Una forza congiunta, composta da più Paesi, per garantire la navigazione nello stretto di Hormuz, che il regime di Teheran ha chiuso come ritorsione all’attacco di Stati Uniti e Israele all’Iran. Lo stretto divide la costa iraniana dalla penisola arabica ed è snodo fondamentale dei traffici marittimi e del commercio internazionale perché da lì passa un quinto del petrolio e del gas liquefatto globale.

La svolta è arrivata nel corso del Consiglio europeo a Bruxelles. Il documento che dà il via libera al piano per lo stretto è stato sottoscritto da sette Paesi, Regno Unito, Francia, Germania, Paesi Bassi, Giappone, Italia e Canada.

Nel testo della dichiarazione congiunta i leader firmatari affermano: «Condanniamo con la massima fermezza i recenti attacchi da parte dell'Iran contro navi mercantili disarmate nel Golfo, gli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas, e la chiusura di fatto dello Stretto di Hormuz da parte delle forze iraniane. Esprimiamo la nostra profonda preoccupazione per l'escalation del conflitto. Esortiamo l'Iran a porre immediatamente fine alle minacce, alla posa di mine, agli attacchi con droni e missili e ad altri tentativi di bloccare lo Stretto alla navigazione commerciale, nonché a rispettare la Risoluzione 2817 del Consiglio di sicurezza delle Nazioni Unite. La libertà di navigazione è un principio fondamentale del diritto internazionale, anche ai sensi della Convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare».

La dichiarazione prosegue affermando che: «Tali interferenze con il trasporto marittimo internazionale e l'interruzione delle catene globali di approvvigionamento energetico costituiscono una minaccia alla pace e alla sicurezza internazionali. A questo proposito, chiediamo una moratoria immediata e totale sugli attacchi alle infrastrutture civili, compresi gli impianti petroliferi e del gas».

I Paesi si dicono «disponibili a contribuire agli sforzi opportuni per garantire un passaggio sicuro attraverso lo Stretto». Inoltre concordano con «la decisione dell'Agenzia internazionale per l'energia di autorizzare un rilascio coordinato di riserve strategiche di petrolio. Adotteremo ulteriori misure per stabilizzare i mercati energetici, tra cui la collaborazione con alcuni Paesi produttori per incrementare la produzione». I firmatari si impegnano a fornire aiuto ai Paesi più colpiti ed esortano tutti gli Stati a «difendere i principi fondamentali della prosperità e della sicurezza internazionali».

Una dichiarazione che Trump ha recepito in modo gelido: «Per quanto mi riguarda è troppo tardi», ha tagliato corto il presidente Usa.

Quanto alla posizione dell’Italia nel piano per lo stretto di Hormuz, dal Governo arriva un “freno” e un chiaro invito alla cautela, ridimensionando la portata del documento sottoscritto: partecipare al piano non significa partecipare alla guerra. «Nessuno pensa a una missione militare per forzare il blocco nello stretto di Hormuz», ha chiarito la premier Giorgia Meloni al termine del Consiglio europeo. «I Paesi dell’Unione europea non sono coinvolti direttamente in questo conflitto e sono invece impegnati a costruire sul piano diplomatico le strade possibili per una de-escalation».

Per il Governo italiano, qualunque eventuale intervento dovrebbe avvenire esclusivamente sotto l’egida delle Nazioni Unite. È quanto ha ribadito il ministro della Difesa Guido Crosetto: «Nessuna missione di guerra. Nessun ingresso ad Hormuz senza una tregua e senza un'iniziativa multilaterale estesa. E aggiunge: «Riteniamo che sia giusto ed opportuno che siano le Nazioni Unite ad offrire la cornice giuridica per un'iniziativa pacifica e multilaterale».

Da parte sua Teheran mette in guardia gli altri Paesi dal prestare qualunque forma di aiuto a Stati Uniti e Israele: quelli che lo faranno saranno considerati nemici dall’Iran. Il ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, come riportato dalla Cnn, durante una telefonata con il suo omologo giapponese Toshimitsu Motegi, ha avvertito che la partecipazione di qualsiasi Paese al tentativo di rompere il blocco iraniano dello stretto di Hormuz renderebbe quello Stato «complice dell'aggressione e degli efferati crimini commessi dagli aggressori».