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L'arcivescovo padre Franco Moscone al presidio di Manfredonia con gli autotrasportatori
Lunghissime code davanti ai distributori dove il gasolio è arrivato a toccare quasi 2,50 euro al litro, molte strade – soprattutto statali e tangenziali – bloccate dai presidi di protesta degli autotrasportatori e scaffali vuoti nei supermercati. In Puglia sono scene sempre più frequenti a causa di una doppia emergenza che sta mettendo in difficoltà cittadini, imprese e attività commerciali. Dietro questa situazione ci sono due proteste diverse, ma accomunate da una crescente esasperazione sociale: quella dei lavoratori dell’ex Ilva di Taranto, che si oppongono alla chiusura dello stabilimento, e quella degli autotrasportatori, ai quali si sono uniti agricoltori, olivicoltori e pescatori, esasperati dall’aumento dei costi energetici e del gasolio e dalla crisi dei rispettivi settori.
Una mobilitazione che nel Foggiano e sul Gargano è cominciata già sabato scorso, tra presìdi e blocchi stradali, e che ha avuto finora un’attenzione limitata da parte dei media nazionali. Un silenzio che l’arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, padre Franco Moscone, contesta apertamente, denunciando il rischio che le ragioni della protesta e il disagio di intere categorie di lavoratori restino ai margini del dibattito pubblico.


Un distributore a Cosenza con scorte di benzina e diesel esaurite
(ANSA)Taranto, il blocco alla raffineria Eni
La prima protesta riguarda i lavoratori dell’ex Ilva, mobilitati contro la prospettiva della chiusura dello stabilimento siderurgico tarantino. Da giorni operai e rappresentanti sindacali presidiano le strade statali 7, in direzione di Massafra, e 106, verso Reggio Calabria. Il presidio prosegue anche durante la notte, con i lavoratori che hanno trascorso diverse ore in tenda.
Il blocco ha conseguenze che vanno ben oltre il perimetro della fabbrica. Le limitazioni alla circolazione hanno infatti impedito alle autocisterne di raggiungere agevolmente la raffineria Eni di Taranto, situata tra le due arterie stradali e strategica per il rifornimento di diverse aree di Puglia, Basilicata e Calabria.
Il risultato è una crescente difficoltà nella distribuzione dei carburanti. In numerose località pugliesi, da Foggia a Santa Maria di Leuca, si segnalano distributori rimasti senza benzina o gasolio, altri con le scorte in esaurimento e lunghissime code di automobilisti che cercano di fare rifornimento prima che i serbatoi delle stazioni di servizio si svuotino. La giornata dove gli automobilisti si sono più allarmati è stata quella di giovedì quando code lunghissime ai distributori hanno fatto finire il carburante nel giro di poche ore. Una situazione che rischia di ripercuotersi sull’intera economia regionale, perché la disponibilità di carburante è essenziale non soltanto per gli spostamenti dei cittadini, ma anche per il trasporto delle merci, il funzionamento delle imprese e le attività agricole e ittiche.


