«L’Ucraina è senza dubbio Europa. Gli ucraini guardano ai Paesi europei. Ma la nostra democrazia ha solo 35 anni: un tempo troppo breve per portare a compimento tutti i cambiamenti e le riforme necessari. Siamo usciti dalla lunga dominazione sovietica, per costruire una piena democrazia ci vogliono tempo e pazienza, non si cambia da un giorno all’altro». Ne è fermamente convinta Svitlana Tereshchenko, 56enne ucraina che vive da trent’anni a Milano, imprenditrice impegnata per tanti anni nel mondo della moda che nel 2022, dopo l’invasione russa e l’inizio della guerra su vasta scala nel suo Paese di origine, ha assunto una nuova, profonda consapevolezza identitaria e si è trasformata in appassionata attivista, fondando un’associazione di promozione culturale. L’ha chiamata "Boristene”, l’antico nome greco del fiume Dnipro, storica via d’acqua dell’Est Europa, simbolo geografico e insieme culturale. «Questo nome è un riferimento alla cultura alta. Per tanto, troppo tempo si è pensato che l’Ucraina non avesse un patrimonio culturale nazionale. La mia associazione si propone proprio di riscoprire, valorizzare e far conoscere la storia e l’identità culturale – la musica, la letteratura, l’arte, la danza, il cinema, l’architettura - sia agli italiani sia agli ucraini che vivono qua, spezzando stereotipi radicati, informazioni errate e falsi miti creati e diffusi dalla propaganda, prima sovietica oggi russa».

Originaria di Kremenchuk, nella regione di Poltava, nel 1987 Svitlana si è trasferita in quella che allora si chiamava Leningrado (oggi San Pietroburgo) per studiare all’università Ingegneria. Si è poi fermata nella città russa per alcuni anni per lavoro. Nel 1996, all’età di 26 anni, è approdata a Milano per studiare all’Accademia di Brera. Ben presto si è inserita nel mondo della moda, la sua passione, creando un suo brand e collaborando con vari stilisti. La svolta netta e traumatica, per lei e la sua vita, come del resto per la maggior parte degli ucraini, è avvenuta il 24 febbraio del 2022, con l’aggressione militare russa all’Ucraina. Lei era in Italia, la sua famiglia di origine in Ucraina, sotto la minaccia degli attacchi e i bombardamenti.

La locandina della proiezione del documentario \\\"From Ukraine to Hollywood\\\" a Milano il 14 maggio.
La locandina della proiezione del documentario \\\"From Ukraine to Hollywood\\\" a Milano il 14 maggio.

La locandina della proiezione del documentario "From Ukraine to Hollywood" a Milano il 14 maggio.

Svitlana, che per nove anni aveva vissuto in Unione sovietica (poi Federazione russa dal 1991), ha dato un taglio netto con il mondo russo. Da quattro anni, dice, non parla più la lingua di Mosca. Si è immersa nello studio, si è messa a leggere e approfondire la storia dell’Ucraina, che per tanto tempo aveva relegato in un angolo. Uno degli effetti più dirompenti, molto probabilmente imprevisti per Mosca, dell’invasione russa è stato il fatto di dare impulso al patriottismo degli ucraini, di forgiare e rafforzare l’identità ucraina, il senso di appartenenza a questa nazione. Tantissimi ucraini, che parlavano solo russo, con la guerra hanno scelto di imparare e usare la lingua ucraina: una scelta linguistica che è diventata una forte presa di posizione politica, di opposizione all’invasione russa e alla guerra.

Svitlana, afferma lei stessa, è stata esempio lampante di questo processo di presa di coscienza identitaria. Ripercorre il suo percorso, è un fiume in piena, inarrestabile di pensieri e ricordi: «Io sono nata e cresciuta nell’Urss e la mia formazione è stata completamente sovietica. Sono crescita nella totale ignoranza della cultura ucraina e posso dire di essere stata frutto della propaganda sovietica. Sono andata a studiare a Leningrado perché credevo di andare a scoprire l’Europa là. Ma solo tanti anni dopo ho capito che mi sbagliavo. Quando sono arrivata in Italia ero certamente legata all’Ucraina e amavo il mio Paese, ma semplicemente perché lo collegavo ai miei ricordi familiari di un tempo, ai miei nonni, ai miei genitori. Con i miei nonni in casa parlavamo un misto fra ucraino e russo. Ma fuori di casa parlavo esclusivamente russo: l’ucraino era considerato la lingua delle campagne, svalutata e disprezzata. E ho continuato a parlare russo fino al 2022. Solo con lo scoppio della guerra su vasta scala ho davvero scoperto la mia nazione. E oggi capisco perché i russi hanno bandito la lingua ucraina e hanno sempre cercato di annientare la nostra cultura: perché è davvero grande».

