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Don Antonio Ruccia in una foto del 2023 mentre indica la culla termica installata nella sua parrocchia di San Giovanni Battista nel quartiere Poggiofranco di Bari
Il 2 gennaio 2025, nella parrocchia di San Giovanni Battista, nel quartiere Poggiofranco di Bari, un neonato viene trovato senza vita da un addetto di un’agenzia di pompe funebri nella culla termica – un’incubatrice che ricrea l’ambiente intrauterino e che viene utilizzata di solito per i bambini nati prematuri o sottopeso – presente in un locale attiguo alla chiesa. Secondo l’accusa della Procura di Bari, la morte per ipotermia del bimbo sarebbe avvenuta perché la culla, pur dotata di un sistema di allarme collegato al telefono del parroco, don Antonio Ruccia, non ha segnalato la presenza del bambino, e il sistema di climatizzazione ha funzionato in modo difettoso, soffrendo aria fredda anziché calda. Don Ruccia viene indagato per omicidio colposo insieme a Vincenzo Nannocchio, il tecnico che nel 2014 installò i macchinari presenti nel locale a supporto della culla, ovvero il sistema di allarme e il climatizzatore.
Martedì scorso la vicenda giudiziaria di don Antonio Ruccia si è definitivamente conclusa. Il giudice monocratico Luna Calzolaro ha accolto la richiesta di patteggiamento del parroco a un anno di carcere, sospendendo però l’esecuzione della pena. Questa significa che non sarà eseguita e che Ruccia non andrà in carcere. In precedenza, la prima richiesta di patteggiamento a tre mesi di carcere era stata respinta dalla giudice dell’udienza preliminare Ilaria Casu perché ritenuta non congrua. Nannocchio, invece, è stato rinviato a giudizio. Il dibattimento inizierà il 3 giugno prossimo. «Ora che l’iter giudiziario è concluso voglio dire la mia verità», dice Ruccia.
Don Antonio, perché ha deciso di patteggiare?
«Ci sono situazioni nella vita in cui le battaglie non possono essere vinte. Bisogna pareggiarle? Non credo che questa sia la soluzione: bisogna temporeggiare e far emergere la verità che tanti provano ad affossare. Per questo la scelta nasce dal voler continuare a svolgere il ministero sacerdotale senza sapere che una lunga fila di persone che svolgono il ruolo di “strilloni” sono dietro la tua porta e non ti permettono di svolgere la tua missione sacerdotale. Superare una gogna mediatica condita da tante falsità non è una cosa semplice e a volte quelle scelte che sono dolorose, sono il primo passo verso un nuovo giorno. Questa vicenda è qualcosa di incredibile e spaventoso allo stesso tempo».
Perché?
«La sentenza sembrava essere già scritta e soprattutto ho avuto la netta sensazione che si volesse dare in pasto all’opinione pubblica un capro espiatorio. Tanti hanno dato giudizi categorici senza conoscere nulla e soprattutto per partito preso. Anzitutto: il patteggiamento non è un’ammissione di colpa. È un voler mettere fine ad una vicenda che ha leso la mia dignità e ha creato una voragine tra l’aiuto alla vita e il voler l’eliminazione della culla termica. A “vincere” in questa vicenda sono stati i social e quelli che io chiamo gli strilloni».
Chi sono, scusi?
«Persone che pur non conoscendo la vicenda hanno dichiarato cose false e soprattutto denigrato completamente il mio operato e quest’iniziativa che ho voluto nel 2014 come strumento di accompagnamento per salvare vite».
Torniamo ai fatti. Cosa accadde quel giorno?
