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mercoledì 16 giugno 2021
 

Libano, la stagione delle bombe

Il quartiere di Beirut dopo l'esplosione della bomba.
Il quartiere di Beirut dopo l'esplosione della bomba.

Un'altra bomba nei quartieri a Sud di Beirut, che sono la tradizionale roccaforte degli sciiti e di Hezbollah. Altri morti. Un'ennesima vendetta che con ogni probabilità già si prepara. A questo punto non conta più se la bomba esplosa poche ore fa voleva rispondere a quella che, pochi giorni fa, ha ucciso Mohammed Shattah, sunnita, fedele consigliere della famiglia Hariri, e che a sua volta già forse voleva rispondere a quella fatta esplodere poche settimane fa contro l'ambasciata dell'Iran a Beirut, che a sua volta...
  
Sono molti mesi, ormai, che bombe e attentati scandiscono il tempo di Beirut e del Libano (9 luglio, 15 agosto, 23 agosto a Tripoli, 19 novembre, 4 dicembre, 27 dicembre...) e tenere il conto delle botte e risposte non ha più senso. E' chiaro che il Libano è ormai pienamente coinvolto nello scontro mortale tra sciiti e sunniti che sconvolge tutto il Medio Oriente. E altrettanto chiaro è che il primo obiettivo, ormai non lontano, è mostrare al mondo che Hezbollah non controlla più il Paese. Un messaggio che i molti palestinesi (circa mezzo milione) che vivono in Libano ancora con lo status di profughi, tutti sunniti e per il 50% di età inferiore ai 18 anni, potrebbero facilmente raccogliere.

Sarebbe legittimo chiedersi se l'ondata di attentati abbia qualche nesso con la ripresa dei rapporti diplomatici tra l'Occidente, e in particolare gli Usa, e l'Iran. E se il ritorno dell'Iran (ancora da dimostrare, ma per il momento ipotizzabile) a una pratica politica meno fanatica e radicale, anche in tema di nucleare, non abbia eccitato i timori e i propositi di qualcuno che tale distensione non vede di buon occhio.

Ed è anche da capire quale ruolo voglia giocare Israele nella grande crisi che ormai lo lambisce a Nord, con la Siria in guerra civile e il Libano che rischia di esplodere: si fiderà della propria imbattibile potenza militare (contando anche sul fatto che i palestinesi, sunniti appunto, starebbero a guardare con soddisfazione l'eventuale fine degli sciiti Hezbollah e Assad) e punterà al "tanto peggio (per gli altri) tanto meglio (per me)"? E gli Usa, dopo tanti pasticci e incertezze, sapranno elaborare una politica finalmente efficace?

Resta il fatto che il 2013 è stato un anno orribile per il Medio Oriente: guerra in Siria, bombe in Iraq e in Libano, militari in Egitto, repressione in Bahrein, profughi ovunque, disordini profondi in Turchia... E il 2014 è purtroppo cominciato dando segnali non migliori.

 

 

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02 gennaio 2014

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