La locandina del concerto del pianista e compositore Nik Sheva l'11 maggio a Milano.
La locandina del concerto del pianista e compositore Nik Sheva l'11 maggio a Milano.

La locandina del concerto del pianista e compositore Nik Sheva l'11 maggio a Milano.

«In Italia purtroppo la propaganda filorussa è estremamente forte e diffusa», commenta con amarezza, «ed è molto difficile contrastare la disinformazione». E sottolinea le tante informazioni sbagliate che circolano ancora oggi sull’Ucraina. «Ad esempio, si pensa che la parola “Ucraina” significhi “terra di confine”. Ma questa parola vuol dire in realtà “terra natale”. Tanti falsi miti di epoca sovietica sono penetrati anche nell’immaginario comune, nei libri e nelle scuole italiani. Un altro esempio: l’Ucraina è sempre stata definita come il “granaio d’Europa”, mentre la Russia è sempre stata rappresentata attraverso i suoi scrittori e musicisti. L’Ucraina, dunque, veniva identificata con il mondo contadino, la Russia con l’alta cultura. In realtà, la storia è piena di intellettuali e artisti ucraini. Tanti neppure io li conoscevo e sono stati una scoperta anche per me. E poi i nomi di persona: ancora oggi se ne usano tanti nella versione russa, mentre esistono tantissimi nomi che sono propriamente ucraini». Aggiunge Svitlana: «Gli ucraini sono molto più fratelli degli italiani che dei russi. Se si guarda alla loro storia, si vede che gli ucraini amano la libertà, non potrebbero accettare uno zar, sono molto diversi dai russi. E ripeto, non si può pretendere che le cose in Ucraina cambino nell’arco di pochi anni. Si tratta di un processo lungo. E per questo può essere molto utile il lavoro di associazioni come Boristene».

Da tre anni, con l’associazione da lei fondata e presieduta, l’imprenditrice organizza a Milano un festival dal titolo “Ucraina è Ucraina” per celebrare la ricchezza e le peculiarità del patrimonio storico e culturale del Paese. La terza edizione si svolge nei giorni 10, 11 e 14 maggio in tre diverse sedi. Domenica 10 la giornata è articolata in una serie di incontri tra storia, balletto e viaggi con diversi protagonisti. L’11 sera in una residenza storica nel centro di Milano si svolgerà un concerto del pianista e compositore Nik Sheva alla luce di mille candele. Infine il 14 la rassegna si chiude al cinema con un documentario del 2019 che racconta il contributo di attori, registi e creativi ucraini allo sviluppo dell’industria cinematografica di Hollywood. Tutte le informazioni sul programma e su come registrarsi per partecipare ai diversi eventi si trovano sul sito dell’associazione Boristene.

La locandina della sedicesima edizione del WeWorld festival a Milano.
La locandina della sedicesima edizione del WeWorld festival a Milano.

La locandina della sedicesima edizione del WeWorld festival a Milano.

Oltre alla rassegna “Ucraina è Ucraina”, Svitlana Tereshchenko sarà una delle relatrici della sedicesima edizione del WeWorld festival, la rassegna promossa dall’organizzazione umanitaria WeWorld – impegnata in Italia e in una ventina di Paesi del mondo tra i quali l’Ucraina – che si svolge a Base Milano dal 15 al 17 maggio. Tre giorni intensi di incontri e confronti, eventi di musica, arte, fotografia, cinema, laboratori, performance e rassegne stampa live per raccontare l’universo femminile, i diritti e le potenzialità delle donne, unite e plurali, con uno sguardo rivolto al futuro (tutte le informazioni su come partecipare e il programma completo si trovano sul sito).

L’attivista e promotrice culturale ucraina sarà una delle voci dell’incontro, il 17 maggio pomeriggio, dal titolo “Diritto al Sogno: infanzia, donne e vita quotidiana nell’Ucraina in guerra” (per partecipare iscriversi qui): a più di quattro anni dall’inizio dell’invasione russa su larga scala, la vita quotidiana di milioni di persone in Ucraina è ancora dominata dal conflitto con le sue conseguenze devastanti. Le prime vittime di questo come di ogni conflitto sono i bambini: il loro diritto al futuro coincide con il loro diritto di dormire un’intera notte senza sirene e pericolo di attacchi, tornare a scuola in presenza, vivere in sicurezza, giocare, sorridere, tornare a immaginare una vita normale, oltre la violenza e la paura.