«La mattina del “lascito” del bimbo – uso questa parola perché è il termine giuridico che indica quando un bimbo viene posto in un luogo in cui possa essere preso e consegnato alle dovute autorità – io non ero presente a Bari. Non ho mai ricevuto la telefonata sul mio cellulare e soprattutto nessuno si è accorto di nulla. Come mai? La risposta più semplice: non è suonato l’alert che metteva in comunicazione il mio cellulare con la culla termica. Questo avviene per il rilevamento del peso. Chi ha ritrovato il bambino nella culla termica si era recato in parrocchia per svolgere la sua attività lavorativa di necroforo. In parrocchia doveva svolgersi un funerale celebrato da un altro sacerdote. Questa persona afferma di essere andata per caso nella culla termica. Strano? Se nessuno aveva visto nulla o sentito qualcosa, come mai si è recato nella culla termica? Per fare cosa».
Lei dov’era quella mattina?
«A Roma. Il giorno prima, alle ore 7.15, ero andato a controllare nella culla termica, come facevo abitualmente, e non avevo trovato nulla. Tutto questo è verificabile dai consumi registrati dal contatore dell’energia elettrica. Il tutto avviene perché si metteva in moto il condizionatore che era nel vano della culla termica. Infatti, dai dati del consumo dei giorni 1 e 2 gennaio 2025 appaiono alcuni elementi determinanti».


Spieghi meglio.
«Il giorno del 1° gennaio il consumo a chiesa chiusa da mezzanotte alle ore 6.30 è praticamente stabile (oscilla intorno a 0,06, ndr). Aumenta alle 6.30 appena sono arrivato in parrocchia e aumenta ulteriormente proprio alle 7.15 quando io stesso entro nella culla termica e faccio mettere automaticamente in moto il condizionatore. Il consumo, registrato dal contatore parrocchiale, ridiscende appena si spegne il condizionatore e si attiva vertiginosamente intorno alle 9.30 e poi alle 10 quando viene attivato il termosifone di calore elettrico della parrocchia. Il consumo torna ai valori “notturni”, diciamo così, intorno alle 12.45 quando la chiesa dopo le celebrazioni veniva chiusa. Nel periodo dalle 13 alle 17.15 il consumo non muta. Appena riaperta la chiesa aumenta, ma non di molto, e alle 18.30 aumenta nuovamente perché viene riattivata la pompa di calore in chiesa con valori pari a quelli del mattino. Chiusa la chiesa intorno alle 20 il valore del consumo è pari a quella della notte e prosegue sullo stesso volume fino alle 7.30 del mattino seguente quando la chiesa viene riaperta».
Il giorno del ritrovamento che accade?
«Alle 7.30 si assiste a un aumento naturale del consumo perché la chiesa viene aperta. Intorno alle 7.45-8 il consumo sembra aumentare improvvisamente e ridiscendere subito dopo qualche minuto. Intorno alle 9.15-9.30 proprio quando la persona dichiara di essere andato per caso a vedere la culla termica il consumo aumenta e qualcosa si è rimesso in moto. Andando a ritroso ci si accorge dai dati rilevati trovati sono pari a quelli del 14 dicembre 2024 quando io stesso avevo provato a vedere il funzionamento della culla termica al mattino dopo aver fatto il controllo di manutenzione e dopo essere andata via la luce per un intero pomeriggio. Il consumo ha sempre lo stesso valore. È tutto un caso?».
La Procura attraverso la Squadra Mobile ha svolto delle indagini per appurare quanto accaduto.
«Le indagini si sono concentrate solo sul mancato funzionamento della culla termica e basta. Ho sempre dato la mia disponibilità all’autorità competente a cercare cosa sia veramente accaduto. Nessuno oltre me, e la culla termica, è stato attenzionato. E mi chiedo perché. Le perizie medico – legali appaiono superficiali e svolte con poca attenzione. Le ho fatto la ricostruzione dei consumi di energia elettrica per dire che gli inquirenti non hanno mai voluto esaminare il contatore. Inoltre, il pannolino del bimbo non era quello abitualmente usato e soprattutto impermeabilizzato. Era un panno non assorbente su cui si è sversata la pipì che il bimbo aveva fatto molte ore prima. Mi è sembrato tutto finalizzato a chiudere subito le indagini senza ulteriori verifiche sul posto. Come mai?».
