“La guerra mi ha tolto i colori. Non è una scelta consapevole, ma mi sono accorta che quando disegno sotto le bombe lo faccio in bianco e nero” confida da Beirut Maya Fidawi. Maya è una celebre illustratrice di libri per ragazzi. Ha cominciato l’attività di disegnatrice, per la quale ha ricevuto numerosi premi, dopo aver studiato Pittura e Scultura all’università. Ha pubblicato 44 libri tradotti in tutto il mondo (anche in Italia, editi da Gallucci).

Uno dei suoi ultimi disegni, pubblicato sul suo account di Instagram, è una sorta di autoritratto. Una donna a letto, con gli occhi sbarrati, e attorno a lei scritte in inglese e arabo: breaking, warning, Boom! “Lunghe notti insonni e rumorose, con lo schermo incollato al volto leggendo le notizie flash ogni 5 minuti”, si legge nella didascalia.

Maya, come si vive sotto i bombardamenti israeliani che stanno martellando il Libano del Sud e Beirut?

“Le bombe le sento vicine. Vivo nella parte occidentale di Beirut, che è spesso presa di mira in questi giorni. Ma per me purtroppo non è una novità. Sono nata nel 1977, due anni dopo lo scoppio della civile. Poi abbiamo avuto l’invasione israeliana e tanti altri momenti di guerra. In Libano non abbiamo avuto lunghi periodi di pace negli ultimi cinquant’anni. Ci siamo abituati, ma stavolta è più dura”.

Come ha organizzato la sua vita?

“Si vive sempre nell’incertezza e non è facile. Ho due figli, uno ragazzo di 18 anni e una ragazza di 15. Sono molto preoccupata per loro, soprattutto quando escono. La preoccupazione è costante, soffriamo di insonnia perché spesso i bombardamenti sono di notte. Però non rinuncio alla mia vita. Insegno in tre diverse università, con corsi in presenza e online. Anche oggi sono uscita di casa per andare all’American University, mi piace interagire faccia a faccia con i miei studenti”.

Ha mai pensato di lasciare il Libano?

“No, non ho mai pensato di andare via. Quando mi sono sposata nel 2006 sono stata fuori qualche tempo in Qatar, ma vedere la città in fiamme da lontano è una tortura, volevo tornare. Amo la mia casa, la mia città e il mio paese. Non li lascerò mai”.

E per i suoi figli che futuro vede?

“Il Libano è un paese instabile, fragile al suo interno e attaccato da fuori. Quando uno studente si laurea, pensa di andare all’estero per lavorare o continuare gli studi fuori. Penso che anche mio figlio, magari fra un paio di anni, farà la scelta di andarsene”.

L’arte, disegnare, aiuta a vincere la paura e a resistere?

“Sì, l’arte aiuta a sopravvivere. Unisce le persone perché quando esprimo i miei sentimenti con un disegno è facile farsi capire dagli altri. L’arte crea legami, senti che non sei solo. Anche se disegni in bianco e nero, ma poi i colori torneranno”.

Il futuro del Libano è a colori?

“Ho 48 anni, sono sopravvissuta a tante guerre e non ho mai perso la speranza. Questo paese si rialzerà e andrà avanti, come facciamo in tanti ogni giorno. Ricordo che mia madre, durante la guerra civile, aspettava il cessate il fuoco per portarmi a teatro e mio padre, quando tacevano le armi, mi portava a vedere i concerti di musica classica. Non scorderò mai una sera in cui era in corso un combattimento poco lontano da casa nostra. Erano ospiti a casa degli amici di famiglia. Fuori sparavano e loro suonano la chitarra e cantavano. Questo è lo spirito del mio paese. L’amicizia, l’arte e l’amore per la vita sono la ricchezza dei libanesi”.