«Sono consapevole che non è consueta la presenza del Presidente della Repubblica per i lavori ordinari del Consiglio. Per quanto mi riguarda non si è mai verificata in undici anni. Mi hanno indotto a questa decisione la necessità e il desiderio di sottolineare, ancora una volta, il valore del ruolo di rilievo costituzionale del Consiglio Superiore della Magistratura. Soprattutto, la necessità e l’intendimento di ribadire il rispetto che occorre nutrire e manifestare - particolarmente da parte delle altre istituzioni - nei confronti di questa istituzione. Istituzione non esente, nel suo funzionamento, da difetti, lacune, errori e nei cui confronti non sono, ovviamente, precluse critiche. Come, del resto, si registrano difetti, lacune, errori e sono possibili critiche riguardo all’attività di altre istituzioni della Repubblica, siano esse parte del potere legislativo, di quello esecutivo, di quello giudiziario. In questa sede, che rimane e deve rimanere rigorosamente istituzionale ed estranea a temi o controversie di natura politica - più che nella funzione di Presidente di questo Consiglio come Presidente della Repubblica - avverto la necessità di rinnovare con fermezza l’esortazione al rispetto vicendevole. In qualsiasi momento, in qualsiasi circostanza. Nell’interesse della Repubblica».

Con queste parole, dal significato inequivocabile, il presidente Sergio Mattarella, che presiede il Consiglio superiore della magistratura di diritto, è intervenuto questa mattina, 18 febbraio 2026, per la prima volta, ai lavori ordinari del Plenum del Csm, che prima di questa occasione aveva frequentato soltanto poche volte e solo in circostanze particolari: per le nomine del Procuratore generale o del Primo Presidente della Cassazione e di assemblee straordinarie per l’elezione del vicepresidente.

Il Presidente Sergio Mattarella presiede l'Assemblea plenaria straordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura
Il Presidente Sergio Mattarella presiede l'Assemblea plenaria straordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura

Il Presidente Sergio Mattarella presiede l'Assemblea plenaria straordinaria del Consiglio Superiore della Magistratura

(ANSA)

Il richiamo al rispetto del Csm e dell’autonomia e independenza della magistratura di cui il Csm è presidio, non sono nuovi, da parte del Presidente Mattarella: già pochi giorni fa di fronte a troppe parole in libertà della maggioranza, in occasione della decisione sulla modifica del quesito del Referendum, aveva richiamato al rispetto della Corte di Cassazione. Questa volta a innescare il richiamo, come si deduce dalla tempistica, devono essere state le parole del ministro della Giustizia Carlo Nordio, che in una intervista al Mattino di Padova, parlando del sorteggio introdotto dalla legge costituzionale che andrà a referendum il 22 e 23 marzo aveva parlato: «di potere para-mafioso delle correnti del Csm», un uso quanto meno "avventuroso” dell’aggettivo mafioso che non può essere passato inosservato, a una storia istituzionale come quella di Sergio Mattarella.

Come altre volte, il presidente, senza mai venire meno a uno stile improntato a una condotta rispettosissima del proprio ruolo super partes di garanzia dell’unità nazionale, che ha sempre tenuto a debita distanza ogni tentativo di essere tirato per la giacchetta, ha messo a fuoco proprio nel palazzo del Csm l’importanza per la tenuta democratica del rispetto dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura, la cui soggezione - lo ricordiamo - è soltanto alla legge (e alla Costituzione che ne è a livello nazionale la fonte più elevata in grado).

Significativo il fatto che il Presidente abbia richiamato il dovere del rispetto e dello spirito costituente del dialogo tra diverse posizioni più volte in diverse occasioni cruciali simbolicamente proprio dentro il Palazzo Marescialli che ospita il Consiglio superiore. Lo ha fatto il 16 aprile 2024, quando il palazzo è stato intitolato a Vittorio Bachelet, di cui il 20 febbraio 2026 ricorre il centenario della nascita, ucciso dalle Brigate rosse il 12 febbraio 1980, quando era presidente del Csm: «La ricerca del confronto non era strada agevole», disse in quell’occasione il Presidente riferendosi al contesto della violenza politica degli anni Settanta, più o meno a proposito evocata più volte in questi giorni dopo gli scontri di Torino, «e, talvolta, da taluno neppure apprezzata, in una stagione tra le più tormentate e conflittuali della storia repubblicana, dove non soltanto le parole e le ideologie si facevano più aspre, ma la violenza delle armi pretendeva di farsi strumento di lotta politica, elevando gruppi criminali a soggetto politico. In quegli anni drammatici, Vittorio Bachelet esprimeva la convinzione che il rafforzamento delle istituzioni democratiche si realizzasse non attraverso lo scontro, ma con scelte – per quanto possibile condivise - di piena e coerente attuazione dei principi della nostra Costituzione».

Parole queste ultime, che suonano molto attuali in momenti di aspro dibattito su una riforma costituzionale, che ha l’impronta del Governo e che è stata approvata in Parlamento senza che un solo emendamento, né di opposizione né di maggioranza, sia stato accolto.

Mentre la presenza di Mattarella oggi in Csm ne richiama un’altra altrettanto straordinaria di un momento difficile: il 9 aprile 2015, giorno tragico per le istituzioni, quando Sergio Mattarella presiedette un Plenum straordinario a poche ore dagli spari nel Tribunale di Milano che avevano colpito a morte l'avvocato Lorenzo Alberto Claris Appiani, il giudice Fernando Ciampi e l'imprenditore Giorgio Erba, lì in qualità di testimone. Anche il quel momento il presidente fece riferimento al pericolo del discredito anche all’epoca presente: «Attraversiamo tempi caratterizzati da grandi difficoltà», disse allora Mattarella eletto due mesi al Quirinale: «Alle minacce della criminalità e della mafia si sono unite quelle del terrorismo internazionale. La crisi economica, che si protrae da anni, ha fatto aumentare le tensioni sociali. I magistrati, come i responsabili di altre funzioni, sono sempre in prima linea: e ciò li rende particolarmente esposti. Anche per questo va respinta con chiarezza ogni forma di discredito nei loro confronti».

Fu un segno quel giorno la presenza del Presidente in Csm a garanzia della tenuta delle istituzioni, lo stesso segno ha dato oggi, in un contesto diverso, per provare a riportare su toni più istituzionali un dibattito, infuocato da ambo le parti, in vista del referendum che chiama i cittadini a decidere tra le altre cose proprio a decidere se siano o meno favorevoli a dividere il Csm in tre. Cittadini che, su un tema così delicato, avrebbero bisogno di essere informati più che trascinati nell’arena.