Non sono mammoni, no. Vanno per il mondo, scelgono gli studi in America come Sara Curtis, Matteo Santoro, Chiara Pellacani, e fanno, come Sara, la prima gara lontano da casa da soli a 6 anni. Lasciano casa quasi bambini per seguire un sogno come Jannik Sinner. Ma poi tornano, dal vertice del mondo, a ringraziare dell’opportunità, del sostegno avuto di quella presenza familiare, salda e discreta.

Sanno che non sarebbero dove sono senza quell’aiuto morale e materiale: Sara Curtis, subito dopo aver migliorato ancora il record del mondo dei 50 dorso il primo pensiero è stato per mamma e papà: «Li vorrei con me sul podio» ha detto Sara. «Loro due sono i migliori del mondo, esempio di perseveranza e tenacia, l’oro è dedicato a loro. Sono felice di esserne la figlia». E racconta della mamma nigeriana, di religione cristiana apostolica che prega con lei, che le manda messaggi con l’invito a dare il massimo, mamma che le ha trasmesso i capelli afro che da bambina non amava e dei quali adesso va fiera, mamma che le ha insegnato il rispetto degli appuntamenti e degli impegni presi.

Athletics - European Athletics Championships - Alexander Stadium, Birmingham, Britain - August 11, 2026 Gold medallist Italy's Nadia Battocletti celebrates with a flag after winning the women's 5000m final REUTERS/Andrew Boyers
Athletics - European Athletics Championships - Alexander Stadium, Birmingham, Britain - August 11, 2026 Gold medallist Italy's Nadia Battocletti celebrates with a flag after winning the women's 5000m final REUTERS/Andrew Boyers
Nadia Battocletti, dopo l'oro dei 5000 metri agli Europei di atletica a Birmingham (REUTERS)

Nadia Battocletti, arriva dalla volata vincente dei sempre sobria, arriva in postazione tv dopo l’oro dei 5.000 agli Europei di Birmigham, con un diadema in testa: «La corona me l’ha portata mia mamma, io non mi sarei mai permessa ma lei è visionaria. Sono felicissima del risultato, la gara è stata tattica come l’immaginavo. Con mio papà», l’allenatore, ne avevamo parlato tanto perché sapevamo che sarebbe andata così, e con un finale folle», Per poi confidare: «Prima di entrare in call room mi ha detto, ‘come un corvo, ma poi come un’aquila’. Una frase che mi ha permesso di immedesimarmi e di non pensare alla tattica. Io mi sento più aquila, vedo la preda e quando decido… vado». Ecco: nel decidere e andare c’è la lezione dell’autonomia. Crescere gradualmente, significa questo, non solo eseguire il piano tattico di altri ma assumersi la responsabilità di scegliere quando partire.

È quello che qualifica i campioni, ma anche nella vita quello che qualifica le persone che man mano diventano adulte: imparare per gradi ad assumersi le proprie responsabilità. È quello che ricorda sempre Jannik Sinner quando ringrazia i suoi genitori, quando durante la finale di Wimbledon rivela ai microfoni di aver notato che la mamma divorata dalla tensione a un certo punto è uscita dalla stadio, una mamma cui certo riconosce di aver sofferto nell’aver avuto il coraggio a 13 anni di lasciarlo andare all’accademia di Riccardo Piatti per provare a diventare un tennista, ma anche di non aver dato peso a vittorie e sconfitte durante la crescita. Il numero uno del mondo non manca mai di ringraziare la sua famiglia e a Madrid, al momento del record dei tornei 1000 vinti in una sola stagione ricordando la mamma come «Un modello da seguire e sono molto felice di avere mia madre e mio padre, e sì, sono una vera ispirazione per me». Sinner ha concluso con grande semplicità: “Cerco solo di essere un po’ come loro, sai, perché così so che sono una brava persona».

Tennis - Wimbledon - All England Lawn Tennis and Croquet Club, London, Britain - July 12, 2026 Italy's Jannik Sinner embraces his father Hanspeter Sinner as he celebrates after winning his final match against Germany's Alexander Zverev REUTERS/Toby Melville TPX IMAGES OF THE DAY
Tennis - Wimbledon - All England Lawn Tennis and Croquet Club, London, Britain - July 12, 2026 Italy's Jannik Sinner embraces his father Hanspeter Sinner as he celebrates after winning his final match against Germany's Alexander Zverev REUTERS/Toby Melville TPX IMAGES OF THE DAY
Wimbledon, l'abbraccio tra Jannik Sinner e il padre (REUTERS)

E a papà Pellacani, giornalista di La7, di turno quella sera è toccato il servizio per la quinta medaglia d’oro europea della figlia Chiara a Parigi nei tuffi: non potendo fare il cronista asettico, l’ha trasformato in una lettera aperta per poi ammettere di aver affrontato così il servizio più difficile della propria vita.

epa13150544 Chiara Pellacani of Italy competes in the Women's 3m Springboard final of the Diving at the European Aquatics Championships in Paris, France, 04 August 2026. EPA/FRANCO ARLAND
epa13150544 Chiara Pellacani of Italy competes in the Women's 3m Springboard final of the Diving at the European Aquatics Championships in Paris, France, 04 August 2026. EPA/FRANCO ARLAND
Chiara Pellacani trampolino da tre metri, Parigi 2026 (EPA)

Il tema è sempre quello: la giusta distanza, esserci senza sostituirsi, senza prevaricare, senza rubare spazio e senza trasferire sui figli le proprie ambizioni. Aiutarli a coltivare i loro sogni, ma purché i sogni siano davvero i sogni dei figli non una proiezione di quelli dei genitori.

C’è un modello di famiglia in questi racconti: un modello equilibrato, in cui i figli cresciuti, che riconoscono le loro radici profonde, che li hanno guidati per il mondo, senza prevaricazione e senza dipendenza, riconoscendo a madri e padri una guida matura, in cui le relazioni contano più dei risultati. E in cui i risultati semmai sono una conseguenza di relazioni vere, forti, autentiche e sane, che come tali sopravvivono alla maturità acquisita, alla popolarità, persino all’arrivo ai vertici mondiali, senza uscirne alterate nella loro autenticità, restando un porto sicuro, nel trionfo e nella sconfitta.