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I volontari della Croce Rossa Italiana di Carsoli (L'Aquila)
Oltre a girare l’Italia in queste settimane la Fiamma Olimpica di Milano Cortina 2026 ha “raccontato” tante storie di cura, di riscatto, di comunità costruite giorno dopo giorno. Lo ha fatto passando attraverso i volti e i passi dei tedofori della solidarietà scelti da Coca-Cola, Presenting Partner del Viaggio della Fiamma. Donne e uomini del mondo non profit che, lontano dai riflettori, tengono accesa ogni giorno una luce di speranza nei territori incarnando – nel quotidiano – ciò che la Fiamma, dagli antichi greci a noi, rappresenta: pace, amicizia civica, speranza.
A Trieste, il 23 gennaio, quella Fiamma è stata portata da Rosy Russo, comunicatrice e consulente, ideatrice di “Parole O_Stili”. Da anni lavora per promuovere una comunicazione responsabile e non ostile, soprattutto online, collaborando con scuole, istituzioni e aziende. La sua corsa è diventata metafora di un impegno quotidiano fatto di parole che uniscono e non dividono: «Portare la Fiamma Olimpica», spiega, «è stato un onore e una grande emozione. È ben più di un simbolo sportivo: è un richiamo alla responsabilità che abbiamo come esseri umani, quella di curare le relazioni, creare continuità, costruire passo dopo passo, e parola dopo parola, il nostro percorso comune. Per me è la fiamma del rispetto e dell’empatia, da tenere alta ovunque andiamo».


Qualche giorno prima, il 3 gennaio in Abruzzo, la Fiamma ha corso al plurale. A portarla è stato un collettivo della Croce Rossa Italiana, venti volontari del Comitato di Carsoli (L’Aquila), simbolo di una solidarietà che non ha un volto solo ma si fa squadra, prossimità, servizio. Un riconoscimento al lavoro silenzioso che la CRI svolge ogni giorno e a un legame costruito nel tempo con Coca-Cola, rafforzato durante l’emergenza Covid-19. Un impegno che è valso all’azienda anche la Medaglia di Benemerenza “Il Tempo della Gentilezza”. In quella corsa, la Fiamma è diventata il segno di una comunità che non lascia indietro nessuno.
A Roma, il 7 dicembre, è toccato a Massimo Vallati, fondatore di Calciosociale. Nel quartiere di Corviale ha creato il “Campo dei Miracoli”, dove il calcio diventa strumento di inclusione, legalità e coesione sociale. Qui non contano solo i gol, ma il rispetto delle regole, la solidarietà, la capacità di stare insieme: «Correre con la Fiamma Olimpica è stato un momento che porterò per sempre nel cuore», ha detto, «ho corso per i ragazzi del Campo dei Miracoli, per tutti coloro che ogni giorno credono che lo sport possa davvero cambiare le regole del mondo». Una corsa che parla di futuro e di giovani chiamati a diventare changemaker.


Il 3 febbraio, in Lombardia, a portare la Fiamma è stata Miriam Cresta, CEO di Junior Achievement Italia. Da oltre vent’anni lavora per portare l’educazione imprenditoriale nelle scuole come leva di empowerment per i giovani. Più di due milioni di esperienze educative raccontano un impegno che costruisce ponti tra scuola, impresa e società. Anche in questo caso, la Fiamma diventa segno di futuro: un investimento sulle nuove generazioni perché possano essere protagoniste consapevoli del domani.
Il giorno dopo la Fiamma, prima di giungere a Milano per l’apertura ufficiale dei Giochi, è arrivata nelle mani di Nico Acampora, fondatore di PizzAut. Educatore e progettista sociale, ha trasformato una sfida familiare in un progetto capace di cambiare la vita di centinaia di persone. Dal 2017, con PizzAut, ha creato la prima pizzeria in Italia gestita interamente da persone autistiche, oggi diventata una realtà diffusa con ristoranti e food truck. Premi e riconoscimenti non hanno spento il cuore del suo messaggio: il lavoro è un diritto e la diversità una risorsa, non un ostacolo. La sua corsa con la Fiamma è il racconto concreto di come l’inclusione non sia uno slogan, ma una scelta concreta.


Marco Lucchini, segretario generale della Fondazione Banco Alimentare
Tra questi tedofori della solidarietà va ricorda anche Marco Lucchini, Segretario Generale della Fondazione Banco Alimentare, nel cui quartier generale a Muggiò (Monza-Brianza) la Fiamma è stata accolta mercoledì sera. Da anni coordina una rete nazionale che recupera eccedenze alimentari per ridistribuirle a chi è in difficoltà. Laureato in Agraria, ha contribuito a costruire un modello che unisce imprese, istituzioni e volontari, ed è stato protagonista di passaggi fondamentali come la “legge del Buon Samaritano”. La sua storia parla di pane condiviso, di spreco trasformato in dono, di una solidarietà organizzata che diventa anche sostenibilità.
Sono storie diverse, ma tutte unite da un filo comune. Questi tedofori non hanno acceso solo una Fiamma olimpica: accendono, ogni giorno, cambiamento, costruiscono comunità, portano speranza dove serve. Nel loro passo c’è lo spirito olimpico più autentico e una visione che parla anche al cuore del nostro Paese che ospita i Giochi olimpici e paralimpici: quella di una solidarietà concreta,capace di trasformare i gesti anche semplici e le intuizioni migliori in segni duraturi e opere concrete.









