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Cardinale arcivescovo e biblista

Il primo comandamento

Dipinto di Andrea Solario (1460 ca.-1524 ca.). New York, Metropolitan Museum of Art.
Dipinto di Andrea Solario (1460 ca.-1524 ca.). New York, Metropolitan Museum of Art.

L’amore è l’anima della morale cristiana, anche per la vita familiare. Alla base c’è un passo evangelico fondamentale che la liturgia nuziale ha inserito nel Lezionario (Matteo 22,35-40). Raggiunta Gerusalemme per l’ultima stagione della sua vita terrena, Gesù apre un dibattito serrato con i rappresentanti gerarchici del giudaismo ufficiale. Il punto di partenza è una questione che agitava il mondo giudaico, ossia la gerarchia di importanza dei precetti presenti nella Torah, la legge biblica. Con l’innato desiderio di classificazione tipico del giurista, i dottori della legge avevano estratto dalla Bibbia ben 613 precetti (365 tanti quanti i giorni dell’anno solare e 248 tanti quante si ritenevano fossero le ossa del corpo umano), sulla cui gerarchia di valore e d’importanza i circoli professionali dei teologi discutevano aspramente e spesso pedantemente.

Gesù sembrerebbe accodarsi a questa impostazione offrendo la sua ipotesi di soluzione con i due precetti primari nell’intera lista, cioè «Amerai il Signore tuo Dio» (Deuteronomio 6,5) e «Amerai il prossimo come te stesso» (Levitico 19,18). Dopo tutto, erano stati segnalati anche da alcuni grandi maestri giudei. Rabbi Hillel, ad esempio, affermava: «Ciò che tu non ami, non lo fare al tuo prossimo: questa è tutta la Legge, il resto non è che commento». E Rabbi Aqiba: «Amerai il tuo prossimo come te stesso; questo è il grande principio fondamentale della Legge».

In realtà l’atteggiamento di Gesù è radicalmente diverso a livello di metodo e scardina ogni forma di legalismo. Infatti egli non vuole presentare due precetti fondamentali da eseguire per poi mettersi in pace con Dio. Vuole piuttosto offrire la prospettiva di fondo con cui vivere l’intera Legge; non vuole imporre un contenuto particolare pur nobile ma suggerire un’attitudine generale costante; vuole indicare un’atmosfera in cui ogni gesto e ogni risposta umana e religiosa siano collocati; non propone uno schema o una scala di valori ma l’impostazione per vivere tutti i valori e l’intera esistenza.

Con l’atteggiamento di fondo dell’amore tutti gli impegni, anche i più piccoli e quotidiani, diventano importanti perché esprimono l’amore permanente e totale che si ha nel cuore. È quel che deve avvenire anche nel matrimonio: l’amore reciproco è come una luce che si riflette su tutti i gesti, sia sull’atto eroico sia su quello modesto, come la preparazione di una colazione o di un vestito al mattino o una fatica sopportata per l’altra persona.

Questo amore ha due volti: il primo è rivolto verso Dio, il secondo verso l’uomo. Amore divino e amore umano non si oppongono ma si incrociano e si vivificano reciprocamente; ogni ingenua contrapposizione tra vita attiva e vita contemplativa deve cadere. L’uomo ritrova nell’amore la sua unità. L’amore per Dio e per il fratello e lo sposo o la sposa, conclude Gesù, è l’architrave, l’anima, la chiave di volta da cui «dipende (letteralmente “è sospesa”) tutta la Legge e i Profeti».


18 giugno 2015

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