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Credere

Suor Annika Fabbian, "con la vocazione ho fatto gol".

27/01/2022  Suor Annika Fabbian, l’attaccante della Nazionale di calcio delle suore assicura: «Anche con l’abito da religiosa ho messo a frutto le mie passioni: il pallone e l’arte mi aiutano ad annunciare il Vangelo»

Dal tutù agli scarpini con i tacchetti. Mamma Giusy non l’aveva presa molto bene: «Mi faceva spogliare in garage per evitare che imbrattassi di fango tutta la casa. Ma io ormai avevo fatto la mia scelta. La danza classica l’avevo accantonata: il calcio era la mia vera passione. Per poter giocare con i maschi, mi ero allenata fino ad imparare l’alzata di Pelé», racconta Annika Fabbian, vicentina, classe 1989, consacrata della congregazione delle Suore Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori e bomber del Sister Football Team, la “nazionale” italiana di calcio a cinque formata solo da suore. Cresciuta calcisticamente nelle giovanili del Vicenza Calcio e del Marano, suor Annika è la prima religiosa contattata dal mister Moreno Buccianti, che è anche allenatore della Seleçao internazionale sacerdoti calcio, quando il 10 febbraio dell’anno scorso ha iniziato a formare una squadra di consacrate. Evidentemente, il talento calcistico di suor Fabbian, sbocciato nei campetti parrocchiali, non è passato inosservato. «Da ragazza ho segnato tanto, ma ricordo un gol in particolare, molto bello, di tacco a mezz’aria, ti viene una volta ogni morte di Papa. Ops!».

In cerca di bellezza

Di sicuro il suo piede gode del rispetto degli studenti dell’Istituto superiore “Farina” di Vicenza, dove lei da tre anni insegna Storia dell’arte, strizzando l’occhio alla teologia. «Il mio pallino è riuscire a portare le persone alla vera bellezza, quella con la B maiuscola, quella di Dio, attraverso l’arte. Gli studenti apprezzano e, da quando hanno saputo che so giocare a calcio molto bene, si sono illuminati, e a ricreazione facciamo delle gran partite. Per me è un modo per avvicinarli».

Ad incuriosire i suoi ragazzi è anche il nome, Annika. «È la traduzione in svedese di Anna. Mia mamma seguiva la serie televisiva Pippi Calzelunghe, la bambina prodigio, e Annika era la sua amica del cuore. Festeggio il mio onomastico il 26 luglio, sant’Anna e Gioacchino, ma nessuno associa Annika ad Anna, così ogni anno, se voglio ricevere gli auguri, devo ricordarlo a tutti». L’infanzia è in parrocchia, tra gruppi e campi scuola. Con l’adolescenza, arriva il fidanzatino. «Ma dentro sentivo che non era il meglio per me. Così mi sono affidata ad una guida spirituale».

Dopo un anno di discernimento vocazionale, nel 2012 Annika entra in convento, per poi pronunciare i voti temporanei l’11 febbraio 2017. «Sono ancora in cammino. Sono al quinto anno di juniorato e fra poco comincerò la preparazione ai voti perpetui. Pertanto, ogni anno rinnovo i voti, ma quel mio primo “sì” nel mio cuore è stato un “sì” per sempre». Suora, assistente del Centro sportivo italiano (Csi) di Vicenza, membro della Commissione per i beni culturali della diocesi, insegnante, calciatrice.

Tanti “ruoli”, uno stesso obiettivo: «Evangelizzare. La vita da suora è una vita bella, piena, anche complicata, ma non più di quanto non lo sia essere una brava moglie e una brava mamma», riflette suor Annika. «Quando sono entrata in convento, ero un po’ preoccupata perché pensavo che non avrei più potuto occuparmi di storia dell’arte o giocare a calcio. Invece, eccomi qua. Il Signore mi dà la possibilità di mettere a disposizione i miei talenti».

