Non c’è fine al martirio di Komyshuvakha, piccola comunità rurale a sud della città ucraina di Zaporizhzhia, a circa venti chilometri dalla linea del fronte. Il 2 novembre il villaggio è stato teatro di una strage. Un attacco aereo russo ha preso di mira il villaggio e colpito un centro per gli aiuti umanitari. Il bilancio attuale è di 31 persone uccise. «Sono in corso operazioni di ricerca e soccorso, perché altre 48 persone risultano ancora disperse», ha annunciato Mykhailo Semikin, capo dell'amministrazione regionale di Zaporizhzhia. «La portata della tragedia è terribile. Dietro ogni numero c'è una vita umana, una famiglia che ha perso i propri cari o che sta ancora aspettando notizie dei propri cari».

Un’azione contro volontari che distribuivano aiuti umanitari ai civili, ancora più atroce perché – come ha riferito il presidente Zelensky – è stata perpetrata con due attacchi successivi: il primo, con una serie di bombe sganciate dagli aerei russi, ha colpito la scuola usata per la distribuzione dei beni di prima necessità ai residenti; il secondo, poco dopo, si è abbattuto con altre nove bombe su un rifugio nel quale molti abitanti avevano cercato riparo. «Un attacco eccezionalmente terrificante», lo ha definito Zelensky. Che ha aggiunto: «Le forze russe non potevano non sapere che i residenti locali rimasti a Komyshuvakha lì ogni settimana ricevevano aiuti umanitari».

Da novembre del 2025 il villaggio di Komyshuvakha è considerato un insediamento sul fronte, perché ripetutamente bersaglio di attacchi russi con bombe aeree guidate, usate molto spesso dalle forze di Mosca perché possono essere lanciate dagli aerei contro obiettivi anche molto distanti.

Il dramma di Komyshuvakha era stato raccontato ad aprile del 2023 in uno dei reportage di Famiglia Cristiana dall’Ucraina (nel link sotto).

La notte della Pasqua ortodossa il villaggio diventò bersaglio di sei missili russi e la Chiesa ortodossa di San Michele Arcangelo venne ridotta in macerie. Lì, quella notte, avrebbero potuto esserci centinaia di abitanti radunati per la veglia pasquale. Ma, come raccontato dal sindaco, per motivi di sicurezza la celebrazione della veglia qualche giorno prima fu vietata dalle autorità e solo grazie a quella decisione non ci furono vittime. «Cancellare la funzione», disse allora il sindaco, «per me è stata davvero un’ispirazione di Dio».