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martedì 29 settembre 2020
 
migranti
 

Siamo davvero vicini a un accordo europeo stabile sugli sbarchi?

16/09/2019  La "prova generale" è stata la gestione della vicenda Ocean Viking. Germania e Francia hanno dato segnali che un'intesa sulla redistribuzione nell'Ue dei migranti soccorsi in Mediterraneo è possibile. Una prima verifica sarà il vertice dei Ministri degli Interni europei a Malta il prossimo 23 settembre.

Più vicino un accordo europeo sulla redistribuzione dei migranti soccorsi in Mediterraneo? Le ultime dichiarazioni tedesche e francesi sembrano già segnali positivi di un clima per la prima volta favorevole alle richieste italiane di una gestione comune Ue dei profughi  e degli sbarchi nei “porti sicuri”.

A far da “prova generale” di un possibile accordo stabile, capace di rendere automatiche  le distribuzioni,  in modo da superare le “emergenze” e i blocchi portuali a cui s’è assistito in questi mesi è stata certamente la gestione della vicenda “Ocean Viking” e la fine dell’odissea degli 82 migranti recuperati in mare l’8 settembre scorso dalla nave delle Ong Sos Mediteranée e  Medici senza Frontiere, che era stata  costretta ad attendere per giorni il permesso di sbarcare. Alla fine è arrivato l’ok del Ministero dell’Interno per l’assegnazione di Lampedusa come “porto sicuro” e il via libera per lo sbarco. Ma la decisione è stata subordinata all’accordo dentro l’Ue per la redistribuzione dei migranti: 58 andranno in quattro Paesi (24 in Germania, 24 in Francia, 8 in Portogallo e due in Lussemburgo)  mentre 24 rimarranno in Italia. Il piano del Viminale, che verrà portato alla riunione dei Ministri degli Interni Ue, fissato a Malta il 23 settembre, prevede appunto “quote” di accoglienza per ogni Paese, su base volontaria.  Si sono già dichiarati disponibili Germania e Francia, che potrebbero ricevere il 25% ciascuno dei migranti sbarcati, l’Italia per il 10%. Il restante 40% gli altri Paesi. Sanzioni economiche sarebbero previste per i Paesi indisponibili alle redistribuzioni.  

 Nella giornata di oggi a conferma della  disponibilità tedesca è intervenuto il portavoce del governo tedesco Steffen Seibert, durante una conferenza stampa: “La Germania  - ha dichiarato - da sempre ha partecipato alla redistribuzione ad hoc dei migranti, ciò nonostante non abbiamo ancora trovato una procedura adeguata. L'Europa ha bisogno di un accordo affidabile sul modo in cui gli sbarchi devono e possono essere gestiti nello spirito della solidarietà europea e lo chiediamo da molto tempo”. 

Importante banco di prova per la realizzazione di un accordo sarà appunto l’incontro del 23 a La Valletta. “In vista dei colloqui della prossima settimana, la Germania e la Francia stanno facendo pressione per un accordo temporaneo. La distribuzione caso per caso o arrivo per arrivo è la condizione insoddisfacente in cui ci troviamo al momento", ha concluso il portavoce di Merkel.

E di rimando la ministra agli Affari europei francese Amélie de Montchalin, a margine del Consiglio Affari generali dell'Ue, proprio sul vertice di Malta ha osservato: "Il punto non è se si è 'duri o morbidi' nell'affrontare la questione degli sbarchi dei migranti salvati in mare”, ma come ci “si organizza”, rispettando i nostri valori, in modo "efficace" permettendo "uno studio di chi sono quelli che arrivano" e mantenendo un equilibrio tra "responsabilità e solidarietà". Se "non si è efficaci alla fine sono i populisti che vincono".  Sui populisti e la loro politica dei “porti chiusi”  ha aggiunto:  "Questi pongono dei principi, come abbiamo visto nei mesi scorsi, totalmente rigidi e dimenticano ciò che definisce la nostra identità, cioè il valore del rispetto dei diritti umani, il valore dell' occuparsi delle persone in pericolo, ed il diritto d'asilo. Le discussioni di lunedì prossimo a Malta sono essenziali e la Francia gioca un ruolo di motore".

Restano molti nodi da sciogliere, il primo dei quali  lo status dei migranti sbarcati e il destino dei cosiddetti “migranti economici”. Ma l’impressione è che il superamento della politica dei “porti chiusi” e del braccio di ferro all’avvicinarsi  di ogni nave di Ong alle coste italiane, che avevano caratterizzato il precedente governo, stiano creando le premesse per arrivare a una soluzione finalmente condivisa, se non da tutti i Membri della Ue, da molti Paesi disposti a farsi carico per una quota di profughi che fuggono dalle coste africane.       

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