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Il campione paralimpico, Alex Zanardi, durante la cerimonia di presentazione di OSO - 'Oltre le barriere la forza dello sport'.
A poco più di un anno dal terribile incidente di Alex Zanardi, esce nelle sale il 28, 29 e 30 giugno il docufilm La grande staffetta. È il racconto del suo ultimo progetto che aveva visto coinvolti decine di atleti disabili impegnati con handbike, bici e carrozzine olimpiche ad attraversare l’Italia da Nord fino a Santa Maria di Leuca, passandosi il testimone per dare un segnale di ripartenza all’Italia, grazie alla loro tenacia di uomini e donne che non si sono mai arresi di fronte alla malattia e alla menomazione fisica. Proprio come Alex Zanardi, che vediamo nel docufilm nei suoi ultimi giorni prima del coma e della lunga riabilitazione. È come sempre entusiasta, attraversa l’Italia con l’inseparabile moglie Daniela al seguito in bicicletta, incontra i sindaci delle città toscane, dà la carica ai compagni, sorride, invita alla prudenza.
E poi la tragica fatalità, quando il 19 giugno finisce contro un camion sulla provinciale tra Pienza e San Quirico, nel Senese. La macchina da presa riprende pudicamente da lontano l’handbike ai bordi della strada, il camion lì a fianco, la moglie Daniela china su di lui, la cognata Barbara Manni che si dispera, i compagni che piangono, le mani tra i capelli. «Quel terribile momento è stato un shock per tutti», ricorda Barbara Manni, che ha prodotto il docufilm, «ma poi abbiamo deciso di ripartire e andare fino alla meta perché così avrebbe voluto Alex».
Barbara collaborava con Alex Zanardi già da anni. Anche se era uno di famiglia (ha conosciuto la moglie Daniela, manager sportiva, nei box delle auto da corsa quando era un pilota e si sono sposati nel 1996), si era tenuta fuori dalle sue attività agonistiche e filantropiche fino a quando Alex l’ha coinvolta nel 2014, dopo aver creato il progetto Bimbingamba, per poter dare ai bambini disabili dei Paesi poveri la possibilità di venire in Italia a fare una protesi.
«Io venivo dal mondo della televisione, e avevo una mia casa di produzione, la Filmart Studio. Mi ha chiesto una mano a titolo volontario per diffondere il progetto. Abbiamo in seguito realizzato il film 50xRio, sulla sua preparazione alle Paralimpiadi del 2016. Infine è nato Obiettivo3, per aiutare i disabili a intraprendere un’attività sportiva con il paraciclismo, ma anche con il tiro con l’arco, il nuoto, l’atletica, il tennis, dotando loro di mezzi che possono essere anche molto costosi. Siamo partiti con 7 atleti nel 2017 e a oggi ne abbiamo aiutati 100. Tutto questo grazie al contributo di diverse aziende come Fondazione Vodafone, con noi fin dall’inizio. E nel caso del docufilm, un grosso sostegno ci è arrivato da Unicredit e da Rio Mare».
Un’altra strada perseguita da Obiettivo3 è stata quella di portare alcuni di questi atleti alle qualificazioni per le prossime Paralimpiadi di Tokyo, e almeno tre di loro hanno delle ottime chance.
«Lo scorso anno il lockdown aveva bloccato la vita di tutti», continua Barbara Manni, «anche degli atleti disabili, che non potevano più allenarsi all’aperto. A quel punto a uno dei ragazzi sostenuti da Obiettivo3 è venuta l’idea, quando sono cominciate le prime riaperture, di fare questa corsa simbolica lungo lo Stivale che partiva da tre punti del Nord, Levico Terme, Luino e Saluzzo, per poi congiungersi in Toscana e da lì dirigersi verso la Puglia. Alex è stato subito entusiasta dell’idea e ci siamo messi all’opera. Abbiamo capito che un’impresa così eccezionale e dal grande valore simbolico andava raccontata con un film. La voce narrante del documentario avrebbe dovuto essere quella di Alessandro, ma dopo l’incidente abbiamo deciso di fare un racconto corale affidato agli atleti. Tutti consapevoli dell’insegnamento di Alex: di fronte a qualsiasi difficoltà non ci si deve mai fermare».








