a persone straniere; quasi un terzo del lavoro agricolo, cioè il cibo che arriva ogni giorno sulle nostre tavole, dipende da loro. E l'Europa, entro il 2050, avrà bisogno di 44 milioni di lavoratori in più.

Con Rete Lampedusa lo abbiamo dimostrato e continueremo a dimostrarlo: il nostro obiettivo è unire tutte le realtà che, in Italia e in Europa, si occupano di migrazione con serietà e umanità. Perché la visione di Pietro Bartolo è europea: da soli non ci si salva. Ma c'è una ferita che non possiamo più tollerare: oltre 50.000 morti nel Mediterraneo dal 1993 ad oggi. È il cimitero più grande d'Europa. Serve più umanità. Dobbiamo tornare, semplicemente, a essere umani».

L'attrice Katia Smutniak alla presentazione di Rete Lampedusa

A seguire si è svolto un confronto tra autorevoli personalità del mondo della cultura, del giornalismo, della magistratura e dell'impegno civile. Sono intervenuti Carlo Borgomeo, Kasia Smutniak, Nello Scavo, Nicolò Govoni e Luigi Patronaggio, che hanno affrontato il tema delle migrazioni da prospettive differenti, offrendo riflessioni ed esperienze maturate nei rispettivi ambiti professionali e umani.

Nel corso dell'incontro è intervenuto anche Massimo Costanza, coordinatore strategico e organizzativo dei nuclei regionali di Rete Lampedusa, che ha illustrato il modello organizzativo della rete e il lavoro che verrà sviluppato sui territori per favorire la collaborazione tra realtà locali, istituzioni e società civile.

Le conclusioni sono state affidate a Pietro Bartolo, medico simbolo di Lampedusa ed ex europarlamentare, che ha ripercorso la propria esperienza professionale accanto alle migliaia di persone approdate sull'isola negli ultimi decenni. Attraverso il racconto di storie vissute in prima persona, Bartolo ha ribadito l'urgenza di riportare al centro del dibattito la dignità delle persone, promuovendo politiche fondate sulla conoscenza, sulla responsabilità e sulla tutela dei diritti umani.

L'evento si è concluso con un dialogo aperto con il pubblico e con la significativa testimonianza di Aly Traorè, oggi cooperante circolare e direttore del Beteyà Hostel di Catania, che ha invitato a superare una visione riduttiva del fenomeno migratorio.

I resti di una barca appordata sull'isola di Lampedusa
I resti di una barca appordata sull'isola di Lampedusa
Il relitto di un'imbarcazione usata dai migranti per attraversare il Mediterraneo (iStockphoto)

«Oggi la migrazione è un processo molto più ampio, che attraversa la storia dell'umanità. Dobbiamo imparare a guardare l'altro, conoscerlo e abbattere la paura» ha ricordato Bartolo.

Con la nascita di Rete Lampedusa prende avvio un percorso nazionale che punta a mettere in rete esperienze, competenze e buone pratiche, con l'obiettivo di promuovere una narrazione delle migrazioni fondata sui fatti, sul dialogo e sulla costruzione di opportunità condivise, nella consapevolezza che governare il fenomeno migratorio significa affrontare una delle principali sfide del presente e del futuro.