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A tre giorni dall’attacco di Israele e Stati Uniti contro l’Iran il nuovo conflitto che si è scatenato nella regione del Golfo non accenna a placarsi. La risposta di Teheran ha provocato l’estensione del conflitto in tutta la regione e anche oltre. Basi militari americane e installazioni civili sono diventate il bersaglio dei missili e dei droni lanciati dall’Iran. Sono ormai oltre una decina i paesi presi di mira da Teheran, dal Qatar al Bahrein, dalla Giordania all’Iraq. Nella notte fra lunedì e martedì è stata presa di mira anche la sede dell’ambasciata degli Strati Uniti a Riad, in Arabia Saudita. Colpita da due droni, la sede diplomatica avrebbe subito solo lievi danni e un principio di incendio, secondo le autorità saudite.
Già lunedì il portavoce del Ministero della Difesa saudita, il maggiore generale Turki al-Maliki, aveva annunciato l'intercettazione e la distruzione di cinque droni ostili nei pressi della base aerea Prince Sultan. In precedenza, al-Maliki aveva confermato che due droni che tentavano di colpire la raffineria di Ras Tanura vicino a Dammam erano stati intercettati con successo. Si registrano danni anche all’ambasciata statunitense in Kuwait.
Nel mirino del regime iraniano c’è ovviamente anche Israele. Da sabato le sirene di allarme spingono gli israeliani verso i rifugi, ma il sistema di intercettazione di missili e droni mostra le sue falle. Domenica 9 persone sono state uccise da un missile che ha centrato un rifugio a Beit Shemesh, non lontano da Gerusalemme.
Lunedì 19 persone sono rimaste ferite dal lancio di un missile iraniano nella città di Be'er Sheva, nel sud di Israele. Un altro attacco contro le città israeliane è stato lanciato nella notte fra il 2 il 3 marzo.
Intanto l’esercito israeliano ha ripreso le operazioni militari contro il Libano in seguito agli attacchi lanciati nel fine settimana da Hezbollah, un forza politica e paramilitare alleata di Teheran. L’aviazione israeliana ha bombardato alcune zone di Beirut e truppe di terra hanno preso posizione nel territorio libanese per prevenire attacchi contro la popolazione che vive vicino al confine.
Israeliani e americani continuano a bombardare l’Iran, mentre il regime cerca di organizzare la sua sopravvivenza dopo al morte dei principali dirigenti politici del paese, primo fra tutti l’ayatollah Ali Khamenei, Guida Suprema della teocrazia che governa l’Iran dopo la rivoluzione islamica del 1979.
L'esercito israeliano ha dichiarato di aver bombardato centinaia di obiettivi a Teheran e in tutto il Paese, senza incontrare alcuna resistenza da parte delle difese aeree iraniane. Il ministro della diufesa Israel Katz ha spiegato che in questa fase l’obiettivo principale è colpire le basi di lancio dei missili iraniani. Secondo il servizio di emergenza della Mezzaluna Rossa iraniana, dall'inizio della guerra in Iran sono state uccise più di 780 persone. Dall’Iran il giornalista del BBC World Service, Mohammad Khatbi, ha riferito che è in corso “un attacco sistematico non solo contro obiettivi militari, ma anche contro i civili”.
Donald Trump moltiplica le sue dichiarazioni, mandando spesso segnali contraddittori, per giustificare l’operazione militare e preparare l’opinione pubblica alla perdita di soldati. Domenica, con la sua solita enfasi, Trump ha affermato che l'attacco congiunto statunitense-israeliano è stato “una delle offensive militari più grandi, complesse e travolgenti che il mondo abbia mai visto. Nessuno ha mai visto nulla di simile”. Lunedì Trump ha aggiunto di non porre limiti all’azione militare degli Stati Uniti, mentre Marco Rubio, il Segretario di Stato, ha aggiunto che “i colpi più duri devono ancora venire”.
Da sabato sono già 6 i militari statunitensi uccisi nelle operazioni belliche contro l’Iran, anche se non sono state precisate le circostanze in cui è avvenuta la loro uccisione. Intanto tre jet americani sono stati abbattuti sopra il Kuwait durante "un apparente incidente di fuoco amico" mentre partecipavano alla campagna contro l'Iran, ha dichiarato lunedì il Comando Centrale dell'esercito americano in un comunicato.
"Durante il combattimento attivo (che includeva attacchi da parte di aerei iraniani, missili balistici e droni ) i jet da combattimento dell'aeronautica militare statunitense sono stati abbattuti per errore dalle difese aeree kuwaitiane", si legge nel comunicato del Comando Centrale. Tutti e sei i membri dell'equipaggio "si sono eiettati in sicurezza, sono stati recuperati e sono in condizioni stabili", ha aggiunto il comunicato. L’episodio è uno smacco non da poco per un presidente che spesso ha evocato il fallito blitz contro l’Iran ordinato nel 1980 dal presidente Jimmy Carter per liberare gli ostaggi americani in mano al regime iraniano.
Trump prevede un conflitto lungo alcune settimane, ma l’obiettivo resta incerto. Come ha ricordato il New York Times, “nella storia ci sono pochi esempi, se non nessuno, di rovesciamento del governo di una grande nazione – in questo caso circa 90 milioni di persone – con la sola forza aerea”. Trump non sembra intenzionato a mandare soldati sul terreno e incita il popolo iraniano a ribellarsi contro il regime. Ma Trump parla a un popolo disarmato, senza guida politica, che ha già pagato un prezzo altissimo, con decine di migliaia di morti, dopo la violenta repressione dei mesi scorsi.















