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Il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella durante la cerimonia di celebrazione de ''I Giorni della Ricerca'', Roma, 28 ottobre 2026. ANSA/Francesco Ammendola - Ufficio per la Stampa e la Comunicazione della Presidenza della Repubblica
«L'opposizione pregiudiziale ai vaccini è uno dei sintomi più sconcertanti». Sergio Mattarella denuncia senza mezzi termini la disinformazione sanitaria e i rischi che comporta per la salute pubblica. Intervenuto ieri, 28 ottobre, al Quirinale durante la cerimonia dei Giorni della Ricerca, promossa dalla Fondazione Airc, il presidente della Repubblica ha evidenziato un paradosso: mentre la scienza continua a salvare vite, c'è ancora chi mette in discussione gli strumenti che permettono di prevenire malattie potenzialmente mortali. «La Ricerca e la Scienza salvano vite umane, in numero sempre maggiore», ha ricordato il capo dello Stato, mettendo in guardia dalle «credenze irrazionali e fake news distruttive» che continuano a circolare, alimentando paure e sfiducia.
Le conseguenze possono essere drammatiche. Mattarella richiama i «fatti dolorosi di cronaca», con adulti e bambini che rischiano o perdono la vita per malattie dalle quali avrebbero potuto proteggersi.
La pandemia ha dimostrato quanto sia decisiva la cooperazione scientifica internazionale, che ha permesso di sviluppare rapidamente strumenti di protezione contro il Covid-19. Oggi, però, nuove barriere tra i Paesi rischiano di ostacolare la prevenzione e il contrasto di future emergenze sanitarie, mentre guerre e progetti di espansione militare, persino nello spazio, sottraggono risorse alla ricerca e alla medicina.
La difesa della scienza passa anche dalla possibilità di accedere alle cure. «L'efficacia della prevenzione dipende anche dalla sua concreta accessibilità», ricorda Mattarella, richiamando le disparità territoriali ed economiche che ostacolano screening, diagnosi precoci e trattamenti. Un problema particolarmente evidente nella lotta contro il cancro, come testimoniano i tanti pazienti costretti a spostarsi dal Sud verso il Centro-Nord per curarsi. «È responsabilità di tutte le istituzioni e dell'intera società adoperarsi per annullare le distanze che sussistono».
COME SI È SVILUPPATO IL FENOMENO NO-VAX IN ITALIA
Il movimento contrario alle vaccinazioni esisteva ben prima del Covid, ma in Italia il dibattito si è intensificato nel 2017, con l'introduzione della cosiddetta legge Lorenzin. Il provvedimento, promosso dall'allora ministra della Salute Beatrice Lorenzin, ha introdotto dieci vaccinazioni obbligatorie per i minori fino a sedici anni, con modalità differenti a seconda dell'anno di nascita. L'obbligo vaccinale per l'accesso agli asili nido e alle scuole dell'infanzia ha contribuito ad alimentare proteste e manifestazioni, tra rivendicazioni della libertà di scelta e contestazioni sulla sicurezza e sull'efficacia dei vaccini.
La legge nasceva in un contesto di coperture vaccinali insufficienti e di crescente diffusione del morbillo. Secondo il Ministero della Salute, nel 2016 soltanto l'87,3% dei bambini di due anni aveva ricevuto la prima dose del vaccino contro il morbillo, ben al di sotto dell'obiettivo del 95% indicato dall'Organizzazione mondiale della sanità. Nel 2017, secondo i dati dell'Istituto superiore di sanità, l'Italia ha registrato oltre cinquemila casi di morbillo, mentre la copertura vaccinale a 24 mesi è salita al 91,7%.
Con la pandemia, il confronto si è ulteriormente acceso. Alle proteste contro le vaccinazioni si sono affiancate quelle contro il Green Pass e gli obblighi introdotti per alcune categorie professionali, mentre sui social hanno trovato nuova diffusione teorie del complotto e informazioni prive di fondamento scientifico. Tra queste, la presunta correlazione tra vaccini e autismo, alimentata da uno studio sul vaccino contro morbillo, parotite e rosolia pubblicato nel 1998 su The Lancet, ritirato dalla rivista nel 2010 e smentito da numerose ricerche successive.
Non tutti coloro che rinunciano o ritardano una vaccinazione, però, sono no-vax. L'Organizzazione mondiale della sanità descrive l'esitazione vaccinale come un fenomeno complesso, che può comprendere dubbi, rinvii e rifiuti, influenzati dalla fiducia nei vaccini, dalla percezione del rischio delle malattie e dalle condizioni di accesso ai servizi. Una copertura vaccinale insufficiente, quindi, non indica necessariamente un'opposizione ideologica alla vaccinazione.
IL CASO DEI MEDICI RADIATI E IL DIBATTITO POLITICO
Le parole di Mattarella arrivano anche mentre in Parlamento si accende la polemica su una norma che potrebbe consentire ad alcuni medici e altri professionisti sanitari radiati durante l'emergenza Covid di tornare a esercitare la professione.
