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sabato 08 agosto 2020
 
Donne al potere
 

Famiglia, welfare, integrazione: ecco i chiodi fissi della neo commissaria dell'Unione europea

03/07/2019  La nuova presidente della Commissione europea è Ursula Gertrud von der Leyen, 59 anni, membro della Cdu, già ministro della Difesa e della Famiglia. Ecco cosa aveva detto a Famiglia Cristiana

La nuova presidente della Commissione europea è Ursula Gertrud von der Leyen, 59 anni, membro della CDU (Unione Cristiano Democratica) e ministro della Difesa dal dicembre 2013 (prima donna a ricoprire questo incarico). Madre di 7 figli, ha una carriera politica di tutto rispetto. Nel 2005, dopo che fu chiamata dall Merkel alla carica di ministro della Famiglia, Famiglia cristiana l'aveva intervistata. Riproponiamo il testo di quell'intervista.

I mariti tedeschi? Forse aiutano le loro mogli più degli italiani tradizionalisti, ma non c'è paragone i con i consorti scandinavi». Da buona tedesca ha le idee molto chiare Ursula von der Leyen, neoministro democratico-cristiano della Famiglia nel nuovo governo di Berlino, scelta dalla "cancelliera" Angela Merkel, oltre che per la sua preparazione (ha una laurea in Medicina e una in Economia), anche perché di figli se ne intende: ne ha infatti sette. 
«Mio marito Heiko e io, nei nostri 18 anni di matrimonio, abbiamo dovuto imparare con il tempo cosa significa adattarsi alle diverse situazioni professionali e assumerci insieme le responsabilità familiari», ci dice nel suo ufficio di Hannover Frau von der Leyen, univer-salmente riconosciuta come donna molto elegante e di grande charme, "figlia d'arte" (suo padre Ernst Albrecht è stato presidente della Bassa Sassonia). 
 

Il ministro tocca subito uno dei punti che le stanno più a cuore, il delicato rapporto tra famiglia e lavoro e il desiderio di riuscire a conciliare i due aspetti. Insomma: essere delle brave mamme senza che questo nuoccia alla professione. Anche se la maggior parte delle donne tedesche preferisce ancora dedicarsi più alla famiglia (con molte eccezioni tra le coppie giovani), le statistiche in Germania sono impietose: nei posti di vertice il 31 per cento è rappresentato da donne e ben due terzi di queste non hanno figli. Il lavoro, dunque, è fatale per la famiglia? 

«È un ostacolo che lo Stato dovrebbe rimuovere», spiega il ministro, «aumentando l'offerta di assistenza all'infanzia e di scuole a tempo pieno (oggi le scuole sono prevalentemente a tempo parziale) e attuando una politica fiscale che riduca le tasse per le famiglie con prole. Cosa che ora non succede perché il prelievo fiscale è calcolato soprattutto sulla base del reddito, indipendentemente dal numero di figli. Questo risparmio potrebbe essere investito riducendo l’orario di lavoro per consentire più tempo a casa. È una questione di giustizia non permettere che persone giovani e preparate debbano operare scelte drastiche tra lavoro e figli». Da qualche anno in Germania si registra una maggiore sensibilità da parte delle istituzioni per la cura e l'educazione delle nuove generazioni, tanto che qualche anno fa una storica sentenza della Corte costituzionale tedesca ha definito i figli come "patrimonio di tutti". «La società», commenta Frau Ursula, «ha interesse a favorire una sana educazione dei figli perché si integrino bene nel mondo del lavoro».

 

Il problema delle pensioni

Le emergenze sociali in Germania non finiscono qui. «Esiste una trasformazione di tipo demografico, comune a molti Stati europei», conferma il ministro, «per cui, da un lato,
l'aspettativa di vita è sempre più lunga e, dall'altro, solo il 40 per cento delle persone sopra i 55 anni lavora e versa i contributi. Questo problema di tipo previdenziale dovrà
essere affrontato in futuro».

E la questione dell'immigrazione, che la Germania sta affrontando ormai da molti anni, soprattutto dalla Turchia? La risposta è decisa: «Ci dovremo anche concentrare molto
sull'assistenza da fornire ai bambini e alle famiglie degli immigrati per far sì che non vengano isolati. Dobbiamo, purtroppo, registrare che abbiamo sviluppato negli anni un
modello dove esistono, all'interno di un unico Stato, diverse società, per così dire, parallele. La maggior parte delle persone immigrate vive separata e non si è integrata con i
tedeschi, pur vivendo gli stessi problemi. Non possiamo permetterci questo, dobbiamo far sì che fin dalla nascita questi cittadini vengano integrati».
Visto che il problema si pone in modo spesso drammatico anche in Italia, siamo curiosi di conoscere la sua ricetta.
 
«La risposta è semplice», replica in in tono garbato la signora von der Leyen, «L'integrazione va fatta fin da quando il figlio entra all'asilo. In quella fase della vita non
esistono barriere culturali fra i bambini di nazionalità di
verse, la convivenza è più facile e le possibilità che si realizzi sono maggiori. È necessario anche tentare
un'inculturazione delle mamme straniere che portano i figli all'asilo attraverso corsi di lingua e cultura tedesca. Io stessa ho fatto questa esperienza e mantengo ancora oggi
amicizie con alcune famiglie turche. Molte famiglie tedesche e turche hanno legato così». 

E che dire dell'attuale questione dell coppie di fatto e dei famosi Pacs? 
«Attualmente», risponde, « in Germania esiste la possibilità, per coppie dello stesso sesso, di essere
parzialmente riconosciute dallo Stato al fine di veder regolati i diritti e
i doveri degli interessati. Non è prevista, invece, alcuna possibilità di adozione. I cristiano-democratici riconosceranno lo status quo, ma non intendono andare oltre tale
legislazione». 
 Ci accompagna una curiosità fin dall'inizio della nostra conversazione: riuscirà la neoministro a conciliare, come ha fatto finora, le esigenze di un lavoro ancora più
impegnativo e la cura di sette figli? «Sono sicura di sì. Probabilmente ci trasferiremo a Berlino. Intendo prendere pochi impegni la sera e, possibil mente, tenermi libera nel
fine settimana per potermi dedicare alla famiglia».

(Immagine in alto: Ansa. Originariamente pubblicato su FC44 del 2005)

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