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Da sinistra, Danilo Pichierri e Angela Taccia, gli avvocati di Andrea Sempio a pochi metri dal Tribunale di Pavia.
Il cosiddetto caso Garlasco si trova dalla sera del 3 novembre 2026 a un passaggio importante, non ancora cruciale: la richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio, indagato per l’omicidio di Chiara Poggi, avvenuto il 13 agosto del 2007.
La ha depositata la Procura della repubblica di Pavia guidata da Fabio Napoleone, che: «valutati anche gli atti da ultimo depositati dalla difesa dell'indagato», ha chiesto al Gup il processo per Sempio, per omicidio volontario pluriaggravato dalla crudeltà e dai motivi abietti.
LA RICOSTRUZIONE DELLA PROCURA
Secondo la ricostruzione dei fatti dal punto di vista dell’accusa, che la difesa disconosce, e che il Giudice per l’udienza preliminare ora dovrà vagliare, l’omicida avrebbe avuto una colluttazione iniziale con la vittima, per poi colpirla più volte in testa con un corpo contundente, prima sulla fronte poi sullo zigomo destro, facendola cadere a terra. Per poi trascinarla al fine di condurla verso la porta di accesso alla cantina. La vittima avrebbe provato a reagire ma sarebbe stata colpita di nuovo più volte in punti diversi della testa fino a perdere i sensi. Il corpo sarebbe poi stato spingo e fatto scivolare lungo le scale che conducevano alla cantina, e poi colpito ancora alla testa nonostante la vittima fosse già incosciente. A causare la morte sarebbero state «gravi lesioni cranio encefaliche». Gli si contestano: «L’aggravante di aver agito con crudeltà verso la vittima in considerazione dell’efferatezza dell’azione omicidiaria per il numero e l’entità delle ferite inferte alla vittima, di cui almeno 12 lesioni sul cranio e sul volto». E quella di: «aver commesso il fatto per motivi abietti, riconducibili all'odio per la vittima a seguito del rifiuto del suo approccio sessuale». La procura rinvia «Ogni argomentata valutazione concernente la rilevanza e il significato dell'insieme degli elementi probatori acquisiti» al momento dell’Udienza preliminare. Ancora da fissare.
UDIENZA PRELIMINARE TEMPI E NODI
Ci vorrà tempo, perché il Gup dovrà studiare un fascicolo enorme. Sarà l’udienza preliminare il passaggio cruciale del procedimento.
Rispetto al primo processo, per cui è stato condannato Alberto Stasi, ex fidanzato della vittima, due cose significative sono cambiate: una riforma nel 2019 (voluta da Matteo Salvini) è intervenuta a negare la possibilità di accedere al rito abbreviato come all’epoca fece Stasi, per delitti punibili con l’ergastolo, ma Sempio se volesse potrebbe ancora chiederlo perché la riforma agisce solo per i reati commessi dal 2019 in avanti.
L’altra novità in grado di incidere significativamente sul prosieguo del procedimento è il rafforzamento del filtro del Gip/Gup: se fino alla riforma Cartabia (2022) per mandare uno a processo serviva un quadro probatorio idoneo a sostenere l’accusa in giudizio, ora è necessario che quanto si è raccolto fondi una ragionevole previsione di condanna. In questo caso, essendo più favorevole all’indagato, la riforma si applica anche ai delitti avvenuti prima della sua entrata in vigore. Quindi il Gup chiamato a decidere dovrà stabilire se quando raccolto basterà a formulare per Sempio una prognosi di condanna. Secondo la difesa, che dissente totalmente dalla ricostruzione, nella richiesta di rinvio a giudizio non ci sarebbe nulla di significativamente nuovo.
CHE COSA SUCCEDE A STASI
Qualcosa di nuovo e molto robusto servirà invece per far passare l’istanza di revisione per Stasi, la difesa si è detta orientata a chiederla in un paio di settimane, indiscrezioni di stampa, finora non confermate in alcun modo, lasciano intendere che sarebbe di quel parere anche la Procura Generale di Milano, competente a dare il suo parere all’istanza da trasmettere nel caso alla Corte d’Appello di Brescia competente a decidere.
DUE PERCORSI SEPARATI MA...
I due percorsi non sono del tutto dipendenti uno dall’altro non essendoci ancora una sentenza che ne smentisca un’altra passata in giudicato. Di nuovo nelle ultime settimane a questo proposito s’è aggiunto il dubbio, sorto di recente, che una delle prove, non l’unica, sulla base della quale Stasi è stato condannato (il Dna sui pedali della bicicletta) possa essere stata alterata da una contaminazione tra reperti del medesimo processo nel laboratorio dei Ris, cosa anch’essa tutta da dimostrare.
I due procedimenti potrebbero, però, influenzarsi in qualche modo a vicenda, nel senso che la richiesta di rinvio a giudizio potrebbe accelerare il deposito dell’istanza di revisione per Stasi, mentre l’istanza per Stasi potrebbe portare i difensori di Sempio a chiedere, in attesa della decisione sulla revisione, una sospensione del procedimento al Gup invitandolo a sollevare una questione di legittimità costituzionale: perché è vero che ancora non ci sono due sentenze definitive in contrasto l’una con l’altra ma neanche il codice prevede esplicitamente, che cosa di debba fare in caso di un nuovo processo che inizia a carico di un nuovo imputato con un altro già condannato in via definitiva per lo stesso fatto, senza che si ipotizzi concorso nel reato.
E intanto il processo se mai ci sarà porrà al giudice l’enorme complessità di decidere nel contrasto di numerose consulenze scientifiche in contrasto tra loro e stratificate in 19 anni.





