Se pensiamo alla parrocchia di don Brendan dobbiamo immaginare ampi viali percorsi da tanti robotaxi, senza autista, dove sui marciapiedi si aggirano decine di senza fissa dimora, frutto di un sistema sociale senza protezioni. Insomma, tecnologia avveniristica e tanti poveri. Don Brendan McGuire è parroco di San Simone, a Los Altos, California, nel cuore della Silicon Valley. Di origini irlandesi, ingegnere specializzato in cybersicurezza, è stato dirigente di un consorzio industriale, prima di diventare prete, nel 2000. Quando arriva nella Silicon Valley si trova tra i parrocchiani amici ed ex colleghi di lavoro, ammnistratori delegati e direttori finanziari di grandi industrie nel mondo delle Big Tech.

I quali non gli nascondono le preoccupazioni che accompagnano lo sviluppo della magnifica impresa che vanno realizzando con l’intelligenza artificiale (IA). E McGuire, autore del volume From Here to Eternity and The Soul of AI: A Priest, an Algorithm and the Search for Wisdom (Da qui all’eternità e l’anima dell’IA: un sacerdote, un algoritmo e la ricerca della saggezza), fa arrivare le sue preoccupazioni in Vaticano. Il 25 maggio era a Roma con Christopher Olah, 34 anni, cofondatore di Anthropic, tra i relatori per la presentazione dell’enciclica Magnifica Humanitas.

Padre Brendan, come ha avuto inizio questa storia?

«I miei amici, dirigenti, Ceo e Cfo, venivano a trovarmi individualmente, e mi dicevano di essere spaventati da ciò che vedevano all’orizzonte, alcuni avevano deciso di dimettersi: “Non me ne occupo più. È troppo per me”. Mi sono chiesto cosa fare e, con l’aiuto di monsignor Paul Tighe del Dicastero per la cultura e l’educazione, una decina di anni fa abbiamo cominciato questi incontri di ascolto, chiamati Minerva Talks, nella Silicon Valley.

Nove anni fa abbiamo fondato l’Istituto per la tecnologia, l’etica e la cultura (Itec) presso la Santa Clara University, in collaborazione con il Dicastero per la cultura e l’educazione, e pubblicato un manuale di etica, iTech Handbook. Etica nell’era delle tecnologie dirompenti. Più nello specifico, negli ultimi 9 mesi, ho incontrato Chris Olah e abbiamo sviluppato un rapporto basato sull’ascolto reciproco. Il suo desiderio è di aprirsi alla saggezza non solo della Chiesa cattolica, ma di tutte le diverse religioni».

Cosa pensa delle accuse secondo cui Anthropic userà questa collaborazione per un social washing, cioè un’operazione di immagine?

«C’è un rischio in qualsiasi cosa si faccia, ma il rischio maggiore è non fare assolutamente nulla. Nel 1967, Martin Luther King tenne un discorso sull’importanza di far sentire la propria voce. Disse che il silenzio non era accettabile, sarebbe stato un tradimento. Penso che ci troviamo in un momento storico in cui dobbiamo usare la nostra voce e dialogare come Chiesa. Non siamo d’accordo su tutto, ma è fondamentale seguire l’idea di sinodo di papa Francesco: ascoltare, incontrare e lavorare con le persone».

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L’enciclica è molto critica nei confronti delle grandi aziende tecnologiche. Quanto è possibile un dialogo senza scontro?

«Capisco che ci sia la percezione che siano il nemico. Io vengo dall’Irlanda, c’è stata la guerra civile al Nord. E la gente diceva che non si poteva avere una conversazione con il nemico. Penso che sia sbagliato. Se si vuole la pace, bisogna dialogare con quello che viene percepito come il nemico. E quindi, se percepiamo la tecnologia come il nemico, allora dobbiamo dialogare con loro. Stanno costruendo il nostro futuro, con o senza di noi».

Crede davvero che le aziende di IA rallenteranno i loro progressi ascoltando i messaggi che provengono dalla Chiesa?

«Credo che la risposta a breve sia sì. In questi anni ho visto uomini e donne, di varie aziende di IA, che cercano di fare la cosa giusta, animati da sincera buona volontà. Percepiscono qualcosa in ciò che stanno sviluppando che li preoccupa. Forse addirittura li spaventa. Sono in cerca di saggezza, ci chiedono un aiuto. E sarebbe moralmente riprovevole da parte nostra non collaborare con loro e non ascoltarli».

È sufficiente per sacrificare i loro profitti?

«I cofondatori di Anthropic hanno deciso di donare l’80% del loro patrimonio. Non so se le altre aziende stiano facendo lo stesso. Certo, il 20% resta un’enorme quantità di denaro, non sto cercando di minimizzare. Siamo in una fase in continua evoluzione, si possono apportare modifiche. E se riusciamo ad agire ora, ne beneficeremo tutti. Ed è proprio questo che dice il Papa in Magnifica Humanitas. Il momento è adesso».

Lei vive negli Stati Uniti. Pensa che la Casa Bianca sarà disposta ad accettare la sfida dell’enciclica?

«L’enciclica di papa Leone è per tutti, non è solo per i tecnologi. È per i governi. È per gli enti regolatori, è per gli utenti, è per chiunque. Quindi il messaggio è rivolto anche alla Casa Bianca e a ogni governo».