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martedì 24 novembre 2020
 
L'intervista
 
Credere

Renzo Arbore: ricominciamo a sorridere

16/07/2020  «Per me il sorriso è una forma di altruismo, ha a che fare con la fede», dice lo showman che, nonostante le ferite della vita, non ha mai smesso di guardare agli altri con benevolenza (nella foto: Renzo Arbore con l'Orchestra Italiana nel 2017)

Nino Frassica (a sinistra) insieme a Renzo Arbore nel 1988
Nino Frassica (a sinistra) insieme a Renzo Arbore nel 1988

Da bambino, i suoi genitori gli insegnarono una regola molto semplice: «Quando ti presentano o incontri una persona per la prima volta, sorridile». Un gesto che aveva a che fare con il concetto dimenticato di benevolenza e che, a 83 anni, Renzo Arbore continua ad applicare: «Ancora oggi il mio primo slancio è pensare che le persone siano buone e migliori di me: solo dopo averle conosciuto posso, eventualmente, rivedere il giudizio». L’impressione però è che Arbore sia benevolo anche nei confronti della vita: nonostante i dolori («le sofferenze sono state numerose e molto forti»), il celebre showman è intrigato dall’esistenza. La guarda con quella curiosità tipica di chi sa che, là fuori, c’è qualcosa di fantasmagorico da scoprire e, perché no?, da imparare. Forse anche per questo Arbore non ha chiuso i ponti con Dio: oggi come allora continua a interrogarsi sul senso della vita e, nonostante le ferite, nutre un grande senso di speranza.

Qual è il suo rapporto con la fede?

«Mi piace definirmi un credente di estrazione, nel senso che sono stato educato alla religione cattolica fin da piccolo: mia madre era una consorella della confraternita della Madonna Addolorata di Foggia, mio padre è cattolico e ho ben due cugine suore. In casa mia, per esempio, non si usciva mai senza prima aver sentito in radio la parola di Papa Pacelli. Conservo un bel ricordo di quegli anni: il mio parroco, don Antonio Luisi, era uno di quei preti alla mano, che andavano in bicicletta e giocava con noi. È lui peraltro che mi ha ispirato Frate Antonino in Quelli della notte… Crescendo, ho continuato a osservare i comandamenti, che considero dei principi fondamentali, ma, lo ammetto, vorrei avere una fede più profonda: invidio quelle persone che, andando alla ricerca di Dio, sono state illuminate e si sono convertite. Questa illuminazione, a me, non è arrivata».

È stanco di cercarla?

«Ho visto tanta vita, sa? L’era della Dc, gli Anni di piombo, la Madonnina che lacrimava sangue, il ritorno della destra, la Milano da bere, questa terribile epidemia… Alcuni miei amici si sono scoperti disillusi, allontanandosi dalla fede, io invece continuo ad avere speranza: per come sono fatto, le ragioni del cuore prevalgono sempre su quelle della mente. Vale anche per la fede. Diciamo che con Gesù ho un rapporto un po’ polemico: alcuni dolori che ho dovuto affrontare sono stati ingiusti, a cominciare dalla morte di mio padre. Con la Chiesa invece continuo ad avere un rapporto sereno».

Di solito accade il contrario: si fatica a relazionarsi con la Chiesa, anche per via dei vari scandali…

«Le mele marce esistono e ne ha parlato, giustamente, lo stesso papa Francesco. Si tratta però di una minoranza: non bisogna generalizzare. Ho avuto modo di conoscere personalmente molti sacerdoti, così come svariate realtà missionarie, e nella maggior parte dei casi i servi della Chiesa sono dei servi dell’umanità. In Africa ho visto credenti che si privavano di tutto pur di aiutare il prossimo, seguendo quello che per me è uno dei comandamenti più preziosi: ama il prossimo tuo come te stesso. Oggi, purtroppo, pare sia anche il dettame più svilito».

Si riferisce al recente clima d’odio razziale e alle polemiche sull’accoglienza agli immigrati?

«Non viviamo tempi facili. Per fortuna abbiamo papa Bergoglio: è un Pontefice saggio e provvidenziale ed è stato l’unico a spendere delle parole a favore dei migranti. Condivido quasi tutto quello che fa».

Lei ha vissuto sotto svariati pontificati: quali ricorda con più affetto?

