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lunedì 15 agosto 2022
 

Irak, di quelle bombe non importa a nessuno

Donne di Baghdad aspettano davanti alla morgue, con le bare vuote, la restituzione dei corpi dei loro uomini uccisi negli attentati dei giorni scorsi.
Donne di Baghdad aspettano davanti alla morgue, con le bare vuote, la restituzione dei corpi dei loro uomini uccisi negli attentati dei giorni scorsi.

Mentre si attende che le bombe di Barack Obama cadano sulla Siria e sui siriani, e si digiuna per evitarlo, c'è un altro Paese del Medio Oriente che da molti mesi già si trova sotto le bombe. Laggiù si procede al ritmo di oltre mille civili uccisi ogni mese. Nella sola capitale, il giorno 3 settembre, sono esplose undici automobili imbottite d'esplosivo, con 50 morti. La settimana prima, un'analoga ondata di attentati aveva ucciso 70 civili. Come se non bastasse, nei giorni scorsi un'altra decina di persone è stata eliminata da squadracce armate che girano casa per casa scegliendo le vittime: in un caso, un uomo è stato ucciso insieme con la moglie e i tre figli.

Stiamo parlando dell'Irak e della sua capitale Baghdad. Stiamo parlando del Paese che, in pura teoria, sarebbe stato liberato e riconsegnato alla democrazia dopo una guerra durata anni e costata centinaia di migliaia di vittime. Stiamo parlando di un Paese alleato degli Usa e dell'Occidente, ricco di storia e di petrolio, ma della cui sorte, a quanto pare, non importa più un accidente a nessuno.

Le vittime degli attentati in Irak sono quasi tutte sciite, così come sciita è il regime che guida il Paese e che ha il suo principale esponente nel premier Nur Al Maliki. E' ovvio che a compiere le stragi sono i terroristi sunniti, più o meno vicini ad Al Qaeda. Gli stessi che, per rispondere alle stragi di Assad in Siria, massacrano altrettanti cittadini siriani innocenti. Ma anche di questo non importa nulla a nessuno. C'è una sola cosa, in giro, più confusa del Medio Oriente: è la nostra idea del Medio Oriente. 

Questi e altri temi di esteri anche su fulvioscaglione.com

05 settembre 2013

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