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Manifestazione pre-elettorale dei sostenitori della Lista studentesca a Belgrado.
Per le strade di Belgrado c’è grande fermento, in vista delle elezioni anticipate del 25 ottobre, indette dal presidente nazionalista Aleksandar Vučić, che si è dimesso dal suo secondo mandato per candidarsi come premier alla guida del Partito progressista serbo (Sns), dopo aver dato un’impronta spiccatamente autoritaria alla sua leadership in questi anni.
A sfidarlo al voto è il movimento studentesco nato in modo spontaneo e senza una leadership definita nel 2024 sulla scia delle proteste scoppiate a seguito del gravissimo incidente di Novi Sad, quando il 1° novembre il crollo della pensilina della stazione ha provocato 16 morti. Una tragedia che i giovani hanno preso come simbolo e dimostrazione della corruzione delle istituzioni e della mancanza di trasparenza negli appalti delle opere pubbliche.
Il movimento di protesta studentesco in questi anni è cresciuto, conquistando sempre maggiore consenso. Fino a sfociare in una rappresentanza politica, che si esprimerà alle elezioni con una sua lista civica, la Lista studentesca, composta da 250 nomi, usciti dalle diverse facoltà universitarie, non di studenti ma di intellettuali e professionisti fino ad oggi fuori dal mondo politico.
Questa è la vera, straordinaria novità del voto in Serbia, commenta un professore universitario e imprenditore italiano, che da molti anni vive a Belgrado e che – anche in questa intervista come nella precedente ad aprile del 2025 – continuiamo a chiamare Paolo M. perché, spiega a Famiglia Cristiana, per prudenza preferisce per il momento mantenere l’anonimato.
«Girando per le strade di Belgrado si respira una grande attesa del cambiamento, si percepisce un’aria di tensione, ma intesa in modo positivo», racconta il docente. «Sono in corso tantissime manifestazioni, belle, colorite, musicali, promosse in giro per tutto il Paese dagli studenti universitari, che dal 2024 hanno trasformato le proteste in un movimento festoso. Vučić dal canto suo sta svolgendo tutte le tappe della sua campagna elettorale, che per modalità, azioni e toni assomiglia molto al passato. Ecco, se si può tracciare una prima linea di demarcazione, direi che è questa: la distanza fra il passato – con tutto quello che significa per la Serbia e per i Balcani – rappresentato da Vučić e i giovani che hanno invece il volto del futuro. Sono due mondi, due Serbie che si confrontano da tempo e che adesso si affronteranno nelle urne».


L'ex presidente Aleksandar Vučić, candidato alla guida del Partito progressista serbo, durante un comizio elettorale a Novi Sad.
(REUTERS)Quanto avvenuto in Serbia con il movimento studentesco trasformato in rappresentanza politica, afferma Paolo M., è un fatto difficile da trovare, con le stesse modalità, in altri Paesi. «Gli studenti hanno sempre affermato di non essere un soggetto politico, ma di essere un movimento fluido, fondato e gestito da studenti. Poi, nelle loro richieste di legalità, lotta alla corruzione, trasparenza, funzionamento delle istituzioni, hanno fatto breccia negli animi di tantissimi cittadini che hanno capito che tutto questo è ciò che serve al Paese. E il movimento ha conquistato un consenso sempre più vasto. Nella Lista compaiono i nomi del meglio della società serba di oggi, anche alcune figure di professionisti molto autorevoli».
E continua: «Il fatto è che se si guardano gli indicatori macroeconomici, tutto evidenzia una crescita della Serbia. E allora, ci si domanderebbe, perché le proteste? I dati sono veri, ma forzatamente mantenuti così per attirare capitali e investimenti stranieri, non per aumentare i salari dei serbi. La forzata stabilità in questi anni non ha corrisposto a un migliore livello della qualità della vita. La Serbia è un cantiere perenne, l’edilizia fa volare l’economia, fa lavorare la gente. Ma quali persone lavorano nell’edilizia? Se si gira per i cantieri di Belgrado, si vede che la manovalanza è tutta straniera, che lavora per salari indecenti. E intanto, se guardiamo alla demografia, la Serbia negli ultimi anni ha perso tantissimi giovani preparati e competenti, che se ne sono andate altrove, soprattutto quelli del settore hi-tech».
I serbi si apprestano a votare con la ferita aperta del funerale celebrato con tutti gli onori di Stato a Belgrado per Ratko Mládic, “il boia di Srebrenica”, il generale condannato dal Tribunale penale internazionale per il genocidio dei musulmani bosniaci durante la guerra dei Balcani. Il presidente Vučić ha dato il suo assenso alla celebrazione, ma poi si è guardato bene dal presenziare al funerale del generale, che è stato seppellito accanto alla figlia Ana, morta suicida a 23 anni nel 1994 dopo aver scoperto l’orrore di cui suo padre era responsabile.
«Il funerale di Mládic è stato un affronto enorme per i serbi, una violenza nei confronti di una città come Belgrado che con Mládic non ha mai avuto niente a che fare. Quel giorno c’era sì tanta gente, ma si trattava in larghissima parte di persone fatte appositamente arrivare dalla Repubblica serba di Bosnia ed Erzegovina (Republika Srpska), costituita in grande maggioranza da serbi bosniaci, che con la Serbia hanno molto poco a che fare. Il funerale del generale è stato del tutto inaspettato. Ai serbi di Belgrado – o almeno alla grande maggioranza di loro - non si poteva fare un’offesa peggiore di questa».
Dal 2012 la Serbia è candidata all’ingresso nell’Unione europea (dopo aver presentato domanda di adesione nel 2009). Un percorso non agevole, non facilitato da Vučić che, pur dichiarandosi favorevole all’adesione, ha continuato a mantenere solide relazioni con Mosca e si è rifiutato di imporre le sanzioni alla Russia dopo l’aggressione su vasta scala dell’Ucraina nel 2022 (sulla base di un indirizzo politico volto a mantenere buoni rapporti un po’ con tutti, non solo con Putin, ma anche con la Cina di Xi Jinping, l’India di Modi ecc).
Tuttavia Paolo M. sottolinea come l’Unione europea sia assente fra le priorità e nelle rivendicazioni del movimento degli studenti, che ha sempre scelto di sfilare con le bandiere studentesche, mai con quella europea. «Gli studenti portano avanti rivendicazioni interne, richieste che riguardano lo stato di diritto e le libertà». E aggiunge: «In elezioni passate ci sono stati brogli. Gli osservatori internazionali ci saranno, ma il loro arrivo è stato ritardato. Molti seggi elettorali all’estero non sono stati aperti perché si sa che tantissimi serbi espatriati votano per la Lista studentesca. Gli studenti si sono organizzati per garantire in ogni seggio che il voto si svolga senza problemi e in modo trasparente. Vedremo cosa succederà alle urne il 25, se gli studenti avranno la meglio. Ci sarà certamente un grande movimento. E, comunque vada, sarà bellissimo».







