da Belgrado

Appuntamento a Dorćol, storico quartiere di Stari Grad, la città vecchia di Belgrado. Ritrovo, in tarda mattinata, sotto il cielo grigio carico di nuvole, nei pressi del sottopasso stradale. Gli abitanti arrivano ben attrezzati con bidoni di vernice bianca, rulli per imbiancare, guanti, vestiti vecchi e soprattutto comodi, tute protettive per chi le ha, e anche impermeabili per proteggersi dalla pioggia leggera, che non ha frenato lo spirito d’iniziativa.

Sono persone di tutte le età, tanti ragazzi, studenti, ma anche adulti e persone più anziane. Tutti insieme, per ripulire il sottopasso dagli scempi di scritte e immagini di ogni tipo che lo hanno deturpato quando Aleksandar Vučić era ancora al potere, prima di venire sconfitto alle elezioni dalla Lista studentesca, espressione del movimento di protesta degli studenti nato esattamente due anni fa.

Alcuni cittadini al lavoro.
Alcuni cittadini al lavoro.

Alcuni cittadini al lavoro.

«Sono stato io a convocare qui oggi gli abitanti del quartiere attraverso un messaggio via Viber. E sono arrivati in tanti», racconta sorridendo Bojan, 50 anni con il viso di un ragazzino. Indica un palazzo poco distante. «Quella è casa mia, io abito qui da 40 anni. Dopo le elezioni noi abitanti ci siamo organizzati per venire qui, chi ha potuto, e per cercare tutti insieme di rendere il nostro quartiere e la nostra città più bella e più vivibile».

Si ricomincia da zero. Dopo il voto che domenica 25 ottobre ha messo fine a 14 anni di potere del nazionalista Vučić (prima come premier, poi come presidente), i cittadini di Belgrado voltano pagina e si rimboccano le maniche per ripulire la città, a togliere la sporcizia precedente, iniziando proprio dai suoi muri. La prima grande azione di pulizia è avvenuta all'indomani del voto, il 26 ottobre, quando Ćaciland, il grande accampamento allestito nel Parco dei pionieri dai sostenitori di Vučić come reazione al movimento di protesta, è stato completamente smantellato. Nei giorni seguenti, nei vari quartieri sono sorte iniziative cittadine di pulizia e ripristino del decoro urbano.

«Dorćol – che letteralmente dal turco significa “incrocio” – è la parte vecchia della città, ed è quella più autenticamente serba. Una zona molto interessante e affascinate dal punto di vista umano, ricca di cultura. Dopo le elezioni noi abitanti ci siamo uniti in un’associazione, abbiamo fatto rete».

Giorgio Andrian, sua moglie Sladjana Sredojević e il figlio David.
Giorgio Andrian, sua moglie Sladjana Sredojević e il figlio David.

Giorgio Andrian, sua moglie Sladjana Sredojevic e il figlio David.

A raccontare è Giorgio Andrian, 60enne padovano, geografo di formazione, esperto di patrimoni culturali e ambientali, ex funzionario dell’Unesco, residente a Belgrado da tanti anni e fieramente “dorćoliano” di adozione. Arriva al sottopasso per dare una mano all’opera di imbiancatura collettiva con sua moglie, Sladjana Andrian Sredojević, 52 anni, economista serba, e David, il figlio di 15 anni e mezzo, nato a Belgrado ma con duplice anima serba e italiana.

In questi due anni, racconta Giorgio, lui, Sladjana e David hanno preso parte al movimento degli studenti, sono scesi in piazza a manifestare, sostenendo con convinzione le rivendicazioni degli studenti universitari, che chiedevano cambiamento istituzionale, democrazia, rispetto dei diritti e delle libertà civili, lotta alla corruzione diffusa, trasparenza negli appalti pubblici, giustizia.

«Questa azione di pulizia collettiva ha un valore non solo urbanistico ma anche politico. Ed è una festa, bella, pacifica, in cui si crea una straordinaria empatia fra le persone: ecco, questo è proprio lo stile che ha caratterizzato due anni di manifestazioni di protesta e iniziative, in cui l’empatia ha giocato un ruolo fondamentale. Gli studenti hanno fatto da catalizzatori di istanze politiche e sociali che sono di tutti i cittadini, in modo trasversale. Hanno tirato fuori il meglio della Serbia e la loro protesta, partita come un movimento fluido, senza una leadership né un programma definito, si è trasformata in un movimento sociale e intergenerazionale».

Bojan parla con una signora anziana abitante del quartiere.
Bojan parla con una signora anziana abitante del quartiere.
Bojan parla con una signora anziana abitante del quartiere.

Un’automobile suona il clacson, rallenta e l’autista, un signore con occhiali e barba bianca, si sporge dal finestrino e saluta le persone al lavoro indicando con la mano il tre: il numero della Lista studentesca alle urne, diventato per tutti il simbolo della vittoria. Gli automobilisti suonano il clacson come forma di sostegno e partecipazione, spiega Sladjana, mentre David è intento a passare la vernice accanto ad Andrija, 18enne studente della facoltà di Economia.

Una signora del quartiere gira sorridente con un pacco di biscotti che offre a tutti i presenti, mentre la musica dà ritmo ai lavori. L’aria a Belgrado è cambiata. L’atmosfera è calda, bella, carica di speranza. Una signora anziana si avvicina a Bojan, parla per un po’ con lui, poi lo stringe in un abbraccio pieno di tenerezza. È l’abbraccio che ha unito studenti e cittadini per due anni in tutta la Serbia. Intanto Mira, la figlia 15enne di Bojan, raggiunge suo padre al sottopasso. «Penso che per noi sia una ripartenza, un nuovo inizio», osserva Bojan. «E che presto potremo vivere in un posto migliore».

Belgrado, la mobilitazione dei cittadini dopo le elezioni

Giorgio Andrian, italiano residente nella capitale serba, racconta una delle iniziative cittadine: nel suo quartiere gli abitanti si sono ritrovati per ripulire un'area dalle brutte scritte e immagini sui muri che l'hanno deturpata.