La Nazionale suore è composta da diciotto giocatrici di una quindicina di congregazioni diverse. «Giochiamo con fini benefici», riprende suor Annika. «Lo scorso 25 novembre, abbiamo sfidato le Farfalle azzurre (Nazionale di ginnastica ritmica, ndr) per sensibilizzare contro la violenza sulle donne, e abbiamo raccolto fondi per Pangea Onlus (Organizzazione non profit che lavora per lo sviluppo economico e sociale delle donne, ndr). Prossimamente giocheremo per finanziare un progetto di riqualificazione degli oratori, luoghi educativi e di aggregazione fondamentali». Tifosa sfegatata – nel bene e nel male – dell’Inter, il cuore di suor Annika batte anche per Paolo Rossi, il grande campione dei Mondiali 1982, che le autografò una maglietta. «Vicentino d’adozione, era un grande giocatore e un grande uomo. Faceva del bene in silenzio. Per me e i miei coetanei è stato un esempio di comportamento e, se glielo sapremo raccontare, lo sarà anche per le future generazioni».

Sostenuta dalle sorelle

In questa sua missione in maglietta e pantaloncini, «giocare vestita da suora sarebbe complicato», e suor Annika ha trovato fin da subito l’appoggio della madre generale, suor Maria Teresa Peña Toba. «Il suo sostegno è stato ed è molto importante per me. Ed è l’ennesima dimostrazione di quanto la mia scelta di congregazione sia stata oculata. Ho incontrato le Dorotee nel 2011 a Madrid, alla Giornata mondiale della gioventù. Fino ad allora, pur vivendo nella stessa città, non ne conoscevo l’esistenza. Ciò che mi ha subito colpito della loro spiritualità è la dimensione del cuore di Gesù e del cuore di Maria, la fortezza e la tenerezza insieme. Mi piace lasciarmi abitare da questi due cuori e cercare io di abitare dentro a questi cuori. Non è sempre facile, ma essere “figlia dei Sacri Cuori” è per me una grazia immensa».

A illuminare la strada della trentaduenne suor Annika è anche il fondatore delle Dorotee, il vescovo Giovanni Antonio Farina, canonizzato da papa Francesco nel 2014. «Di lui mi piace la spigliatezza, il non aver paura di affrontare situazioni difficili, di cui la sua storia è piena. La sua certezza era che in fondo al tunnel c’è il Signore. Lo ha insegnato anche alle suore. Diceva: “Ponete il vostro cuore nel cuore di Gesù”. Così ha fatto l’altra santa della nostra congregazione, santa Bertilla . Donna semplice, umile, ma saldissima nella fede e nell’amore per il prossimo». Mamma Giusy, papà Valter e Jacopo, il fratello più piccolo, sono contenti per Annika, perché hanno capito che lei è felice.

Innamorata del Signore

«Mi appoggiano e ci sono sempre», riconosce, «ma io devo rispondere a Qualcuno più in alto. Mi sono innamorata del Signore, ho sentito le farfalle allo stomaco. Ma, come può capitare quando ti innamori di un ragazzo, se la relazione non viene coltivata, finisce con lo scemare. La scintilla va bene, ma poi è nel rapporto quotidiano che capisci che il Signore ti sta davvero chiamando, che ha scelto te». Alle ragazze dice: «Ascoltate la voce che vi risuona dentro. Non abbiate paura se sentite il desiderio della consacrazione. Il Signore non toglie niente e dà tutto».

Chi è

Età 32 anni

Professione Insegnante di Storia dell’arte

Vocazione Suora delle Maestre di Santa Dorotea Figlie dei Sacri Cuori

Sport Attaccante della Nazionale delle suore

2 Febbraio, Giornata della vita consacrata

È la “festa” di suore e frati. Il 2 febbraio, nel calendario liturgico ricorrenza della Presentazione del Signore al tempio, si celebra la XXVI Giornata mondiale della vita consacrata. L’iniziativa, istituita nel 1997 da san Giovanni Paolo II, si pone l’obiettivo di valorizzare la vocazione delle donne e degli uomini che si consacrano con i voti di povertà, castità e obbedienza (da non confondere con il sacramento dell’Ordine, che ricevono i preti e non prevede voti) e chiede alla Chiesa tutta di pregare per loro. Per l’occasione, alle 17.30 nella basilica di San Pietro, papa Francesco celebrerà la Messa per i membri degli Istituti di vita consacrata e delle Società di vita apostolica

 

 
 
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