Carissimi Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura,

insieme ai vostri cari provati dal pianto e dal dolore della separazione, ma sostenuti dalla fede; come Chiesa Castrense, insieme alla grande famiglia della Difesa con le sue più alte cariche: il Signor Presidente della Repubblica, congiuntamente ai massimi vertici politici, civili e militari; porgo il saluto, la vicinanza e la preghiera del Card. Matteo Zuppi a nome di tutta la Chiesa Italiana per il servizio a favore della pace. Cari fratelli ed amici siamo qui per accompagnarvi con un grande abbraccio spirituale, colmo di dolore e di affetto, alla Patria celeste, dopo aver servito generosamente, con il dono della vita, la Patria terrena. Ieri, dalle labbra dei vostri cari, ho potuto apprendere quanta fede vi abbia animato sostenendo i vostri sogni di bellezza e di bontà.

Ricordiamo e preghiamo con affetto per i militari rimasti feriti, assicurando la nostra vicinanza e preghiera ad essi e alle loro famiglie.

In questo abbraccio, carissimi familiari di Simone, di Claudio, di Franco Adriano, di Laura desidero sussurravi con mitezza che Dio non ci abbandona, il Signore Risorto non vi chiede di non gridare a Lui tutto il vostro dolore per la separazione, e non vi chiede neppure di non gridare a Lui con la voce delle lacrime la protesta perché non sia intervenuto. In quest’ora Gesù Risorto ci chiede solo di prestare fiducia alla sua promessa:

«Io sono la risurrezione e la vita; chi crede in me, anche se muore, vivrà; chiunque vive e crede in me, non morrà in eterno» (Gv 11, 25-26).

«Venite benedetti del Padre mio… Venite voi tutti che siete stanchi e oppressi e io vi darò ristoro».

O Signore rendici sapienti

O Signore donaci la tua consolazione.

Donaci la consolazione di accettare le cose che non posso cambiare, non subendole come in un tunnel senza luce ma incontrando la tua Luce che guida e dona speranza,

Conducimi tu, luce gentile, conducimi nel buio che mi stringe, la notte è scura. Aiutami a vedere la parte di bene in ogni situazione. Tu guida i miei passi, non chiedo di vedere assai lontano, mi basta un passo, solo il primo passo, conducimi avanti, luce gentile.

Ora Anche noi chiediamo la forza del piccolo passo per alzare lo sguardo, per continuare a camminare per ricevere il dono della sapienza del Cristo Risorto. È la Sapienza sul senso della vita:

«Il giusto, anche se muore prematuramente, / si troverà in un luogo di riposo. / Vecchiaia veneranda non è quella longeva, / né si misura con il numero degli anni; / ma canizie per gli uomini è la saggezza».

Di fronte alla morte perde d’interesse ogni motivo di orgoglio umano e risalta invece ciò che vale sul serio. Tutto finisce, tutti in questo mondo siamo di passaggio. Solo Dio ha la vita in sé, è la vita. La nostra è una vita partecipata, 

Dio è la vera sapienza che non invecchia, è la pienezza autentica che non marcisce, è la felicità a cui aspira in profondità il cuore di ogni uomo. 

Dopo un passaggio di tormento in questa vita, attraverso il Cuore misericordioso di Cristo, sono entrati “in un luogo di riposo” (Sap 4,7). E ora ci è caro pensarli in compagnia dei santi, sollevati dalle fatiche di questa vita. Preghiamo perché sullo strazio della separazione prevalga il desiderio di poterci unire un giorno a così felice compagnia.

Accettare non significa cadere nell’arrendevolezza di chi non ha un orizzonte, nello smarrimento del dolore. Accettare esige chiedere con quel soffio di voce e con la debole forza che rimane di guardare la vita con lo sguardo di Dio.

Con lo sguardo di Gesù che ha redento la finitezza, la provvisorietà delle situazioni umane. La vita eterna non comincia solo dopo la morte. In realtà, la vita vera, la vita eterna inizia già in questo mondo, segnata dalla precarietà delle vicende della storia; la vita eterna inizia nella misura in cui noi ci apriamo al mistero di Dio e lo accogliamo in mezzo a noi.

Simone, Claudio, Franco Adriano, Laura,

hanno intuito che dedicare la vita per il servizio è anticipazione del paradiso, hanno intuito che l’amore per l’umanità in certi contesti richiede dedizione per addestrarsi ad operare con vigilanza, prontezza e competenza a beneficio della pace, della custodia tra popoli, dell’intervento sanitario in possibili situazioni di criticità e nelle emergenze.

Questi nostri fratelli hanno messo a disposizione i loro talenti e le loro competenze. Questo impulso interiore, questo spirito, questo orientamento che ne siamo consapevoli o meno nasce dallo spirito di Dio. È Dio stesso che apre a spendere la vita nell’amore. Ora lo stesso Spirito del Risorto dona ad essi quanto promesso: la Vita eterna, la risurrezione.

Cristo Risorto è l’Amore che dona la vita. Cristo ci insegna che la vera beatitudine consiste nell’immettere nel mondo, nelle nostre situazioni concrete il suo Amore. La fede che Lui è con noi ci libera dall’oscurità della paura e l'Amore del Risorto vince tutto, trasforma in grazia ciò che per le sole nostre forze sarebbe impossibile. La fede che chiediamo è di sostenerci nel vedere il "Dio con noi" in ogni situazione.

In queste operazioni di cura per l’umanità senza barriere culturali, di fede e di confini percepisco realizzarsi l’invito espresso da Papa Leone XIV: «Preghiamo per la pace e lasciamo che i bisogni e le sofferenze del prossimo ci spezzino il cuore».  Nello spirito di servizio di queste vite spezzate siamo invitati a guardare i «seminatori di germogli di pace» mediante la promozione degli aiuti umanitari; spinti dal desiderio di promuovere soluzioni per i più fragili e per tenere viva la speranza nelle popolazioni esposte al rischio delle aggressioni. Sognatori concreti ed operativi di un servizio improntato al multilateralismo per promuovere una giustizia più perfetta tra gli uomini e il progresso solidale della convivenza civile.

Ora li consegniamo a te o Padre, con la certezza che «di essi è il Regno dei cieli».