Le proteste degli autotrasportatori sul Gargano
La protesta contro il caro gasolio
Accanto alla vertenza dell’ex Ilva c’è la mobilitazione degli autotrasportatori, alla quale hanno aderito agricoltori, olivicoltori e pescatori. Il malcontento riguarda soprattutto il rincaro dei carburanti e delle fonti energetiche, che pesa su attività già messe a dura prova dall’aumento dei costi di produzione e dalla riduzione dei margini di guadagno.
La protesta è partita nei giorni scorsi, in particolare nella provincia di Foggia, e si è estesa ad altre zone della Puglia. Tra i punti interessati dai presìdi ci sono la strada statale 17 e il casello di Poggio Imperiale, sulla A14. Blocchi e rallentamenti sono stati segnalati anche nel Brindisino dove venerdì è prevista una protesta con la partecipazione di autotrasportatori e consumatori.
Le conseguenze si vedono sulle strade, ma anche nei negozi. A San Severo sono stati segnalati scaffali vuoti nei supermercati, mentre diversi sindaci del Gargano hanno descritto una situazione sempre più difficile per le comunità locali. Il blocco dei trasporti e le difficoltà nei rifornimenti rischiano infatti di interrompere una catena di approvvigionamento dalla quale dipendono beni essenziali e attività quotidiane. La mobilitazione, intanto, si prepara a proseguire. Per venerdì 16 ottobre sono previste manifestazioni in diverse città del Gargano, con l’invito a partecipare rivolto anche alla popolazione. Gli autotrasportatori chiedono risposte concrete sul costo del carburante e sulla sostenibilità economica delle proprie attività. Il ministero dei Trasporti ha convocato le associazioni di categoria per il 27 ottobre, ma per chi protesta l’urgenza è immediata.


La protesta dei Tir in Calabria contro il caro carburante proclamata da Fedralog, la Federazione regionale della logistica, che andrà avanti sino al 20 ottobre. I camion si posizionano ai lati delle strade senza attuare veri e propri blocchi, sotto il controllo delle forze dell'ordine. I disagi alla circolazione comunque non mancano a causa del restringimento della carreggiata
(ANSA)«Il silenzio dei grandi media nazionali lascia stupiti»
A prendere posizione sulla mobilitazione è padre Franco Moscone, arcivescovo di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo, che ha visitato diversi presìdi sul territorio e ha annunciato la propria partecipazione alla manifestazione prevista a Manfredonia venerdì. La sua riflessione non riguarda soltanto le rivendicazioni economiche dei lavoratori, ma anche il significato democratico della protesta e la scarsa attenzione che, a suo giudizio, le è stata riservata dai grandi mezzi d’informazione nazionali: «Giovedì sono stato a far visita ad uno dei tanti presidi di lavoratori dell’autotrasporto presenti sul Gargano e nel Tavoliere delle Puglie ed oggi ho fatto pervenire il sostegno mio e della Chiesa di Manfredonia-Vieste-San Giovanni Rotondo ai lavoratori dei settori (autotrasporto, agricoltura, olivicoltura e pesca) in pacifica agitazione da diversi giorni», spiega, «venerdì 16 ottobre in diverse città garganiche sono previste manifestazione con l’invito alla partecipazione di tutta la popolazione. Ho deciso di partecipare alla manifestazione che si terrà a Manfredonia e successivamente raggiungere alcuni presidi di lavoratori nel nord del Gargano».


Un cartello di protesta degli agricoltori in un presidio nel Foggiano
Per l’arcivescovo «le manifestazioni sono più che legittime» e sono anche il «segno di una vera mobilitazione democratica che parte dal basso e che esprimono dissenso e disagio circa le politiche guerrafondaie e bellicistiche che ormai da anni guidano le scelte europee ed italiane. È evidente la perdita del valore dei salari, l’indebitamento della popolazione e l’aumento delle fasce di povertà che stanno schiacciando l’intera popolazione. I lavoratori dei comparti dell’agricoltura, pesca e trasporti del Gargano e provincia di Foggia da giorni si sono mobilitati con presidi pacifici ed “efficaci” circa la loro protesta legato all’ormai insostenibile rincaro delle fonti energetiche e del gasolio in particolare».
L’analisi di padre Moscone va oltre: «Ciò che lascia stupiti», sottolinea, «è l’assordante silenzio dei grandi media nazionali pubblici e privati, dalla Rai a Mediaset, e delle grandi testate giornalistiche. Non si tratta di un silenzio dovuto al “non sapere o non essere informati”: è una scelta voluta dalle redazioni. Leggo il tutto come una strategia perversa di manipolazione dell’opinione pubblica, per non utilizzare il termine censura da parte del potere manovrato dalle grandi industrie multinazionali delle armi e dell’energia».




