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Domenica 26 settembre 2021 - IV Domenica dopo il martirio di San Giovanni il Precursore

Il lezionario di questa domenica è costruito intorno al tema del pane: quello che Elia riceve, insieme a un po’ d’acqua, per proseguire il cammino; quello del più antico racconto della cena di Gesù, nel resoconto di Paolo, dove al centro è il corpo di Cristo; il pane che Gesù nella sinagoga di Cafarnao, sul lago di Galilea, dice di essere, parlando di sé come del «pane della vita».

Abbiamo già incontrato Elia qualche domenica addietro, e ora lo ritroviamo mentre viene ancora una volta aiutato da Dio. Deluso e stanco, riconosce di non essere migliore del popolo di Israele che il profeta aveva condannato alla carestia, intimando al cielo di non far più piovere. Ora un angelo del Signore gli off‹re del cibo e dell’acqua, spronandolo ad alzarsi e ad andare fiŒno al monte Sinai. Quel pane non è solo un cibo materiale che dà forza a Elia: è piuttosto l’inviato di Dio che, con la sua parola, lo conforta a non perdersi d’animo.

Paolo ci lascia la più antica testimonianza dell’ultima Cena di Gesù, in una lettera alla comunità di Corinto forse databile già all’anno 53 d.C. Ci colpisce che la memoria dell’o‹fferta che il Signore ha fatto della sua vita (il corpo spezzato e il sangue versato) venga descritta in poche parole, che insistono per due volte («Fate questo in memoria di me») su quanto Gesù fece quella sera, e che noi siamo chiamati a ripetere.

Anni prima della sua ultima Cena, però, Gesù aveva sfamato le folle con i pani e i pesci, e nella sinagoga di Cafarnao aveva parlato di sé come del «pane disceso dal cielo», suscitando scandalo. Gesù si riferiva alla manna che aveva salvato gli ebrei nel deserto. La manna allora veniva considerata un simbolo della Legge e della parola di Dio, che quindi nutrivano l’anima, perché «l’anima non si alimenta di cibi terrestri e corruttibili, ma di quelle parole che Dio farà piovere dal cielo» (Filone di Alessandria). Ma, a guardare bene, quella manna non dava la vita Œfino in fondo: coloro che la mangiavano, comunque morivano.

Gesù invece dice di essere il «pane della vita», cioè il pane «disceso dal cielo» – come già la manna, parola che viene da Dio – ma che è soprattutto Parola «fatta carne» (Giovanni 1,14). Si tratta di una proposta molto elevata, e questo spiega perché alla fiŒne di questo capitolo molti abbandoneranno Gesù. Il Signore chiede di Œfidarsi di lui Œfino al punto da nutrirsi non solo della sua parola, ma della sua stessa carne, come dirà nel cenacolo; e non è certo facile abbandonarsi e accogliere questo invito.

Possiamo chiederci di cosa ci nutriamo, qual è il nostro cibo quotidiano. Le nostre necessità materiali ci portano a mangiare ogni giorno, ma viviamo anche di tanto altro: di relazioni, di amore, di amicizia, di cose; a volte, ingoiamo compulsivamente tutto quanto ci capita di divorare, che sia buono o che a volte faccia male. Le letture di oggi ci invitano a non dimenticare quel cibo per l’anima che solo promette la vita eterna: la parola di Gesù, ma soprattutto il suo corpo e il suo sangue.


23 settembre 2021

 
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