“E meno male che ci avete pensato!”. L’inconfondibile voce di Enrico Ameri ebbe un’impennata, come quando doveva interrompere un collega di “Tutto il calcio minuto per minuto” per annunciare un gol. Era il 1991 e gli avevo telefonato per dirgli che Famiglia Cristiana aveva pensato di intervistarlo in occasione del suo pensionamento dopo decenni di radiocronache in RAI. Ameri fu felicissimo. “Vieni a trovarmi in ufficio a via del Babuino e ti racconto tutto”, disse.

L’intervista fu lunga e ricca di spunti. Ameri aveva portato anche vecchie foto della sua carriera di radiocronista, non solo di calcio. Mi fece notare che una foto, presa al traguardo di un Giro di Lombardia di ciclismo, lo ritraeva accanto a un Gian Paolo Ormezzano ancora con i capelli.

Ameri era un cattolico praticante (nel suo bel libro “Radiogol” Riccardo Cucchi racconta di quando, dovendo assistere Ameri in una radiocronaca, gli fu chiesto di presentarsi a Messa la domenica mattina) e un po’ si lamentò della freddezza di Famiglia Cristiana rispetto alle presunte apparizioni di Medjugorje, dove era stato in pellegrinaggio. Ma alla fine fu così contento dell’intervista e della foto di apertura (un ritratto familiare in cui teneva in braccio una nipotina) che, pochi giorni dopo la pubblicazione del giornale, arrivò da parte sua un invito a cena in un celebre ristorante nel cuore di Roma. Altri tempi, altro stile.

Enrico Ameri oggi avrebbe cent’anni. Era nato a Lucca il 15 aprile del 1926. Per l’occasione Poste Italiane gli dedica un francobollo appartenente alla serie tematica “le eccellenze del Patrimonio culturale italiano”. Di sicuro Ameri è patrimonio della memoria collettiva degli italiani appassionati di calcio, che per oltre trent’anni hanno ascoltato la sua voce raccontare le partite alla radio. La voce di Ameri si identifica soprattutto con una trasmissione: Tutto il calcio minuto per minuto.

Chi è nato nell’epoca delle partite di calcio giocate quasi ogni giorno, vissute e raccontate dalle Tv satellitari e dai social in tempo reale, con immagini che arrivano già dagli spogliatoi prima ancora del fischio d’inizio dell’arbitro, non può capire il fascino di un programma come “Tutto il calcio minuto per minuto” (nato il 10 gennaio del 1960).

Le partite di campionato si giocavano soltanto la domenica, c’era il monopolio della Rai, i telefoni cellulari e internet non esistevano. L’unico modo per conoscere l’andamento di una partita di calcio era andare allo stadio oppure aspettare l’inizio di “Tutto il calcio minuto per minuto”. Sembra incredibile, ma fino alla stagione 1968-69 il programma non copriva le ultime quattro giornate di campionato e solo dal 1977 fu deciso di seguire l’intera partita (fino ad allora la trasmissione cominciava nell’intervallo fra il primo e il secondo tempo). Agli appassionati di calcio non restava che aggrapparsi alla voce dei radiocronisti.

Enrico Ameri era la voce dal campo principale. Una macchina da guerra implacabile che non ti faceva mai perdere di vista il pallone (che lui spesso e volentieri, per evitare ripetizioni, chiamava “la sfera”), un trionfo di ritmo e precisione, mai sguaiato o inutilmente sopra le righe, dizione perfetta, una voce calda e avvolgente che non perdeva mai un colpo. Sembrava che avesse il metronomo impostato sulla "Cavalcata delle Walkyrie" di Wagner. Un altro suo grande collega, Alfredo Provenzali, raccontò che gli era accanto durante la radiocronaca della mitica partita Italia-Germania, ai campionati mondiali di calcio del 1970 in Messico (finì 4-3 per l’Italia ai supplementari). Quando Provenzali gli chiese se poteva aiutarlo in quella lunga e palpitante radiocronaca, Ameri prese un foglietto e scrisse solo due parole: “sì, massaggiami”. E Provenzali gli massaggiò le spalle.

Quando chiesi ad Ameri se in tanti anni di radiocronache gli fosse mai sfuggita qualche “papera”, me ne confidò una piuttosto divertente aggiungendo subito: “te l’ho detta, ma su Famiglia Cristiana non la puoi scrivere”. Uomo politicamente di destra, Ameri prediligeva una certa autarchia linguistica: con lui era più “rete!” che “gol!”. Sempre impeccabile, solo una volta Ameri perse le staffe in diretta per una interruzione di Sandro Ciotti. Il microfono rimase aperto e Ameri diede del rompiscatole (usiamo un eufemismo) al collega. Pochi istanti dopo Ameri cercò di giustificarsi spiegando che l’insulto era rivolto a un tifoso troppo irruento che stava invadendo la sua postazione. Fu una crisi non da poco, che fu ricomposta dopo un lungo lavorìo diplomatico dei dirigenti Rai.

L’interruzione “Scusa, Ameri” al momento di un gol o di un rigore faceva balzare il cuore in gola ai tifosi. Probabilmente resta una delle formule più celebri della radio italiana (a Lucca, per anni, fu anche il nome di un ristorante). Una volta Paolo Villaggio fece un gag radiofonica esilarante, ripetendo all'infinito "Scusa, Ameri", ma la voce di Ameri, messa in sottofondo, non si fermava mai. Alla fine quel "Scusa, Ameri", dapprima imperioso, diventava una preghiera, un rantolo, un soffio che si spegneva.

Ameri era arrivato alle radiocronache di calcio dopo aver raccontato altri eventi non sportivi. Si ricordano un reportage del 1953 in Persia e l’assegnazione del Premio Nobel al poeta Salvatore Quasimodo. Per tutta la carriera raccontò anche da par suo le corse ciclistiche (“Merckx è passato in questo momento davanti alla nostra postazione microfonica, inseguito da un gruppetto di 5-6 corridori. Ora noi ci metteremo naturalmente fra Merckx e il gruppo….”), ma uno dei suoi capolavori fu nel 1969 la radiocronaca della missione spaziale Apollo 11. Inviato nella base della Nasa, Ameri raccontò così la partenza della missione: “Otto, sette, sei, cinque, quattro, iniezione!, il Saturno 5 scarica nell’aria con nuvole di fumo i gas che lo porteranno tra breve verso l’alto. È il 16 luglio 1969, sono le 9 e 32, ora della costa orientale degli Stati Uniti d’America. Il veicolo spaziale americano denominato Apollo 11 parte dalla piattaforma 39A di Capo Kennedy, si innalza verso il cielo con un rombo, seguendo la traiettoria dell’Apollo 8 e della Apollo 10, mentre il crepitio dei suoi motori diffonde nell’aria un’onda sonora che si infrange sulla terra facendola sussultare…”. Una descrizione magistrale, che renderebbe superflue anche le immagini. Magia della radio. Magia della voce indimenticabile di Enrico Ameri.