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C'è un modo per salutare chi amavi sott'acqua: tuffarsi. Non è metafora. È quello che hanno deciso di fare gli studenti del Distav, il Dipartimento di Scienze della Terra, dell'Ambiente e della Vita dell'Università di Genova, dopo la notizia che ha squarciato il loro mondo: la professoressa Monica Montefalcone non tornerà più in cattedra. Non tornerà con la sua voce capace di fare del mare qualcosa di vivo, urgente, quasi morale. Non tornerà Muriel Oddenino, trentuno anni, assegnista di ricerca, che di quel mare si stava facendo custode. L'idea è tanto semplice quanto potente: scendere insieme, in silenzio, fino al Cristo degli Abissi, la statua bronzea posizionata a diciassette metri di profondità nella baia di San Fruttuoso, tra Camogli e Portofino, all'interno dell'Area naturale marina protetta Portofino. Fermarsi lì, sotto la superficie del mondo, e pregare.
Ci sono gesti che nessun comunicato stampa sa fare. Questo è uno di quelli.


La tragedia nell'atollo di Vaanu
Era il diciassette maggio quando dall'atollo di Vaavu, nelle Maldive, è arrivata la notizia. Cinque persone non erano risalite da un'immersione in grotta a sessanta metri di profondità. Tra loro, Monica Montefalcone, cinquantuno anni, professoressa associata in Ecologia all'Università di Genova, biologa marina, volto noto anche nei programmi televisivi di divulgazione scientifica. Con lei la figlia Giorgia Sommacal, che avrebbe compiuto ventitré anni il primo giugno, studentessa nell'ateneo genovese. E poi Muriel Oddenino, originaria di Poirino nel torinese, giovane ricercatrice del Distav. E ancora Federico Gualtieri, neolaureato di Omegna, in Piemonte, che aveva discusso la sua tesi proprio sulla biodiversità maldiviana ed era partito con la professoressa come naturale continuazione di quel percorso. Il quinto era Gianluca Benedetti, quarantaquattro anni, capobarca della spedizione.
La crociera scientifica era stata organizzata dal tour operator piemontese Albatros Top Boat. Montefalcone ne era la coordinatrice: una missione di due settimane per monitorare l'ambiente marino, studiare i coralli, misurare le conseguenze del cambiamento climatico su uno degli ecosistemi più vulnerabili del pianeta. Erano arrivati domenica nell'arcipelago maldiviano. Pochi giorni dopo, in fondo a una grotta, il mare li ha trattenuti.
La Procura di Roma ha aperto un fascicolo per omicidio colposo contro ignoti. La Squadra Mobile di Genova, su delega dei magistrati romani, ha acquisito le mail scambiate tra Montefalcone e il Distav, il "documento di missione" con gli indirizzi di ricerca, i pc e i telefoni dei componenti del gruppo. Al centro dell'indagine, una questione ancora aperta: le immersioni rientravano nelle attività autorizzate dalla missione scientifica? L'ateneo genovese ha precisato sin dal primo giorno che "l'attività di immersione subacquea non rientrava in alcun modo nelle attività previste dalla missione scientifica, ma è stata svolta a titolo personale". Un collega, l'entomologo forense Stefano Vanin, ha raccontato agli investigatori che lui e Montefalcone avevano chiesto l'autorizzazione all'Università, e che con Albatros erano stati stipulati contratti individuali, come privati. Le salme di Monica Montefalcone, Giorgia Sommacal, Muriel Oddenino e Federico Gualtieri sono rientrate in Italia il ventitré maggio, atterrando a Malpensa su un volo Turkish Airlines da Istanbul. Le autopsie sono programmate a partire dal venticinque maggio a Gallarate.
Il Cristo, il bronzo, la memoria
Il Cristo degli Abissi fu posizionato nel 1954 sul fondale della baia di San Fruttuoso, opera dello scultore Guido Galletti. È una statua in bronzo ricavata fondendo medaglie, campane e parti di navi — materiali che già portavano storie di mare, di partenze e di ritorni mancati. Le braccia levate verso la superficie sembrano tendere verso la luce da sotto, o forse trattenerla dall'alto. È diventato nel tempo il simbolo universale di chi ha perso la vita in mare e di chi al mare ha consacrato la propria esistenza. Ogni anno subacquei di ogni parte del mondo scendono fin lì, a diciassette metri, per il silenzio e la memoria.
Che gli studenti del Distav abbiano pensato a quel posto, a quella statua, a quei diciassette metri di profondità, dice qualcosa di preciso sulla natura del lutto quando si perde una maestra. Non basta la cerimonia in superficie. Bisogna scendere dove lei era, dove il mare si stringe attorno al corpo e l'orientamento si sfuma, dove la luce cambia colore e il respiro si misura. Bisogna stare in quel mondo che lei amava, che lei insegnava ad amare, che lei è andata a studiare fino all'ultimo giorno della sua vita. Pregare lì, davanti a un Cristo di bronzo che guarda verso su, è forse l'atto più coerente che si potesse immaginare.


La data dell'immersione sarà fissata a funerali avvenuti. Non c'è ancora un giorno, ma c'è già un'intenzione: scendere insieme, in silenzio, e tornare. Come Monica e Muriel non hanno potuto fare.
Ci sono modi di ricordare che sono, in sé, già una forma di continuità. Portare sott'acqua il proprio lutto, lasciarlo respirare con le bombole, guardarlo attraverso la maschera, è qualcosa che Monica Montefalcone avrebbe capito immediatamente. Lei che del mare aveva fatto una disciplina scientifica e una lingua emotiva. Lei che aveva portato fin lì sua figlia, i suoi studenti, i suoi colleghi. Lei che voleva misurare il cambiamento climatico nei coralli delle Maldive perché credeva che il sapere dovesse servire a qualcosa, che la bellezza del mondo marino valesse la fatica di difenderla.
L'immersione al Cristo degli Abissi non sarà riportata su nessuna rivista scientifica. Non produrrà dati, non alimenterà database. Servirà a qualcos'altro: a fare dei discepoli i continuatori non solo del metodo, ma dello sguardo. Di quella capacità di guardare l'ecosistema marino come si guarda qualcosa di prezioso e fragile, qualcosa che può scomparire se non lo si cura e lo si studia e lo si ama con tenacia. È questo che le studentesse e gli studenti del Distav stanno dicendo, scendendo a diciassette metri nella baia del Silenzio di Camogli: che non dimenticheranno. E che continueranno.
Sotto la superficie, accanto al Cristo di bronzo con le braccia tese verso il cielo che non si vede, il loro dolore diventerà qualcosa che il mare sa trasformare: qualcosa di salato e vivo.










