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Csm, che cos'è, che cosa fa, perché fa discutere

28/09/2018  Ha preso forma, non senza polemiche, con l'elezione di Davide Ermini alla vice presidenza, la nuova consiliatura del Consiglio superiore della magistratura. Ecco che cos'è e come funziona.

Che cos'è il Consiglio superiore della magistratura (Csm)  Il Consiglio superiore della magistratura (Csm) è un organo cosiddetto di rilievo costituzionale. Lo prevede l’articolo 104 Costituzione ed è a garanzia dell’autonomia e dell’indipendendenza della magistratura.

Chi lo compone

Il Presidente della Repubblica che è anche presidente del Csm, il Primo presidente e il Procuratore generale della Corte di Cassazione che ne fanno parte di diritto. I tre compongono il comitato di Presidenza con il Vice presidente, eletto fra i componenti laici del Csm da tutti i consiglieri. La  funzione del vice presidente è sostituire il Presidente della Repubblica in caso di assenza o impedimento ed esercitare le funzioni delegate dal presidente e quelle previste dalla legge o dal regolamento interno (per esempio: la predisposizione dell’ordine del giorno e la presidenza del Comitato di presidenza che compone assieme ai tre membri di diritto).

Magistrati: due terzi del collegio, cosiddetti membri togati, eletti dai magistrati ordinari e onorari che sono quelli dei Tribunali e delle Corti, (ne sono esclusi i magistrati amministrativi - Tar e Consiglio di Stato – contabili – Corte dei Conti – , tributari e militari, che hanno altri organi di autogoverno).

Non magistrati: i cosiddetti “Laici”, cioè di nomina politica, sono un terzo del collegio, eletti dal Parlamento in seduta comune, tra professori universitari ordinari di materie giuridiche e avvocati con almeno 15 anni di anzianità.

Che cosa fa il csm

  

Come previsto dell’articolo 105 della Costituzione, gli spettano «secondo le norme dell’ordinamento giudiziario, le assunzioni, le assegnazioni ed i trasferimenti, le promozioni e i provvedimenti disciplinari nei riguardi dei magistrati».

Perché la sua composizione è mista

Si tratta di un delicato sistema di equilibri e di cosiddetti “contrappesi”. La presenza di membri togati in maggioranza e di membri di nomina politica, con una presidenza di garanzia costituzionale come quella del Presidente della Repubblica, si spiega da una parte con l’esigenza di salvaguardare l’autonomia e l’indipenza della magistratura, secono il dettato della Costituzione, sottraendo al Governo poteri di pressione derivanti dalle nomine e dalle sanzioni disciplinari, che potrebbero altrimenti agire sul singolo magistrato in termini di lusinga di promozione o di timore di sanzione, fattori che ne minerebbero l’indipendenza. D’altro canto, una componente di esterna alla magistratura, di nomina parlamentare ma competente in materie giuridiche, è stata pensata dai costituenti per evitare che l’organo di autogoverno potesse dar vita a un potere completamente chiuso e autoreferenziale. Tutto il sistema dei contrappesi e delle garanzie costituzionali è pensato in modo da assicurare l’indipendenza reciproca dei poteri e, contemporaneamente, impedire che ciascuno possa essere esercitato senza limiti. Non per caso l’avvio dell'azione disciplinare nei confronti del magistrato, poi presa in carico e decisa con sentenza dall’apposita sezione disciplinare del Csm, per comportamenti tenuti nell’esercizio delle funzioni e fuori, a salvaguardia del prestigio dell’istuzione, spetta sia al Ministro della Giustizia sia al Procuratore Geneale della Cassazione.

Gli atti del Csm

  

I provvedimenti del Csm hanno la veste di Decreto del Presidente della Repubblica, possono essere impugnati davanti al Tar e in secondo grado al Consiglio di Stato. Le sentenze disciplinari sono pronunciate dall’apposita sezione e possono essere impugnate con ricorso alle Sezioni Unite della Cassazione

Da quanto esiste il Csm

A differenza di quanto si potrebbe pensare, il Consiglio superiore della magistratura, previsto dalla Costituzione, ma da istituire con legge, non è arrivato a stretto giro rispetto all’entrata in vigore della Carta, il primo gennaio del 1948, ma ha avuto una gestazione durata dieci anni: la legge che lo istituisce è infatti la 195 del 24 marzo 1958.

Dove si trova

  

La sede del Csm è Palazzo Marescialli in Piazza dell’Indipendenza a Roma.

Perché se ne parla

La consiliatura del Csm ogni quattro anni viene rinnovata, è accaduto anche nel 2018. Le procedure si sono concluse il 27 settembre del 2018 con l’elezione del Vicepresidente Davide Ermini.

Perché fa discutere

  

Il Csm fa sempre discutere perché da un lato, al di là delle intenzioni dei Costituenti che pensavano a eletti di alto profilo e sopra le parti, non è virtuale il rischio che i membri di elezione parlamentare vengano scelti con criteri più di appartenenza politica e che di profilo, esponendo il Parlamento alla critica di agire più con una logica di “lottizzazione” che di merito, cosa che in genere diventa più evidente quando c’è tensione tra esecutivo e magistratura. D’altro canto, il fatto che in 60 anni di funzionamento il Consiglio abbia cambiato più volte la legge elettorale delle componente togata si presta a qualche riflessione sulle difficoltà di rappresentatività del Consiglio. Non sono nuove e non cessano mai le polemiche relative alla preoccupazione che sulle nomine, soprattutto dei capi degli uffici giudiziari, le logiche di spartizione tra le correnti che esprimono le anime della magistratura associata interferiscano sui criteri di merito. Tanto che, dentro e fuori dalla magistratura, accade ciclicamente di sentir proporre, più o meno provocatoriamente, una riforma in direzione della nomina a sorteggio.

L'elezione 2018

Nell’immediata attualità sta facendo discutere l’elezione del vice presidente Ermini, che non è, come sovente è accaduto (ma non necessariamente), espressione della maggioranza di Governo, ma dell’opposizione e direttamente legato a un partito (deputato Pd, si è dimesso appena eletto in Csm). Nulla vieta nelle regole che questo accada e l’elezione è stata regolare, ma fa rumore perché ha espresso una insolita spaccatura nel Consiglio (e una non scontata composizione di maggioranza e minoranza tra i votanti togati): l’unanimità, inutilmente auspicata dal Presidente Mattarella, si è infatti tradotta in 13 voti a favore di Davide Ermini contro 11 a favore di Alberto Maria Benedetti, professore di Diritto Privato, non parlamentare, nella rosa di nomi proposti dalla maggioranza di Governo (scelto dal Movimento M5s consultando gli iscritti sulla piattaforma Rousseau.

 
 
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