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Viktor Orbán ha solo 62 anni, ma è il leader più longevo dell’Unione Europea. Arrivato al potere nel maggio del 2010, da allora ha trasformato l’Ungheria in una “democrazia illiberale” e ha esercitato un’influenza che va ben al di là dei confini ungheresi. Pioniere del nazionalismo cristiano e strenuo oppositore del liberalismo e del multiculturalismo, Orbán nel corso degli anni è diventato punto di riferimento per esponenti della destra sovranista europea (tra loro Giorgia Meloni, Matteo Salvini, Marine Le Pen) e anche per il movimento MAGA (Make America Great Again) di Donald Trump e JD Vance (accorso in questi giorni a Budapest per sostenere la campagna elettorale del primo ministro). Orbán è anche il principale elemento di rottura dell’Unione Europea (che nei suoi confronti ha aperto diverse procedure di infrazione) e il più filorusso dei leader dei Paesi dell’Unione. E lo ha dimostrato in vari modi: continuando a comprare petrolio russo, ritardando e bloccando le misure dell'UE a sostegno dell’Ucraina, ma anche fornendo alla Russia informazioni riservate sulle discussioni fra i leader dell’Unione Europea circa le sanzioni contro Mosca.
Per queste ragioni l’esito delle elezioni parlamentari del 12 aprile è molto atteso a Bruxelles, Mosca, Washington e Kyiv.
Orbán ha dedicato I 16 anni della sua permanenza al potere a creare un apparato statale (tribunali, media, amministrazione elettorale) fedele al suo partito Fidesz (Unione Civica Ungherese). Grazie al sistema che ha costruito, finora Orbán non ha perso una elezione.
Ma domenica, per la prima volta, rischia grosso. I sondaggi danno nettamente in vantaggio il principale rivale di Orbán, Peter Magyar. Magyar, 45 anni, ex diplomatico e avvocato, ex seguace di Fidesz e membro fedele della cerchia ristretta di Orbán, ha preso le distanza da Fidesz e ha fondato il suo partito Tisza (Rispetto e Libertà), premiato con il 30% dei voti alle elezioni europee del giugno del 2024.
Orbán ha presentato le elezioni come una lotta difensiva, mettendo in guardia dalle minacce esterne provenienti dall’Ucraina, da Bruxelles e dagli attori “favorevoli alla guerra”, con slogan elettorali come “Non saremo una colonia ucraina” che rafforzano questa posizione. La sua retorica dipinge Magyar come allineato agli interessi stranieri e alle istituzioni dell’UE. Al contrario, Magyar ha incentrato la sua campagna sulle promesse di un «vero cambiamento di regime», concentrandosi sulla denuncia della corruzione, sulla riforma della governance e sul ripristino dell’orientamento europeo dell’Ungheria.
I sondaggi danno in netto vantaggio Magyar, ma il procedimento elettorale ungherese è piuttosto complesso e i numeri dei sondaggi non si traducono necessariamente in seggi parlamentari. Domenica i seggi chiuderanno alle 19, poi comincerà l’attesa dei risultati. Ci sarà da tener conto del voto postale, che finora ha sempre favorito Orbán. Quest'anno, quasi 500.000 persone (un numero record) si sono registrate per votare per corrispondenza e molte di loro risiedono in Romania e in Serbia.




