Nel rifugio sotterraneo della scuola cattolica della Fondazione San Martino de Porres di Fastiv, nella regione di Kyiv, Martin, Marco, Milana e gli altri alunni e alunne della scuola primaria allontanano la paura e la tensione disegnando, ballando, cantando tutti insieme, con le loro insegnanti. E le loro risate divertite contrastano la sirena dell’allarme anti-aereo che, fuori dal rifugio, segnala un attacco, o possibile attacco, in corso sulla città e sulla regione.

Fin dal primo giorno del nuovo anno scolastico, il primo settembre, per i bambini ucraini è diventata consuetudine quotidiana trascorrere diverse ore della giornata non in classe ma nei bunker e nei rifugi a causa degli attacchi. Quando l’allarme scatta è necessario lasciare le aule e raggiungere i sotterranei. Un’azione che può ripetersi anche diverse volte al giorno.

«Ieri, il 21 settembre, Giornata internazionale della pace, abbiamo passato quasi tutto il giorno con gli alunni nel rifugio. È stato terribile», racconta Olena, una delle insegnanti della scuola della Fondazione San Martino. I bambini hanno trascorso le ore disegnando, colorando in giallo e blu - i colori della bandiera ucraina - e ritagliando delle colombe: «Sono il simbolo della pace di cui abbiamo tanto bisogno. Per studiare senza più nascondersi, per non tremare più per le esplosioni».

Il primo giorno del nuovo anno scolastico nella scuola della Fondazione San Martino di Fastiv.
Il primo giorno del nuovo anno scolastico nella scuola della Fondazione San Martino di Fastiv.

Il primo giorno del nuovo anno scolastico nella scuola della Fondazione San Martino di Fastiv.

Fastiv, circa 45mila abitanti a 70 chilometri da Kyiv, cittadina satellite della capitale segnata da profondo disagio socio-economico, nei primi tempi della guerra rappresentava un rifugio per tanti abitanti in fuga da Kyiv perché considerata un luogo più tranquillo, più defilato dai raid russi. Fastiv tuttavia è un importante nodo ferroviario per il trasporto di merci e persone da e verso la capitale. Recentemente, con l’intensificarsi dell’offensiva russa con missili e droni sulle infrastrutture ferroviarie, è stata anch’essa bersaglio degli attacchi.

A dicembre del 2025 la stazione ferroviaria è stata completamente incenerita da un massiccio attacco notturno e la linea ferroviaria danneggiata. Dieci giorni fa l’infrastruttura dei treni della cittadina è stata nuovamente nel mirino di un raid con droni, insieme a quella di Lutsk, città nell’ovest del Paese. Grazie agli ordini preventivi di evacuazione non ci sono state vittime.

«La metà dei nostri alunni proviene da famiglie che sono in difficoltà economica o in condizione di povertà», spiega Kateryna Nimak, direttrice della scuola della Fondazione San Martino, uno dei centri fondati in Ucraina dai frati domenicani, tornati a operare nel Paese dopo il crollo dell’Unione sovietica, con sede principale nel convento di Kyiv, dove è presente l’Istituto di Scienze religiose San Tommaso d’Aquino. A Fastiv la presenza domenicana, guidata da padre Mykhailo Romaniv, è anche parrocchia (una realtà sociale, assistenziale, educativa e, dall’inizio della guerra, umanitaria che Famiglia Cristiana ha raccontato in diversi articoli).

La scuola cattolica, privata, non riceve finanziamenti statali. Vive grazie alle rette pagate in buona parte dalle famiglie e alle donazioni. L’istituto comprende la scuola dell’infanzia, quella primaria e dallo scorso anno il ginnaio (fino a 15 anni). Gli allievi vengono accolti e seguiti dalle 8,30 alle 17, per tutto il giorno, ricevono i pasti e svolgono attività educative, sportive e ricreative. «Quest’anno abbiamo 58 studenti a scuola, per 29 di loro le famiglie non possono sostenere economicamente la retta; e poi 25 bambini nella scuola dell’infanzia, per 9 di loro le famiglie non posso pagare», spiega ancora Kateryna.

«Quindici dei nostri studenti e due bambini della scuola dell’infanzia hanno bisogni educativi speciali. Nella nostra scuola, infatti, noi seguiamo con particolare cura e attenzione bambini e ragazzi con vari disturbi dello spettro dell’autismo o disturbi comportamentali. Ognuno di loro viene seguito con un percorso e un sostegno personalizzato, cosa che nelle scuole pubbliche non è possibile».

Kateryna prosegue con un esempio: «Una mamma di tre nostre alunne è cresciuta in un orfanatrofio, è una madre sola e cresce le sue figlie con le sue sole forze, una delle bambine ha bisogni educativi speciali e lei non ha possibilità di pagare per tutte e tre le figlie. Molte famiglie che hanno più di un bambino nella nostra scuola possono pagare la retta soltanto per uno di loro. Tante famiglie hanno bisogno di aiuto per mandare i loro figli a scuola qui. Per loro è molto importante, perché nella nostra scuola sanno che i loro figli sono accuditi, dal mattino al tardo pomeriggio, ricevono un’istruzione seria e di qualità, attenzione a ogni singolo allievo e un’educazione ai valori cristiani. Ogni settimana nella nostra chiesa parrocchiale dell’Esaltazione della Santa Croce, accanto al Centro, celebriamo una messa per tutti i nostri allievi, preghiamo e cantiamo insieme, con il nostro sacerdote, padre Tomasz, domenicano polacco, che spiega le letture del Vangelo».

Un'allieva disegna una colomba nel rifugio.
Un'allieva disegna una colomba nel rifugio.

Un'allieva disegna una colomba nel rifugio.

Gli alunni oltre all’ucraino studiano l’inglese e il polacco. E poi musica, arte teatrale. In un’aula verde, concepita come una sorta di serra, con l’insegnante Olena i bambini della primaria seguono una lezione in cui imparano ad esprimere e a gestire le loro emozioni, la paura, l’ansia, l’insicurezza, ma anche la speranza, la gioia, l’entusiasmo. Un’attività essenziale in tempo di guerra.

La sopravvivenza della scuola, tuttavia, è a rischio. «Il Governo ha aumentato gli stipendi degli insegnanti. Ma noi non riceviamo fondi statali, solo dalle famiglie e dalle donazioni. La nostra situazione quest’anno è diventata molto più difficile», sospira Kateryna. Per lei, che ha perso suo marito, Stanislav, arruolato, mandato al fronte e dallo scorso gennaio disperso sul campo di battaglia, la scuola e gli allievi sono la sua missione, la sua forza.

La guerra, sempre più intensa, colpisce la vita quotidiana delle famiglie, l’economia familiare, i consumi, la gestione dei risparmi, il lavoro. Le famiglie che era già in difficoltà pagano il prezzo più alto. E le conseguenze ricadono pesantemente anche sull’istruzione dei figli. «Quest’anno dobbiamo prendere delle decisioni molto difficili. Avremmo bisogno di 5mila-6mila euro al mese per portare avanti tutte le attività scolastiche ed educative. Dobbiamo capire per quanto tempo ancora la nostra scuola potrà continuare ad esistere».

COME AIUTARE

Per informazioni e per dare un contributo alla scuola cattolica della Fondazione domenicana San Martino de Porres di Fastiv si può visitare il sito

È possibile donare anche tramite Paypal: starynska80@gmail.com, specificando che la donazione è per la scuola.