La disposizione, proposta da Fratelli d'Italia, consentirebbe ad alcuni professionisti sanitari radiati durante la pandemia di chiedere la reiscrizione all'albo. La possibilità riguarderebbe chi è stato sanzionato per fatti non dolosi legati alle condizioni eccezionali dell'emergenza, come la carenza di personale e risorse o le conoscenze scientifiche ancora limitate sulle terapie disponibili. La polemica riguarda soprattutto i medici no-vax: le opposizioni temono che la norma possa favorire anche il ritorno di professionisti radiati per aver sostenuto posizioni contrarie alle evidenze scientifiche. Ogni richiesta, tuttavia, dovrebbe essere valutata singolarmente.
Il 27 ottobre la Camera ha votato per mantenere l'articolo 8 del disegno di legge sulle professioni sanitarie, con 126 voti favorevoli e 113 contrari. Il giorno successivo ha approvato l'intero provvedimento, con 143 sì, 113 no e tre astenuti. La norma dovrà ora essere esaminata dal Senato. Il voto ha provocato divisioni anche nella maggioranza: alcuni deputati di Forza Italia non hanno partecipato, mentre il sostegno degli otto parlamentari di Futuro Nazionale è risultato decisivo.
Le critiche sono arrivate anche dagli Ordini professionali. Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici (Fnomceo), ha chiesto al Senato di rivedere la disposizione, ribadendo la necessità di tutelare l'autonomia delle decisioni disciplinari e il rispetto delle evidenze scientifiche. Anche Stefania Craxi, presidente dei senatori di Forza Italia, ha annunciato modifiche al provvedimento, sostenendo che non spetta al Parlamento cancellare le decisioni assunte dagli Ordini sui comportamenti dei singoli professionisti.
Mattarella non ha fatto riferimento alla norma, ma la vicinanza tra il suo intervento e il voto parlamentare riporta al centro una questione emersa con forza durante la pandemia: la responsabilità dei professionisti sanitari nel fornire ai pazienti informazioni fondate sulle evidenze scientifiche.
QUANDO LE MALATTIE TORNANO: IL VALORE DELLA PREVENZIONE
Ma quali sono le conseguenze concrete della sfiducia nei vaccini denunciata da Mattarella? Quando un numero crescente di persone rinuncia a vaccinarsi, la protezione della popolazione può indebolirsi, favorendo la circolazione di malattie che proprio grazie alle vaccinazioni erano diventate rare o molto meno diffuse. Non è soltanto una questione legata al Covid: anche in Italia alcune infezioni prevenibili continuano a rappresentare un rischio per la salute pubblica.
Una delle più contagiose è il morbillo. Secondo l'Istituto superiore di sanità, nel 2024 sono stati segnalati 1.055 casi e nel 2025 altri 532. Il morbillo non è una semplice malattia dell'infanzia: può colpire anche gli adulti e provocare complicazioni gravi, come polmoniti ed encefaliti. Secondo i dati relativi ai primi undici mesi del 2025, circa un terzo delle persone contagiate ha sviluppato almeno una complicanza e, tra i casi per i quali era noto lo stato vaccinale, l'86,7% non era vaccinato. L'incidenza più elevata è stata registrata tra i bambini sotto i cinque anni.
A ricordare i rischi del morbillo e l'importanza della vaccinazione era stata anche l'infettivologa Gloria Taliani, docente alla Sapienza di Roma, intervistata da Famiglia Cristiana. La vaccinazione, infatti, non protegge soltanto chi la riceve, ma contribuisce a limitare la circolazione del virus, tutelando anche le persone più vulnerabili.
Un altro esempio è la difterite, una malattia diventata rarissima in Italia grazie alle vaccinazioni, ma non del tutto scomparsa. Nell'agosto scorso, a Palermo, una bambina di quattro anni non vaccinata è morta dopo aver contratto l'infezione. L'Istituto superiore di sanità ha confermato il decesso e documentato complessivamente 16 casi di difterite nel nostro Paese tra il 2018 e il 30 settembre 2026.
Morbillo e difterite sono soltanto due esempi. Le vaccinazioni hanno contribuito a ridurre drasticamente la diffusione di molte altre malattie, dalla poliomielite al tetano, dalla pertosse alla rosolia. Alcune sono ormai rarissime in Italia, altre continuano a circolare, soprattutto dove le coperture vaccinali sono insufficienti.
È quello che il presidente della Fondazione Gimbe, Nino Cartabellotta, aveva definito in un'intervista a Famiglia Cristiana il paradosso dei vaccini, che rischiano di diventare «vittime del proprio successo»: quando una malattia non fa più paura perché non la si incontra quasi mai, si finisce per dimenticare proprio ciò che ha contribuito a renderla così rara.










