Mercoledì 4 febbraio, ad Arzano, nel Napoletano, viene ucciso Rosario Coppola, 52 anni, imbianchino. La matrice camorristica è evidente, eppure l’uomo non sembra appartenere ad alcun clan. Si fa avanti l’ipotesi dello scambio di persona.

Napoli, lunedì 2 marzo, a finire sotto i colpi dei sicari è Salvatore De Marco, 33 anni. In pieno giorno. A pochi passi dalla scuola. «Finché si ammazzano tra loro», pensano gli ingenui, «possiamo stare sereni». Ragionamento sbagliato.

Sabato 7 marzo. A Marano, viene ammazzato Castrese Palumbo, 79 anni, cognato del boss Angelo Nuvoletta. La paura inizia a serpeggiare. Anche se non sappiamo che cosa stia accadendo, l’esperienza ci dice che, quasi certamente, siamo di fronte a una nuova guerra di camorra. Ne parliamo tra noi, ci informiamo.

Non passano che poche ore, quando, ancora una volta, da Arzano, ci giunge la notizia che Armando Lupoli, 49 anni, è stato crivellato di colpi, mentre era in auto con la moglie. È troppo. La preoccupazione iniziale si è già trasformata in paura. Una sensazione che conosciamo bene. Gli assetti dei vari clan cambiano con grande facilità. Gli amici di ieri possono essere i nemici di oggi. Lo scacchiere si sposta in continuazione.

Dal carcere i vecchi boss continuano a impartire ordini, fino a che gli emergenti gielo permettono. Nel momento in cui il delirio di onnipotenza contagia chi non è più disposto a obbedire, iniziano i guai. Sembra la pellicola di un film che ritorna indietro. La logica è sempre la stessa, cambiano solo i nomi e le alleanze. La camorra ha fame di spazi, di potere, di denaro.

Tra i tanti peccati di cui un camorrista si macchia non bisogna dimenticare quello della vanità. Avete capito, bene, la vanità. È come se, soprattutto i giovani, fossero impegnati in una gara contro il tempo. Sanno che la loro sorte finirà o dietro le sbarre o al camposanto. E allora si giocano tutto, sperando di farla franca. Non accade quasi mai.

Lo Stato, prima o poi, arriva. Purtroppo, per quanto possa sembrare paradossale ai non addetti ai lavori, i vuoti lasciati da chi muore o finisce in carcere, sono terribilmente pericolosi. Appena un clan viene decapitato inizia la corsa alla sostituzione. Lotte interne, quindi, tra chi accampa diritti di successione per parentela o per capacità. Non solo, ma la debolezza del nemico, fa gola al clan rivale. Questo è il momento opportuno per allargare i confini del proprio “regno”. E gli adepti del clan perdente? Si dividono tra i “fedelissimi” al vecchio padrone anche nel momento in cui sta per essere sconfitto e chi, invece, decide di passare dalla parte del vincitore, ben sapendo che sarà ritenuto un traditore dagli uni e dagli altri. Amici-nemici. Parenti-serpenti. E la storia si ripete. La dinamica, per sommi capi, è sempre questa.

La camorra napoletana non ha le caratteristiche della mafia siciliana. Non è mai riuscita ad avere una struttura piramidale. Non ha un capo avente diritto all’ultima parola. La camorra napoletana è sbriciolata in tanti clan l’uno contro l’altro armato. Questa che potrebbe apparire, ed è, una debolezza, diventa, per il popolo, un incubo. Le guerre scatenate dai camorristi vengono combattute, come abbiamo detto, in pieno giorno, tra le strade affollate di bambini, ragazzini, genitori. Il pericolo di finire sotto i colpi di un sicario inesperto non è peregrino. È già successo tante volte. Abbiamo paura.

Domenica, in parrocchia, ho avuto modo di parlare con decine di credenti terrorizzati per i loro figli. Siamo grati allo Stato per l’attenzione che ci riserva, ma credo che, ancora una volta, siamo nel pieno di una vera emergenza. Non possiamo permetterci di affrontare una nuova guerra di camorra. Non abbiamo la forza psicologica per sostenerla. Gli scenari internazionali già sono spaventosi. Se anche a livello locale respiriamo lo stesso clima fratricida, gi sforzi di migliaia di persone di buona volontà rischiano di essere vanificati. Occorre spegnere questo focolare di guerra intestina prima che faccia altre vittime. Dio non voglia anche tra gli innocenti. Per favore, care, autorevoli autorità, fate presto, arrivate prima. Liberateci da questo angosciante incubo.