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La senatrice a vita, Liliana Segre, durante la celebrazione del Giorno della Memoria al Quirinale
«Se mi chiedono: “Si può parlare di Gaza nel Giorno della Memoria?”, rispondo che certamente se ne può parlare».
A dirlo è stata la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta ad Auschwitz, intervenendo al Quirinale in occasione del Giorno della Memoria. La senatrice ha risposto a quattro domande di altrettanti studenti che hanno appena partecipato al Viaggio della Memoria ad Auschwitz, il caampo di concentramento nazista dove vennero uccisi milioni di ebrei durante la Shoah.
«Il valore universale degli insegnamenti che derivano dalla Shoah ci porta a riflettere sempre sulle tragedie e i crimini che ancora dilagano nel mondo», ha spiegato Segre. Tuttavia ha chiarito: «Il problema è un altro. Non si può usare Gaza “contro” il Giorno della Memoria; non si può accettare che diventi occasione di una vendetta sulle vittime di allora».
Rivolgendosi in particolare ai giovani, ha sottolineato che «il Giorno della Memoria non è per gli ebrei, è principalmente per tutti gli altri. Serve per ricordare la nostra storia, quello che fece l’Italia fascista di allora, quello che fecero la Germania nazista e molti Stati europei contro le “razze” considerate inferiori, contro i più deboli e i diversi, contro l’umanità».
Segre ha denunciato la ripresa dell’antisemitismo anche alla luce dei conflitti attuali: «Il tragico conflitto a Gaza, con le enormi sofferenze subite da tanti innocenti, ha fatto riesplodere un antisemitismo che prima sembrava sopito. Il principio cardine, come per tutti i razzismi, è quello della colpa collettiva… Oggi siamo arrivati a una espansione ulteriore, per cui la colpa addirittura risale a ritroso la linea del tempo e ci tocca leggere frasi tipo: “Le vittime di allora hanno perpetrato un nuovo genocidio oggi”. Un pensiero delirante e ripugnante, che è alla base delle ritorsioni che stanno colpendo il Giorno della Memoria».
Commentando la situazione mondiale, Segre ha aggiunto: «Sono incredula e smarrita, come penso siano tutti oggi. Perfino i governanti non sanno che pesci pigliare di fronte all’esibizione della prepotenza allo stato puro… Viviamo in uno stato di inquietudine che evoca in me lontani ricordi». Ma ha anche indicato una speranza: «Penso che in questo momento critico abbiamo una speranza, che si chiama Europa. L’Unione Europea deve dimostrarsi all’altezza delle sfide. Non più solo moneta e mercato, ma orgogliosa e coraggiosa comunità di democrazie, capace di difendersi e di far progredire insieme lo sviluppo e la giustizia sociale».
Riguardo alla sua lunga attività di testimonianza nelle scuole, la senatrice ha raccontato: «Quando, dopo trent’anni di testimonianze, ho deciso di non farle più, non è stato un momento facile… Era uno sdoppiamento tra la vecchia che sono e la tredicenne che ero. Io parlavo della tredicenne, ero la nonna di me stessa, ero a volte disperata e ho capito che non potevo diventare pazza». Ma ha anche ricordato l’emozione dei giovani: «Ancora oggi incontro degli studenti di allora che si ricordano di quegli incontri… Mi assicurano: “Non ho dimenticato, sono io quella ‘candela della memoria’”».
Infine, sulla nascita della Repubblica e il referendum del 2 giugno 1946, Segre ha osservato: «La scelta della Repubblica era un atto di giustizia. Il Re Vittorio Emanuele III si era reso responsabile di molti tradimenti… Il tradimento ai danni dei cittadini ebrei con l’approvazione delle leggi razziste del 1938… Il tradimento nei confronti dei militari italiani, che avevano giurato fedeltà al re e che vennero abbandonati al loro destino dopo l’8 settembre 1943».
Ha inoltre ricordato gli IMI (Internati Militari Italiani): «Mio marito fu uno degli IMI, che in 600 mila onorarono la patria rifiutando di aderire alla Repubblica Sociale Italiana e rimasero nei lager per 20 mesi per loro scelta». Il messaggio di Liliana Segre è chiaro: il Giorno della Memoria resta un’occasione non solo per ricordare il passato, ma per riflettere sul presente e sulla responsabilità di ciascuno nella costruzione di un mondo più giusto.


Il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante la celebrazione del Giorno della Memoria al Quirinale
(ANSA)E sul riemergere dell’antisemitismo è intervenuto anche il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, ribadendo la centralità della memoria come fondamento della convivenza civile. Mattarella ha ricordato che «la Repubblica Italiana e la sua Costituzione sono nate contro le ideologie disumane e sanguinarie che avevano avvelenato la prima metà del Novecento» e che «sono sorte dal sangue innocente dei deportati nei campi di sterminio e dei combattenti per la libertà».
Il capo dello Stato ha ammonito che «nella Repubblica non c’è posto per il veleno dell’odio razziale, per i germi della discriminazione, per l’antisemitismo che affiora ancora pericolosamente, per coloro che predicano la violenza» e ha sottolineato che far memoria della Shoah «non è solo un dovere della memoria: significa rinnovare con forza il nostro patto civile che si fonda su fratellanza, rispetto, convivenza».
Mattarella ha inoltre richiamato alla responsabilità dell’Unione Europea nel contrastare le derive antisemite e razziste: «Il riproporsi e il diffondersi di manifestazioni di razzismo e di antisemitismo è indice di alta pericolosità e interpella un’azione rigorosa da parte delle autorità di tutta l’Unione Europea».
Sul Giorno della Memoria anche il pensiero di papa Leone XIV, che ha affidato a un post sul suo account X @Pontifex il suo pensiero: «Oggi, Giornata della Memoria, vorrei ricordare che la Chiesa rimane fedele alla posizione ferma della Dichiarazione Nostra Aetate contro tutte le forme di antisemitismo e respinge qualsiasi discriminazione o molestia per motivi etnici, di lingua, nazionalità o religione».