«Sono nato sotto Papa Pacelli che, come le dicevo, era molto amato in famiglia. Sono stato però conquistato da papa Luciani: il Papa del sorriso. Anche se è stato in carica per poco tempo, aveva un’umanità straordinaria… Inoltre credo che il sorriso sia una forma di altruismo che ha a che fare con la fede. Sorridere a qualcuno, prima ancora di conoscerlo, è un atteggiamento sano, di benevolenza, che dovremmo recuperare. I miei genitori me lo ripetevano sempre! Sotto il pontificato di Wojtyla ho poi realizzato Il Pap’occhio, il primo film che faceva ironia sui santi anziché sui fanti (ride, ndr). Fece molto scalpore, fu ritirato ma poi è stato assolto dall’Opus Dei e rivalutato come profondamente cattolico. Il bersaglio della nostra ironia era infatti il catechismo imparato a scuola, non certo il crocifisso o Dio…».

Oggi, in nome del rispetto, si abbattono statue e si cancellano film che hanno la fatto la storia del cinema. La censura è lo strumento più efficace per promuovere una nuova sensibilità sociale?

«Il dialogo è la vera base per una nuova moralità. Sono e resto profondamente antirazzista (non potrebbe essere diversamente, visto che sono cresciuto con la devozione per la Madonna nera di Pompei!) ma disapprovo chi è sceso in piazza per distruggere statue e monumenti».

A proposito di Madonne, è vero che colleziona statue della Vergine Maria?

«Ne ho una stanza piena! Mi ha sempre affascinato che esistessero molte versioni della Madonna. Ho comprato le statue nei posti più disparati: in Brasile, Messico, Cuba, Spagna… però accanto al mio letto c’è la Madonna di Pompei. Non si tocca».

Ma perché proprio la Madonna nera?

«Anche qui, c’è lo zampino della mia famiglia. Vicino a Foggia, si trova il santuario della Madonna nera e lì ci portavano, ogni anno a Pasqua, i miei genitori: l’iter era sempre lo stesso. Si andava a Pompei, a visitare il santuario rendendo omaggio alla Vergine, per poi proseguire vero Sorrento, Amalfi…».

Veniamo ai suoi impegni tv: Striminzitic Show ricalca la formula già sperimentata da Guarda… stupisci e Indietro tutta - 30 e l’ode. Quando la vedremo alla prese con un format completamente inedito?

«In realtà era già in cantiere ma poi è arrivata la pandemia e siamo stati costretti a rimandarlo: senza pubblico non era possibile realizzarlo. Quindi abbiamo puntato su Striminzitic Show che è striminzito di nome e di fatto: la produzione era ridotta all’osso per via di tutte le norme sanitarie da rispettare. Siamo stati inoltre penalizzati da una collocazione praticamente inesistente perché la seconda serata è ormai uccisa dalla prima… Tuttavia critica e pubblico hanno gradito ed è questo che conta. L’idea era fare un Arbore & friends, rispolverando documenti, materiali e trasmissioni minori che la Rai non aveva o non sapeva di avere. A conti fatti, dunque, sono soddisfatto».

Una buona tv è ancora possibile?

«La tv urlata, prima o poi, segnerà il passo. Ne sono convinto. Personalmente non sono mai stato per una tv educativa o pedagogica, come auspicava a suo tempo Ettore Bernabei, ma questo non vuol dire che l’offerta debba essere diseducativa. Il problema nasce quando si segue la dittatura dell’Auditel (per la tv), del botteghino (per il cinema), della tiratura (per i giornali) e dell’incasso (per i teatri): così facendo si rincorre il gusto di una maggioranza che spesso è poco attrezzata culturalmente. Bisognerebbe quindi essere meno ossequiosi del mercato. Non è facile, me ne rendo conto: tutti, me compreso, siamo sedotti dal consenso».

Renzo Arbore mentre suona il clarinetto a Castel Dell'Ovo (Napoli), per il Capodanno 2010
Renzo Arbore mentre suona il clarinetto a Castel Dell'Ovo (Napoli), per il Capodanno 2010

Chi è

Una vita, tra innovazione e spettacolo

Conduttore, showman, jazzista, speaker radiofonico, autore tv, compositore, regista, disc jockey e sceneggiatore: Renzo Arbore è tutte queste cose (e molte altre) insieme. Nato nel 1937 a Foggia, da bravo jazzista quale è Arbore ha applicato la regola dell’improvvisazione a tutte le discipline dello spettacolo, finendo per innovare anche il mondo della radio, della tv, del cinema. Tra i suoi successi televisivi più famosi ricordiamo Alto Gradimento, di cui ricorrono i 50 anni dal lancio, Quelli della notte e Indietro tutta, il cui anniversario è stato celebrato nel 2017 con lo show Indietro tutta – 30 e l’ode! Attualmente è in onda con Striminzitic show su RaiDue. Arbore si è fatto portabandiera della musica napoletana nel mondo, fondando nel 1991 la band L’Orchestra italiana. (F.D’A.)

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