L’insieme: 9. Uno spettacolo elegante, suggestivo, a tratti autoironico celebrativo il giusto senza eccessi di retorica.

Costumi: 8. Grande eleganza, dai danzatori vestiti da note musicali alle statue di Canova, allegri e divertenti i tubettoni di colore calati su coloratissimi figuranti vestiti da simboli ironici di design, arte, storia (simpatiche le caffettiere). Ma perché il cappottone da campagna di Russia per Favino e per la povera Brenda Lodigiani, elegante, spalle scopertissime al gelo? Vabbè che le nonne dicevano che per imbellire bisogna soffrire, ma sul finale allo stadio, con un filo di vento, anche per Cecilia Bartoli dev’essere stato stato uno sport estremo cantare senza tremare. Qualche caduta nel principesco disneyano nell’abito di Mariah Carey.

Sfilata: 7-.riuscita tutto sommato dalla Tv, dove il cerchio d’oro d’ingresso, grazie alla tecnologia, ha unificato le distanze. Allo stadio l’effetto è stato di una sfilata lunga e molto vuota: inevitabile, era la più grande incognita dell’Olimpiade diffusa. Molto ha riscattato l’Italia entrata al ritmo di un Bravo bravissimo rossiniano accelerato: colonna sonora spiritosa e divertente.

Video: 5. al netto della la simpaticissima trovata del tram guidato da Valentino Rossi (da 10 per idea e realizzazione), gli altri, più numerosi, sortiscono invece l’effetto di spot molto patinati e zuccherosi, con una certa somiglianza con le pubblicità di uno degli sponsor principali. Troppo lungo e un po’ fuori stile rispetto al resto quello animato di Sabrina Impacciatore.

Coreografie: 9. Nell’insieme prevale l’eleganza. Da 10 la colomba della pace, (con lode per il tema come filo conduttore) al posto del volo dei colombi e i cerchi d’oro con l’abbraccio città-montagna nell’aria, da 4 il dettaglio ultra-kitsch di Rossini-Puccini-Verdi che ballano Milano Cortina sulle note di Vamos a la playa dei Righeira, proprio non si possono vedere.

Discorsi: 6 1/2. Media tra Giovanni Malagò, presidente del Comitato organizzatore, un po’ troppo lungo e un tantino prevedibile e Kirsty Coventry, che ha saputo parlare agli atleti con autenticità e calore, mandando un messaggio di speranza alla meglio gioventù.

Riferimenti nascosti: 10. Suggestivi, raffinati e sottotraccia i riferimenti a Leonardo (i nodi evocati dal braciere), e al legno di risonanza dei violini Stradivari, che probabilmente si riforniva di abeti rossi in Val di Fiemme, nella performance del violinista Andrea Zanon che suona uno Stradivari del 1716.

La scelta degli ultimi tedofori: 10 e lode. Ci sono tutti: Alberto Tomba e Deborah Compagnoni a Milano, Sofia Goggia a Cortina. Non si poteva chiedere di meglio. Bergomi e Baresi e le Nazionali di Pallavolo a passarsi le luci a San Siro, prima di cedere il passo a Enrico Fabris. Manuela Di Centa e Gerda Weissensteiner, poi Gustav Thöni a lanciare l’ultima tedofora a Cortina. Perfetto.

Sala stampa stadio: rivedibile, tavolini rotondi e poche prese lontanissime un po’ complicati da gestire.

Pubblico: 8+. Per la pazienza nella sfilata al freddo, per aver saputo distinguere, per l’affetto mostrato ai volontari.

Sergio Mattarella: 30 e lode. È il presidente della Repubblica la vera star della Cerimonia, applausi a scena aperta, per la vicinanza allo sport, e l’autoironia sorridente con cui si presta a girare il video che lo porta a San Siro su un vecchio tram milanese guidato da Valentino Rossi. Ha il favore del pubblico e anche degli atleti, cui trasmette una garbata e autentica passione, serietà senza seriosità in una politica che troppo spesso si gonfia di rabbia e di vuota retorica. Dalla visita al villaggio al tifo a Cortina.