Dietro al dolore della famiglia del piccolo Domenico Caliendo c’è tutta la comunità del comune in cui vivono, Nola, dove ieri si sono celebrati i funerali. A raccontarci come i nolani si siano stretti attorno ai familiari di Domenico, vivendo come proprio lo strazio della malattia e poi del lutto, è Antonino Cassese, che in un certo senso di Nola è una delle voci, come giornalista pubblicista del portale 80035.it, e che aveva già contribuito ad organizzare la fiaccolata, preceduta da una veglia di preghiera nella cattedrale a cui la cittadinanza aveva partecipato numerosa.

«Sono state le amiche di Patrizia Marcolino, la mamma di Domenico (e di altri due bambini di 11 e 5 anni), che tutti gli italiani hanno imparato a conoscere per la compostezza del dolore e ora per la fermezza nel chiedere giustizia», ricorda Cassese, «a rivolgersi a me per organizzare insieme la fiaccolata, quando per il piccolo Domenico non c’erano più speranze ed era tenuto in vita da una macchina. E mi fa piacere ricordarne i nomi, perché sono loro che ora, mentre mamma Patrizia è emotivamente crollata, la sostengono ancora di più: Mena, Sara, Maria, Marina, Giuseppina, Carmela, Loredana, Pina».

Quello a Domenico è stato un addio partito alle 11 del mattino con l’arrivo della salma in chiesa, per dare a tutti la possibilità dell’ultimo saluto prima del rito funebre, che è iniziato alle 15 ed è durato circa un’ora.

Da sin, Antonio Caliendo, l'avvocato Francesco Petruzzi e Patrizia Marcolino, ai funerali del piccolo Domenico nella cattedrale di Nola (ANSA)

La vista della piccola bara bianca, così minuscola, così tangibile, più di ogni altra cosa ha fatto realizzare ai genitori in primis, ma anche ai loro concittadini, l’ineluttabilità della morte di un bambino di due anni. «Ogni morte porta con sé un dolore, quella di un bambino molto di più, ma in questo caso a far amplificare lo sconcerto, ed anche la rabbia, è il fatto che poteva essere evitata», precisa Cassese. «Domenico sarebbe vissuto ancora a lungo, benché malato, anche senza trapianto di cuore; il trapianto era stato anticipato per rendere più semplice la sua vita che invece chi avrebbe dovuto prendersi cura di lui ha commesso quell’errore imperdonabile che lo ha ucciso. E io, che ho due bambini piccoli, di cui uno di sei mesi, ho vissuto tutto questo con uno strazio particolare. E ho accolto volentieri la richiesta di aiuto delle amiche della mamma a titolo volontario».

Anche chi non è potuto entrare in chiesa ha potuto assistere in Piazza attraverso la filodiffusione al rito funebre caratterizzato dalla presenza di molte autorità, tra cui anche la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, il sindaco di Napoli Gaetano Manfredi e il presidente della Regione Roberto Fico.

«All’uscita della bara dalla chiesa, su indicazione della madre, è partita la canzone di Marco Mengoni Guerriero, perché così ha sentito il suo piccolo Domenico, a cui dopo il fallito trapianto del 23 dicembre avevamo dato solo tre giorni di vita e che invece ha resistito due mesi».

La madre di Domenico Caliendo precede il feretro del figlio al termine della cerimonia funebre nella cattedrale di Nola (ANSA)

La piazza era invasa da grappoli di palloncini bianchi e composizioni circolari di palloncini celesti e bianchi che sono stati liberati in aria nel punto in cui il brano recitava “per sempre mio”, tra gli applausi della folla intervenuta per l’ultimo saluto.Folla che poi si è incamminata dietro uno striscione, le cui spese sono state coperte da comuni cittadini, per raggiungere la statua del patrono di Nola, San Felice. Il silenzio era interrotto talvolta dal grido: «Giustizia».

«A contribuire all’organizzazione del corteo», conclude Antonino Cassese, «anche l’associazione di volontariato Luce della Vita, con cui abbiamo realizzato delle magliette. Ora cerchiamo di contribuire a tenere viva la memoria di Domenico, che è l’obiettivo della madre attraverso la Fondazione che vuole creare in suo nome. Già lo street artist milanese Zak Whm (quello che ha realizzato un’operazione artistica analoga su Giulia Tramontana ndr) realizzerà un grande murales a Napoli dedicato alla mamma e al bambino; a Nola ne verrà fatto un altro sulla serranda di un negozio, in accordo con la mamma, e vorremmo farne uno anche all’interno dell’ospedale Monaldi e in un’altra zona di Nola che aiuteremo a individuare. La madre e noi con lei non vogliamo che Nola diventi un luogo di pellegrinaggio, ma desideriamo che il nome del figlio non svanisca mai».

Nella cattedrale di Nola fiori davanti alla foto di Domenico Caliendo il bimbo di due anni e mezzo morto dopo il trapianto del cuore "bruciato" all'ospedale Monaldi di Napoli (ANSA)