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Perché l'invidia è un vizio capitale?

29/10/2020  Secondo la fede giudeo-cristiana, è per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo. La riflessione del teologo Robert Cheaib

Ho ricevuto questa domanda da un nostro lettore, Paolo: «Come si combatte l’invidia? Da quando sono bambino ne sono attanagliato, come una malattia cronica, che non vorrei avere perché arreca sofferenza a me e a coloro che incontro». Questa domanda è importante, non solo perché ci invita a riflettere su un vizio considerato “capitale”, ma perché penso che sia un vizio così trasversale che più o meno tutti ne siamo “infetti” in qualche modo. Vorrei parlarne allora in due puntate. Anzitutto vorrei fare una specie di diagnosi del vizio, che ne spiegherà la qualificazione come “vizio capitale”, che è all’origine di un’altra serie di vizi. Nella prossima puntata, cercherò di proporre qualche cura.

Bisogna fare subito una constatazione importante. L’invidia è un vizio antichissimo. Lo troviamo già tra i primi fratelli, Caino e Abele. Per la precisione, Caino è invidioso verso Abele. E questa sua invidia lo porta a commettere il primo omicidio, anzi, il primo fratricidio. Se non è chiaro perché sia “mortale”, dalla narrazione di Genesi è chiarissimo quanto sia “mortifero”.

Il veleno dell’invidia, secondo la fede giudeo-cristiana, risale a prima del peccato umano d’invidia. Il diavolo – presente in Genesi nel simbolo del serpente – è invidioso. Ed è per l’invidia del diavolo che la morte è entrata nel mondo (Sapienza 2,24).

Ma perché è un vizio capitale? L’invidia, secondo Tommaso d’Aquino, «è la tristezza per il bene altrui, concepito come impedimento della propria eccellenza». Questa definizione ci aiuta a delimitare il movimento errato che avviene nell’invidia: riconosciamo che c’è un bene e lo desideriamo ma, invece di perseguirlo in maniera attiva, ci rattristiamo perché qualcun altro ce l’ha e noi no. Le connessioni con altri vizi, fatte dai maestri, sono illuminanti. I padri della Chiesa collegano l’invidia alla radice di tutti i vizi: la superbia. Il superbo non accetta che gli altri abbiano eccellenze che egli non ha. Ma il vizio si contorce ancora collegandosi a un altro vizio: la pigrizia. L’invidioso si lascia andare alla pigrizia dell’inattività che, solitamente, genera la tristezza (un altro vizio capitale!). Vediamo allora la gravità di quello che a primo acchito potrebbe sembrare solo un “innocente” sguardo rattristato per il “piatto più pieno” di chi mi sta accanto. Ma come si cura l’invidia? Ne parleremo la prossima volta!

Inviate le vostre domande a lettori.credere@stpauls.it

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