L’inchiesta per abbandono di minore è stata archiviata nei mesi scorsi.
«Non so nulla e a me non è stato comunicato nulla. Constato ancora una volta la fretta nell’esecuzione di certe pratiche. Nessuno mai ha richiesto il bimbo dicendo di essere la presunta madre. Come mai? Anche questo è strano».
Perché la sua prima richiesta di patteggiamento a 3 mesi è stata respinta dal gup?
«Sono state dette una serie di bugie e riportate notizie atte a screditare il mio operato di sacerdote. Avendo deciso di patteggiare il mio legale ha chiesto il minimo della pena previsto per il reato di omicidio colposo che è pari a sei mesi. Il pubblico ministero, che rappresenta l’accusa, dopo un’analisi delle norme giuridiche applicava le attenuanti generiche e chiedeva tre mesi. Cioè di meno rispetto alla mia stessa richiesta. Il gup, invece, ha ritenuto la pena non congrua e ha deciso di rigettare la mia richiesta».
Perché, secondo lei?
«Forse perché volevano a tutti i costi rinviarmi a giudizio».
La culla termica ha suscitato qualche perplessità in città?
«Ha creato subito problemi quando è stato ritrovato il primo bambino “salvato”. Il Presidente del Tribunale dei Minori ed altri hanno subito detto di non sapere nulla. Quanto di più falso. Avevo comunicato a tutti dell’installazione della culla avvenuta con i dovuti permessi del Comune di Bari e con la collaborazione del Policlinico di Bari che era al corrente della culla. Più volte sono stato invitato a non procedere nel voler fare promozione della vita nascente per non creare ulteriori disagi facendomi pressione perché tacessi e, in alcuni casi, rivolgendosi anche al mio vescovo. Nel secondo ritrovamento, anzi lascito, ho curato fino all’ultimo giorno la mia presenza accanto alla piccola nel reparto di Neonatologia del Policlinico di Bari. Non ho mai preteso scavalcare le leggi. Una nonna il giorno di Natale del 2023 avendo saputo del lascito della piccola aveva regalato alla bimba una copertina che lei aveva realizzato per una sua nipote che sua figlia attendeva. La tutrice nominata dal Tribunale dei Minori ha rifiutato di prenderla asserendo che “potevo aver messo qualche segnale di riconoscimento”. Che stranezze. Il bene infangato e affossato».
Ora che ha patteggiato e la vicenda giudiziaria si è conclusa cosa farà?
«È il tempo del “potere dei segni” per dirla alla don Tonino Bello che ho conosciuto personalmente quando avevo 19 anni ed ero al secondo anno di Teologia nel seminario di Molfetta e al quale ho affidato il piccolo fin dal primo giorno. Ci sono tanti altri modi per comunicare affinché le ingiustizie possano essere messe in luce. Ne ho già pensata una che perseguirò».
In questi mesi la sua comunità l’ha sostenuta?
«Ho continuato a fare il parroco stando in prima linea. Molti della comunità sanno che il bimbo è stato posto morto nella culla termica. La perizia di parte lo dimostra con certezza».
Allora perché non ha continuato con il processo?
«Voglio continuare a svolgere il ministero di parroco, se mi sarà permesso. Voglio continuare ad essere me stesso e soprattutto a dire la verità, visto che qualcuno sta provando a farmi tacere. Questa vicenda è ancora tutta da scrivere: se si trattasse di un bimbo avuto fuori del matrimonio da parte di qualcuno che aveva tanto denaro e che ha certamente ha preso in giro la madre dicendole che intendeva riconoscerlo e questa donna avrà lasciato al freddo il piccolo chissà dove durante la notte di Capodanno? Forse poi avranno voluto il funerale? Forse, avrà pensato, una volta trovato morto, con l’aiuto di qualcuno esperto di confondere la culla della vita con una tomba?».











