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Dalla Tv all'altare, Fabrizio Gatta è diventato sacerdote

07/12/2021  L’ex conduttore di Raiuno è stato ordinato prete martedì mattina nella Concattedrale di Sanremo dal vescovo Suetta che lo ha esortato a ispirarsi a Sant’Ambrogio: «Dovrai lasciarti alle spalle un ambito tutto luccicante di carriera mondana: ti esorto ancora a perseverare nella risposta senza rimpianti e fuggendo dalla tentazione di trattenere o recuperare qualcosa»

Un cammino lungo otto anni e la tappa finale con l’ordinazione sacerdotale martedì mattina, 7 dicembre, festa di Sant’Ambrogio, nella Concattedrale di San Siro a Sanremo, insieme al suo compagno di Seminario don Vincenzo Davide Zito.

Don Fabrizio Gatta ha lasciato la carriera televisiva per abbracciare il sacerdozio: «Eppure da quando ho intrapreso questo cammino», ha raccontato ad Avvenire, «non mi sono mai voltato indietro. E anche i disagi o le novità che la nuova condizione mi presentava le ho sempre affrontate con la forza che arriva dalla Grazia che il Signore mi concede».

«Il percorso vocazionale di don Fabrizio e di don Vincenzo», ha detto l’arcivescovo di Sanremo – Ventimiglia, mons. Antonio Suetta durante la Messa per l’ordinazione presbiterale, «è, per qualche aspetto, simile a quello di Sant’Ambrogio, che, dopo una soddisfacente carriera professionale, per singolare e curiosa disposizione della divina volontà, ancora catecumeno, è stato chiamato alla cattedra episcopale di Milano. Anche voi, carissimi ordinandi, avete scoperto che l’amore di Dio vi ha guardato con speciale predilezione, chiamandovi al suo servizio, ed avete risposto con gioia. Due peculiari percorsi, i vostri, accomunati dal marcato accento posto sull’attitudine a “lasciare”, trama squisitamente evangelica di ogni avventura di fede e di ogni vocazione. Per te, don Fabrizio, l’invito a lasciarti alle spalle un ambito tutto luccicante di carriera mondana: ti esorto ancora a perseverare nella risposta senza rimpianti e fuggendo dalla tentazione di trattenere o recuperare qualcosa».

Mons. Suetta ha invitato i due neo sacerdoti a guardare proprio al Santo patrono di Milano: «Da Sant’Ambrogio imparate una piena dedizione al vostro ministero per il bene degli uomini a voi affidati: continuate a scrutare la Parola di Dio e la dottrina per essere buone guide del nostro popolo, non piegatevi alle mode o ai poteri del mondo per essere pastori autentici e non mercenari; siate disponibili e generosi con tutti condividendo le vostre risorse, le energie e soprattutto il tempo a vostra disposizione. Accogliete chiunque vi cerchi senza farvi desiderare e senza fretta, soprattutto i più poveri nel corpo e nello spirito; in ogni incontro e in ogni relazione ognuno possa trovare in voi un padre e un fratello, che accoglie, ascolta, consola, corregge e sostiene».

Fabrizio Gatta ha studiato per otto anni di Seminario dopo un percorso di discernimento durato altri tre anni. Da giornalista televisivo di successo, conduttore delle trasmissioni di Raiuno Linea Verde e Linea blu, nato e cresciuto a Roma, alla vocazione abbracciata a 58 anni, compiuti il 3 dicembre scorso. L’ex conduttore televisivo ha raccontato ad Avvenire il suo cammino: «Quando ho iniziato il mio percorso di discernimento ho svolto una missione di strada assieme ai Missionari del Preziosissimo Sangue. Poi, confrontandomi con il mio direttore spirituale, ho scelto la via del sacerdozio in diocesi». Arriva così l’approdo nella Chiesa del ponente ligure e gli studi in Seminario.

«Anche in questa terra siamo chiamati in missione: siamo luogo di confine, di passaggio, con una comunità che progressivamente è cambiata». E poi ci sono i giovani, che sembrano essere una sfida in cui il novello sacerdote intende impegnarsi nel suo ministero nella stessa Basilica in cui oggi viene ordinato e in cui domani celebrerà la sua Prima Messa. «I giovani devono essere destinatari di una rievangelizzazione. Hanno ricevuto un’educazione cristiana, ma non riescono a cogliere la rilevanza che la fede può avere nella loro vita. Diciamo che più che “contro”, vivono “senza” Dio. Quasi potessero bastare a se stessi. Ma non è così».

Don Gatta ha spiegato come è maturata la scelta di diventare prete: «Nella mia vita precedente avevo tutto quello che molti oggi vorrebbero: un buon lavoro, soddisfazioni, una posizione economica buona, visibilità e notorietà. Eppure dentro di me progressivamente è apparsa un’inquietudine che mi ha portato a riflettere. Nessuna conversione improvvisa, bensì una consapevolezza cresciuta piano piano».

Un cammino dove Dio si è fatto presente anche quando lavorava in Tv: «La riscoperta della fede mi ha permesso di rileggerla con occhi differenti e così ho compreso come Dio mi abbia sempre parlato attraverso i bei luoghi che ho visitato per le trasmissioni televisive, o attraverso le persone che ho incontrato in quelle occasioni. Una bellezza del nostro Paese, del Creato, che ho raccontato in televisione e che ora porto con me. Una bellezza più ampia, una bellezza della vita, che vorrei poter mostrare ai giovani». Accanto alla bellezza, don Fabrizio spera di poter presto «donare la misericordia di Dio attraverso la Confessione. Un dono di cui io per primo ho beneficiato».

Infine, sempre ad Avvenire, ha raccontato le reazioni dei colleghi: «Ho sentito rispetto e vicinanza per questa scelta. Tra tutti vorrei ricordare Fabrizio Frizzi che mi ha seguito nel cammino di discernimento e con il quale siamo sempre stati in contatto».

 
 
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